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Duomo di Modena. I leoni diventano rossi: il ministero studia il caso - VIDEO - FOTO

Il fenomeno si accentua in caso di pioggia. Sono tante le ipotesi, tra cui i batteri La tesi dell’Istituto centrale del restauro: «Sono le giunture in ferro sulle statue»

Il ministero per i Beni e le attività culturali, attraverso gli uffici della Soprintendenza e dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma (Iscr), si sta occupando della coloritura rosso-vermiglio che nei giorni scorsi ha "acceso" le preziose pietre della facciata del Duomo, leoni stilofori e alcune delle formelle di contorno del portale centrale.

Chi ha effettuato il restauro ieri ha naturalmente preso in esame la questione per rassicurare tutti sul monumento simbolo della città e dei credenti modenesi. I funzionari dell'amministrazione dei beni culturali spiegano: «Le alterazioni visibili erano presenti anche prima dell'attuale restauro e sono dovute a un fenomeno di corrosione degli elementi metallici presenti all'interno e all'esterno delle sculture. Questo fenomeno, non reversibile, ha compromesso la cromia originale della pietra che ha assorbito gli ossidi lasciati dal ferro. I sistemi di rimozione sono estremamente complessi, invadenti e quasi mai sufficientemente efficienti. In condizioni di innalzamento dei valori termoigrometrici le macchie risultano più percepibili, soprattutto in una scultura restaurata da cui sono stati eliminati altri tipi di depositi estranei variamente colorati. Si tratta di inquinanti carboniosi e patine biologiche».

Un giro d'orizzonte tra alcuni esperti di pietre non è così sollecito nel chiudere il “caso” e, anche se nessuno si espone direttamente prima di avere visto le foto scattate, emergono anche altre considerazioni sul tema. Opinioni meno rassicuranti che si spera, e speriamo non vero perché nel caso si dovrebbe tirare il ballo la qualità del lavoro appena effettuato, è l'ipotesi appunto fornita dagli esperti. Questi non sono così sicuri si tratti solo di una reazione causata dalla pioggia: «Vero è che la pioggia e l'umidità - questo il nucleo del loro pensiero - possono favorire l'uscita di residui ferrosi. Prima però non era così evidente e ci si chiede se ci sono giunture ferrose anche nelle formelle. Forse viene da pensare che particolari condizioni climatiche possano avere generato una qualche forma di proliferazione batterica. Forse è più facile si tratti di una reazione batterica più che inorganica, e vista l'importanza del monumento andrebbe fatta una analisi approfondita».

Intanto il problema, se di problema ben inteso si tratta, rimane anche se logica vorrebbe che si facessero controlli approfonditi pure solo per dire che l'allarme è stato eccessivo e tutto rientra. Ma nel caso occorrerebbe capire se dovremo rassegnarci in futuro ad avere con l'arrivo della brutta stagione questo evento sulle pietre della cattedrale geminiana. L'approfondito lavoro di restauro - affidato da Soprintendenza e Capitolo Metropolitano alla ditta Candini Arte di Castelfranco - è costato non poco. Oltre un milione e 200mila euro per la facciata principale e il lato su via Lanfranco, cifra quasi per intero assicurata dalla Fondazione Crmo. Ieri l'arciprete del Duomo don Giacomo Morandi era fuori sede, ma subito si è informato sulla questione: «Oggi chiederò ulteriori dettagli perché è meglio essere rassicurati una volta in più. Meglio è anche presentare una situazione e che poi magari ha una spiegazione, anche se io sono stato nominato in questo ruolo da poco tempo e non ho una memoria storica sull'argomento. Mi hanno però spiegato che soprattutto uno dei leoni avrebbe al suo interno molte giunture

in ferro che mantenere compatta la pietra. Oggi però vado in Duomo a controllare una volta di più». Indirettamente una cartina di tornasole per capire se si tratta di un problema e quale importanza potrebbe fornirla la vicina Preda Ringadora. Proprio ieri il Comune ha deciso di restaurarla.

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