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Tra hospitali e abbazie l’Europa prima dell’Europa

Ogni “centrale” monastica aveva stretti legami con chiese anche molto distanti e i punti di contatto spirituali diedero presto il via a scambi in tutti gli ambiti

Un tempo erano gli ospizi, gli Hospitali (da qui il nome ospedale per le nostre strutture di ricovero e cura) i luoghi dove si riposavano, e spesso si curavano, i pellegrini. Punteggiavano le vie d'Europa, i percorsi verso i luoghi santi, Roma, Santiago e le altre vie dove le testimonianze della fede passata portavano gli uomini alla ricerca. Il cammino forse curava l'anima, ma negli ospitali si curava il corpo.

Poi c'erano le abbazie, con le loro farmacie, gli studi sulle erbe medicamentose e gli erbari copiati che giravano di biblioteca in biblioteca insieme alle ricette per ricavare dai semplici i medicamenti necessari.

Accoglienza dei pellegrini e cura degli infermi sono tra i gesti richiesti ai cristiani per mantenere la coerenza tra fede professata e vita vissuta. Quelle opere rappresentate in ogni “giudizio universale”, che nascono dalla famosa pagina del vangelo secondo Matteo al capitolo 25: avevo fame, avevo sete, ero nudo, malato, carcerato o forestiero e voi avete fatto qualcosa per rimediare al mio bisogno. “Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.

La carità fondata sull'accoglienza della fragilità: questo è codificato anche nelle “sette opere di misericordia corporale” che si mandavano a memoria al catechismo e hanno dato vita a numerose rappresentazioni pittoriche, da Caravaggio a Canova, senza dimenticare gli affreschi dei giudizi universali, per arrivare all'iconografia devozionale ed ai libri per ragazzi.

Non erano solo le vie della ricerca spirituale e della carità che stringevano legami tra le diverse culture d'Europa: abbazie e monasteri punteggiavano il territorio e la diffusione del monachesimo permise, in un'epoca difficile, la conservazione della cultura, anche quella classica, quando ancora le città dovevano prendere forma.

Ogni “centrale” monastica aveva stretti legami con chiese anche molto distanti; in occasione dei centenari legati all'Abbazia di Nonantola, celebrati tra il 2003 ed il 2005, furono oggetto di studio i legami tra Nonantola e le altre abbazie benedettine europee, centri spirituali ed insieme culturali. L'analisi di queste relazioni era il filo conduttore delle celebrazioni, come a dire che, prima di una unità politica e normativa, esisteva una cultura condivisa, attraverso la rete della fede, in molti paesi dalle tradizioni più diverse.

Le fratellanze di preghiera erano un'altra particolare forma di “patto spirituale” tra abbazie, e pregare era una delle opere di misericordia spirituale, che insieme a quelle corporali costituivano (e costituiscono ancora oggi, anche se non tutti le imparano a memoria) una sorta di “vademecum” del cristiano per destreggiarsi nel quotidiano. Da Reichenau fino al bacino della Senna, ad occidente, o a Salisburgo, ad Oriente, per scendere a sud fino a Nonantola, il legame spirituale diede ben presto vita a scambi, testimoniati dalle fonti,

in campo culturale, linguistico, liturgico, musicale, agronomico, artistico ed economico: l'Europa prima dell'Europa.

* addetta stampa

Arcidiocesi

di Modena-Nonantola

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