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IL TEOLOGO VITO MANCUSO AL SAN CARLO

Francesco come Giovanni XXIII

«Dal nuovo Papa importanti segnali di apertura verso il Vaticano II»

Un Papa che promette veramente di essere rivoluzionario, resta da vedere se riuscirà a mantenere le premesse di questi giorni. Queste le prime impressioni del teologo Vito Mancuso che venerdì a Modena ha tenuto il quarto incontro del ciclo dedicato alla scienza, organizzato dalla Fondazione del Collegio S. Carlo. Il professor Mancuso ha affrontato il tema “La questione dell’umanesimo. Le scienze dello spirito e la conoscenza della natura”. Docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università di Padova, con il suo pensiero, improntato a una teologia laica, che crede nella libertà di coscienza, nell'importanza di una ricerca di armonia tra intelletto, volontà e sentimento, è una voce originale e influente nel panorama teologico contemporaneo, anche se le sue idee hanno talvolta provocato una presa di distanza da parte di alcune parti del mondo cattolico.

Professor Mancuso, Papa Francesco ha acceso fin dai primi istanti molte speranze sul futuro della Chiesa che vanno nella direzione dei principi espressi dal Concilio Vaticano II. Quale è il suo parere?

«Certamente quel primo discorso improvvisato al balcone ha colpito tutti. E da quel discorso e dal nome che ha scelto ci sono degli indubbi segni positivi. Poi si tratterà di vedere le azioni di governo. Le novità sono che sia sudamericano, quindi si porta dietro l'attenzione a tutte le questioni della giustizia e dell'oppressione sociale. Poi queste due cose straordinarie, il nome che ha scelto e il fatto che quando si è presentato al mondo non si è mai qualificato come Papa ma abbia sempre parlato di se stesso, e anche del suo predecessore come "Vescovo di Roma". Questo è un grande segnale d apertura verso le riforme del Vaticano II in ordine alla collegialità, con un governo non più monarchico ma un governo aperto e condiviso. Inoltre la cosa più importante è stato il riferimento alla preghiera, e l'inchino che ha chiesto, bè, non si erano mai viste queste cose».

La Chiesa respira un'aria nuova?

«Ora sembra che si respiri lo stesso clima di novità e freschezza che portò Papa Giovanni XXIII. Non è una cosa secondaria se queste speranze di rinnovamento si realizzino o meno, è una questione di vita o di morte per la Chiesa di oggi».

Lei ha sottolineato l'importanza dell'essersi presentato come Vescovo e non come Papa, questo fa sempre riferimento alle novità introdotte da Giovanni XXIII?

«Sicuramente c'è il riferimento al Vaticano II, ma anche al Nuovo Testamento e ai primi secoli della Chiesa, perchè nei primi secoli della Chiesa essere Vescovi significava essere a contatto con il popolo in una maniera strettissima, addirittura il popolo in molte occasioni eleggeva per acclamazione il Vescovo. In questo discorso improvvisato che ha fatto ha sottolineato continuamente due parole, vescovo e popolo».

C'è chi ha detto che i Cardinali elettori eleggono sempre il Papa giusto in relazione al momento storico.

«Non è assolutamente

vero, C'è un detto che dice: "alcuni Papi Dio li sceglie, alcuni li sopporta e alcuni li infligge. Ora non voglio entrare nel merito del pontificato di Benedetto XVI, ma certamente non si può dire che sia stato un pontificato giusto al momento giusto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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