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Modena, ecco il “regno” nascosto delle suore Domenicane FOTO/1 - FOTO/2 - VIDEO

Le ultime religiose hanno lasciato Modena: in visita nell’antico convento Un complesso grande come tre campi da calcio, con due chiese e molte sorprese collocato tra via Sgarzeria e Corso Cavour

Si resta stupefatti, a dir poco. Le proprietà dell'ordine delle suore domenicane in città sono un intero quartiere in pieno centro storico, un isolato di oltre 17mila metri quadrati – qualcosa come tre campi da calcio – dove le religiose hanno dimorato sino al gennaio 2011. Ma storicamente gli spazi dell'ordine, che non dipende dal vescovo di Modena, ma direttamente dal Papa attraverso una suora "generale", erano molto più ampi.

Il complesso monacale delle Domenicane andava dalle parallele via Belle Arti e via Cavour ed era compreso tra via Sgarzeria e via Ganaceto. In questo modo ai tre campi da calcio che ne rappresentano l'ampiezza odierna ne vanno aggiunti forse altrettanti per avere una idea delle dimensioni del convento che dai primi del Seicento venne eretto dai nobili Molza per le "zitelle con poca dote".

Ma è entrando in saloni che sono sempre rimasti privati che si resta senza fiato. Questa visita della Gazzetta, tenuto anche conto che qui c'era la clausura sino agli anni Sessanta inoltrati, rappresenta una esclusiva: è la prima volta che le suore permettono di fotografare e rendere pubblici i loro ambienti. Ex per la verità, visto che le ultime tre sorelle se ne sono andate nel gennaio 2011.

Il viaggio in esclusiva, che porterà i lettori all'interno delle due chiese esterna ed interna per le suore, l'antica sagrestia, l'area dei quattro cortili e chiosti interni, le storiche lavanderia e cucina, parte dall'angolo tra via Belle Arti e via Sgarzeria. Una parte dell'antica chiesa mai vista per quanto riguarda il coro ligneo di fine '700 e praticamente inaccessibile al pubblico da circa dodici anni per quanto riguarda la parte che dà su Belle Arti.

LA CHIESA. È dedicata alla Beata Vergine del Rosario e a Santa Caterina e risale al 1607 all'epoca in cui il nobile Nicolò Molza fece aprire un luogo che accogliere le giovani che non erano in grado di pagarsi la dote che si richiedeva di norma alle novizie. Sull'altare maggiore si vedono ancora le grate da cui le suore di clausura, nel 1628 ben 77, si affacciavano per assistere alla messa. Le opere d'arte sotto la volta affrescata da Francesco Stringa sono tantissime. C'è un organo del XVIII secolo di Domenico Traeri e numerosi dipinti di Adeodato Malatesta, Antonio Consetti, Ercole Saetti, Luigi Manzini. «Sull'altare maggiore – spiega l'architetto Paolo Sorzia, la nostra guida insieme all'avvocato Antonio Pagano e ai due custodi – c'era l'Assunzione della Vergine di Ludovico Carracci restaurata dalla Soprintendenza" oggi all'Estense e sostituita da una tela di Consetti». E se possibile la chiesa interna è ancora più monumentale: una grande aula con soffitto a cassettoni integro e un coro ligneo con decine di scranni. Una larga pala d'altare è decorata con la Sacra famiglia, mentre sul lato opposto è ancora integra una notevole porta dipinta del seicento e sempre qui c'è anche la statua di suor Rosa Poletti, prima direttrice delle Terziarie dopo che nel 1816 Francesco IV le riammise a seguito della "pausa" napoleonica.

LA PORTA. Raffigura in sei riquadri le storie della Vergine e ha una storia notevole e documentata: è in questa sede dal secondo '800 e proviene dal monastero delle Clarisse di Carpi. La porta dipinta venne commissionata da Eleonora d'Este, figlia del duca Cesare, al pittore Ercole Setti per la sala del Capitolo delle Clarisse. Dietro è presente una sala con tre targhe in marmo che permettono di datare il convento a primi degli anni '40 del Seicento. Qui c'era una statua in gesso di San Domenico che la soprintendenza ha autorizzato a trasferire a Torino dove l'ordine delle Domenicane ha la sua tesa. La sagrestia. A pochi passi è ancora presente anche il locale sagrestia dove si vedono ancora numerosi dipinti e soprattutto un bellissimo pagliotto d'altare, del secondo '600 e raffigurante San Domenico, che dovrà essere salvaguardato come ha ricchiesto il soprintendente Stefano Casciu che ha visitato il luogo.

I CORTILI. È un'altra parte impressionante, soprattutto perché completamente isolata dall'esterno e inaccessibile. Sono quattro in tutto gli spazi verdi presenti nell'ex monastero: un cortile grande od orto delle suore con frutteto, due altri più piccoli e un bellissimo chiostro in parte coperto. «Sulle volte di quest'ultimo spazio – spiega l'avvocato Pagano – c'è il punto di maggiore evidenza dei danni del terremoto: una volta presenta crepe notevoli. Non mi pare ci siano pericoli, certo meglio non transitarvi sotto». La lavanderia e le cucine. E siamo in spazi altrettanto monumentali, nelle stanze che rappresentavano il cuore della quotidianità delle suore. Luoghi senz'altro stupefacenti che oggi però sono quasi depositi. La lavanderia – basta ascoltare in silenzio il rigoglio dell'acqua – è collegata a una antica fonte sorgiva e presenza due grandi vasconi oltre a una caldaia a fuoco per scaldare. L'adiacente cucina è dotata di un'area fuochi molto ampia mentre sotto il monumentale camino si sta comodamente in piedi.

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www.gazzettadimodena.it


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