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Zoldi, difensore dei diritti umani

La storia del socialista di Novi segretario della Lidu che si spese per dare un’istruzione agli immigrati

Canzio Zoldi, il socialista difensore dei diritti dell'uomo, è rientrato a pieno titolo nel Dizionario dell’Antifascismo modenese, cui la Gazzetta dedicherà particolare attenzione per riportare le storie più interessanti di opposizione al regime di Mussolini. Della storia di Zoldi si è occupato Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto Storico, ente che ha curato il Dizionario. Originario di Novi, a 19 anni nel 1905 si trasferì a Chambéry, in Francia, facendosi notare nei circoli sindacalisti. Dopo la rotta di Caporetto si arruolò volontario nell'esercito italiano. Ritornato a Chambéry nel 1919, venne tenuto sotto controllo dalla polizia francese come attivo sovversivo e, il 17 maggio 1920, arrestato ed espulso per avere organizzato degli scioperi. Tornato a Novi vi rimase per poco, trasferendosi a Torino, anche per essere più vicino alla famiglia rimasta in Francia. Nell'ottobre 1921 ritornò a Chambéry, dove aprì una sartoria. Socialista, nel 1928 fu attivo nella sezione della Lega italiana per i diritti dell'uomo a Chambéry e nella Concentrazione antifascista. Nel gennaio 1929 venne nominato responsabile della sezione della Lidu di Chambéry. Nel 1930 promosse una scuola serale per emigrati, intitolata a Giacomo Matteotti, con 120 lavoratori iscritti. Nel 1932 diventò presidente della Federazione delle Alpi della Lidu, entrò a far parte del Consiglio centrale dell'associazione, e organizzò proprio a Chambéry il suo congresso nazionale. In questo periodo venne coinvolto in una vicenda squallida: un esponente della Lidu espulso perché aveva un passato fascista orchestrò una campagna di diffamazione contro di lui, diffondendo una fotografia dove una persona a lui somigliante appariva in compagnia di esponenti fascisti. Zoldi presentò querela per diffamazione e questo personaggio fu condannato. Su richiesta del denunciante, la condanna si limitò a un franco di multa, dal momento che da parte di Zoldi non c'era desiderio di vendetta, ma solo la volontà di ristabilire la propria onorabilità. Ripresa la sua attività politica, si occupò del Comitato di soccorso pro vittime politiche, mentre come presidente della Federazione (carica che ricoprì fino al 1943) si attivò per costituire nuove sezioni della Lidu in Savoia. Nel 1935 fu impegnato contro la guerra di Etiopia e partecipò alla costituzione in città del circolo di studi sociali. Nel settembre 1936 raccolse aiuti per la Spagna repubblicana. Nel dicembre 1937 la polizia annotava che «è considerato il maggior esponente del fuoriuscitismo locale. Svolge attivissima propaganda contro l'Italia e il Regime e si adopera, in ogni modo, a favore del fronte popolare spagnolo». Con la dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia venne arrestato dalla polizia francese e internato. Arrestato di nuovo nel febbraio 1943 dalle truppe d'occupazione italiane, fu portato al campo di concentramento a Nizza Monferrato. Trasferito a Modena, venne condannato al confino e nel luglio 1943 tradotto a San Mauro Forte (Matera). Solo il 20 agosto 1943 riuscì a rientrare a Novi. Chiese inutilmente di rientrare in Francia per raggiungere

la famiglia ma venne arrestato nel maggio 1944, portato in carcere a Modena e poi trasferito nel campo di Fossoli, senza alcuna accusa. Liberato in luglio, venne arrestato e fucilato sul sagrato della chiesa di Rovereto, in quella che viene ricordata come la strage degli intellettuali.

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