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Alperoli: un teatro al centro della scena sociale

L’assessore alla Cultura sottolinea l’importanza di un’iniziativa che ha risvegliato vitalità e interessi

MODENA. Il Ratto d'Europa è giunto al suo passo finale, dopo otto mesi di lavori e riflessioni attorno all'dea di Europa che hanno coinvolto oltre settanta partners. Ne parla Roberto Alperoli, assessore alla Cultura del Comune.

«Penso che la città debba essere grata al Ratto e a un progetto di questo tipo, perché ha davvero fornito e sta fornendo un contributo di riflessione importante su di noi, sulla comunità. È un progetto che ha messo in campo una grande carica innovativa e non si esaurirà in fretta. Bisogna anche dare il merito a Ert, a Claudio Longhi e alla compagnia, per l'ambizione culturale e civile che ha avuto questo percorso, prima ancora della messa in scena».

Assessore, perché dice che non si esaurirà in fretta?

«Questa è un'esperienza che ha un valore di sintesi e nello stesso tempo un valore generativo. È un progetto che rimette in discussione il modo di fare teatro, portandone a sintesi le varie forme per individuare una nuova strada. Il valore generativo è invece dato dalla capacità di stimolare delle riflessioni. Sul Teatro Massimo di Palermo, ho letto due scritte che mi sembrano particolarmente centrate per questo progetto: “L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita” e “Vano delle scene il diletto, ove non miri a preparar l'avvenire”. Ecco, questo è un progetto che in qualche modo segna e prepara il tempo futuro, e rivela la vita, perché ha rivelato una vitalità, un'immaginazione e un interesse diffuso in città, che aveva bisogno di essere risvegliato».

Il teatro diventa dunque un elemento strategico?

«Questa città, come la regione, è fortemente seminata, e coltivata, da questa dimensione teatrale. Spesso si tende a sottovalutarlo o a darlo per scontato. Con questo progetto credo che emerga il ruolo che il teatro può avere nel fare comunità. Non una comunità del teatro, ma una comunità a partire dal teatro. Rispondendo ai bisogni diffusi di socialità, di vicinanza, di relazione e di dialogo. Siamo animali sociali, ed è a partire da questi bisogni che si costruiscono le comunità. Una necessità che si è espressa, in altri momenti, nella politica. Ora che la politica è immersa in una dimensione “opaca”, in cui le elitès hanno perduto molta credibilità, il teatro si è, con questo progetto in particolare, collocato al centro della scena sociale, facendo emergere grande vitalità».

Centrale è poi il tema sull'Europa…

«In questo periodo si parla di Europa prevalentemente in termini economici. Con il “Ratto” si è parlato dell'Europa in termini culturali, in termini di creatività,

in termini di opportunità. È importante comunicare ai ragazzi il fatto che l'Europa può essere una grande opportunità felice, una “culla” di storia e di futuro. Questo è un progetto che non dovrà interrompersi qui, anche per questo motivo, perché il tema che ha messo in campo è centrale».

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