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I giovani imprenditori vestono i panni dell’autore

Motivazioni e genesi de “L’Eclisse” un nuovo tassello nel progetto culturale che il gruppo, aderente a Confindustria, sta portando avanti da tempo

L'intreccio fra le arti figurative e l'industria manifatturiera ha alle proprie spalle una storia lunga e ricca di episodi di rilievo. Circoscrivendo il discorso al teatro, si possono individuare gli esordi pionieristici nel filone realistico post-risorgimentale, impregnato di ideali positivistici, i cui confini con il cosiddetto dramma borghese sono spesso assai sfumati.

Nel corso del secolo successivo tale tematica artistica, che conobbe con “Madre Coraggio e i suoi figli” forse l'esempio più celebre dalla penna geniale di Bertold Brecht, diede origine ad un genere vero e proprio, definito teatro civile o teatro di narrazione.

Tale modalità prevede il racconto di tematiche di stretta attualità o quantomeno di storia-contemporanea da parte di autori-attori senza giungere ad una vera e propria rappresentazione scenica.

Fra i titoli che hanno riscosso maggiormente successo di critica e di pubblico ai giorni d'oggi, sono unanimemente annoverati “Vajont”, emblematica tragedia causata da uno sfruttamento insensato del territorio, e “Olivetti”, dedicato ad uno più illuminati imprenditori della storia del nostro Paese, soggetto-oggetto che ha ispirato anche sperimentazioni neo-dadaiste poco note al grande pubblico come “In memoriam to Adriano Olivetti”.

Di fronte a questa seppur sintetica ed incompleta rassegna storica, la breve pièce composta dai Giovani Imprenditori di Confindustria Modena non può e non vuole nutrire velleità artistiche.

Tuttavia pare ragionevole individuare alcuni elementi di novità all'interno del progetto di collaborazione istituito con Il Ratto d'Europa.

In primo luogo il fatto che gli autori non solo non sono professionisti, ma sono anche alla loro prima esperienza di scrittura teatrale.

A ciò si aggiunge la tematica prescelta, ovvero il sentimento che un giovane industriale del XXI secolo nutre verso l'Europa, concepita non come un instant flash meramente economico-finanziario, ma come una più complessa realtà organica costruitasi sulla sedimentazione storico-politico-sociale dei decenni del secondo dopoguerra.

L'aver rinunciato ad una sorta di filtro nella filiera autori-tema-attori ha indotto ad optare per il genere grottesco, genere che permette di mantenere un realismo di sottofondo, pur mettendo in scena situazioni e personaggi stravaganti intorno ad un soggetto di estrema serietà.

Si è così immaginato di costruire un club di imprenditori anonimi, all'interno del quale si alternano figure di industriali esageratamente tipizzate, al limite della farsa, afflitte dalle più assurde patologie, riconducibili ai grandi mali che soffocano l'industria manifatturiera italiana, seconda per importanza solamente a quella tedesca.

Le posizioni espresse possono essere condivisibili o meno, ma per propria natura rimangono del tutto rispettabili. Tanto più che gli autori non hanno voluto formulare ricette miracolose, per rimanere in metafora, ma rimandano al personaggio del coach, vero deus ex machina metateatrale il messaggio conclusivo di cauto ottimismo, emerso nel corso dei laboratori di scrittura, che hanno avuto quasi una funzione introspettiva.

Icastico, e forse un po' sfacciato, il ricorso del titolo alla citazione del lungometraggio del Maestro Antonioni del 1962, chiusura della trilogia dell'incomunicabilità: la speranza, o per meglio dire la consapevole certezza che il cono d'ombra della crisi sia entrato nella sua fase calante. “L'eclisse” costituisce un nuovo tassello nel progetto culturale che il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Modena, grazie al programma che la presidente Elena Salda sta portando avanti con risultati del tutto positivi. «Il mio programma di presidenza - dice Salda - si basa sui principi che noi giovani imprenditori modenesi dobbiamo avere: IL CORAGGIO DI LASCIARE certi atteggiamenti di accondiscendenza e di qualunquismo che purtroppo caratterizzano i nostri giorni e parallelamente LA VOLONTÀ DI RECUPERARE valori positivi. La volontà è quella di dare attuazione concreta a questi principi attraverso vari filoni di attività tra cui “la cultura per noi”. Questo prevede di realizzare iniziative di formazione finalizzate alla nostra crescita personale e di gruppo, oltre che creare nuove opportunità di acculturamento

che ci permettano di avvinarci al mondo dell'arte e della cultura. All'interno di questo contesto si inserisce perfettamente il progetto del Ratto d'Europa».

Francesco Apparuti, Vittorio Cavani, Luca Panini

Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Modena

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