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Il Ratto d’Europa/Storchi, replica “Il Ratto” «Muoversi per meglio unirsi» - VIDEO/1 - VIDEO/2

Il maestro Antonio Giacometti dell’istituto di studi musicali Vecchi Tonelli racconta l’esperienza nello spettacolo degli allievi compositori e strumentisti LABORATORI D'EUROPA - PILLOLE DI SAGGEZZA EUROPEA - GIOVANI ARTISTI - NOTIZIE - LA POSTA DEL RATTO - #InstaEuropa - #InstaEuropa/2 - #InstaEuropa/3   - LE INCHIESTE DEL RATTO -

EUROPA NEL CASSETTO - CARTOLINE DALL'EUROPA

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MODENA. Partecipando con i nostri allievi compositori e strumentisti all'allestimento del “Ratto d'Europa” e respirando l'aria salubre che s'irradia in teatro dall'incontro osmotico fra una storia d'Europa drammatizzata e i frammenti di una storia d'Europa sonorizzata, sorge spontanea una domanda in chi si occupa di formazione e educazione musicale: può esistere un'unità musicale europea o, meglio, quale contributo può dare la musica alla costruzione di un'unità culturale europea, oggi, che questa unità viene richiesta a gran voce come legittimazione ideale di un'unità economica altrimenti ritenuta forzosa e coercitiva? La domanda può sembrare un po' retorica, ma la risposta positiva più probabile è scontata, e anche un po' falsa: la musica è un “linguaggio universale”, quindi tende ad unire. In realtà, l'unità musicale europea, sempre ammesso che ce ne sia stata (o ce ne sia) una, è il frutto plurisecolare di influenze e di contaminazioni reciproche, fra nord e sud, fra est e ovest, di cui v'è traccia non solo nelle composizioni, come prodotti intellettuali ed estetici, ma anche nelle modalità di produzione degli spettacoli, nei modelli e negli stili d'insegnamento, nella percezione di che cosa rappresenti la musica nella vita delle genti europee, di quale possa e debba essere la sua funzione sociale. Motore di questo confronto, fin dagli albori di quella che siamo usi chiamare “Storia europea”, è stato lo spostamento. Dal pellegrinaggio di devozione al mito romantico del “wanderer”, dai trasferimenti coatti di eserciti in guerra e di migranti affamati al turismo incoraggiato dalla conveniente rapidità del viaggio aereo low cost, per non parlare dei programmi d'interscambio studentesco, l'Europa ha sempre rappresentato il terreno propizio per lo scambio fra culture, le interferenze reciproche fra diversi modelli di pensiero. E la musica, arte astratta il cui senso risiede nel gioco combinatorio ed elaborativo dei segni, ha spesso costituito il luogo immaginario di queste interferenze e di questi scambi: la melodia popolare norvegese organizzata in uno schema formale mitteleuropeo, la ninna nanna della contadina russa deformata con tecniche da cubismo parigino, “pronunce” musicali distanti unificate dall'esigenza di una nuova e più complessa comunicazione. Muoversi, continuamente, con il corpo e con la mente, perché al confronto con realtà diverse gli insegnanti possano trarre una percezione del sé più relativa e aperta alle innovazioni didattiche. Muoversi continuamente, per superare le “scuole” chiuse e scoprire che le distanze e le differenze sono molto più corte e colmabili di quanto non si possa credere. Muoversi, per trasformare i luoghi immaginari in luoghi reali di un'unità culturale europea rispettosa delle identità, ma ricca della fantasia necessaria per rimetterle in gioco in modo divergente. Ecco, a questo processo di unificazione creativa delle diversità, anche, e forse soprattutto,

le scuole musicali possono dare il loro importante contributo, a patto che le si metta in condizione di poterlo fare.

* docente di Composizione

dell'Istituto Superiore Studi

Musicali Vecchi-Tonelli

di Modena e Carpi.

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