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Calcioscommesse, Marasco assolto

L’ex giocatore del Modena innocente per la partita con la Sampdoria nel 2004: «Ora chiederò conto a chi mi ha calunniato»

«È finito un incubo. Mi hanno rovinato per anni e adesso chi mi ridarà dignità, orgoglio e giustizia che quei mesi, agli occhi degli altri, hanno cancellato? Adesso giocherò io all’attacco contro chi mi ha diffamato, ma non sarà la stessa cosa».

La voce dall’altra parte della cornetta è di Antonio Marasco, in una calda giornata di sole a Torre Annunziata, insieme alla moglie Lina, che gli ha dato tre figli, Gennaro (16 anni, che gioca nelle giovanili del Sorrento), Liana (14 anni) e Salvatore (9 anni), il più piccolo, nato pochi giorni prima della condanna della giustizia sportiva.

Antonio Marasco vive da ex calciatore. Nel frattempo, scontata la squalifica sportiva, ha vinto due campionati di Interregionale con Scafati e Savoia. Ora, appese le scarpette al chiodo, si dedica anima e corpo alla sua scuola di calcio, la MaraOtto. Era sul campo anche quando venerdì sera ha appreso dal suo avvocato dell’assoluzione che mette la parola fine anche al processo penale: il pm aveva chiesto la prescrizione dei reati, ma i giudici hanno deciso l'assoluzione «perché il fatto non sussiste» (in base al secondo comma dell'art. 530, che sostituì la vecchia formula dell'insufficienza di prove).

Soddisfatto?

«È successo quello che mi aspettavo. Ma uscirne pulito soltanto ora mi fa comunque rabbia. Adesso spero di potermi togliere qualche soddisfazione».

In che senso?

«Continuerò a difendermi. Ed ora che anche la giustizia mi ha dato ragione chiederò conto a tutti quelli che mi hanno calunniato e mi hanno rovinato la vita».

A chi si riferisce?

«A tutti quelli che per tornaconto personale hanno tradito la fiducia del Marasco giocatore e uomo. Penso ad alcuni miei ex compagni di squadra. Non alla società, che non mi ha mai difeso ma non ha nemmeno infierito».

Tra i suoi ex compagni di squadra ci sono anche giocatori che con le ultime inchieste sul calcioscommesse sono finiti addirittura in carcere.

«Non conosco i fatti, non mi permetto di giudicare. Io dico solo che a mio carico non avevo nulla, nessuna telefonata intercettata, nessuna frase, nessun contenuto compromettente. E ci sono voluti dieci anni per il pronunciamento del tribunale. Ero colpevole solo per aver telefonato al mio ex compagno Bettarini».

Ora come si ricomincia?

«Continuando a fare con dignità quello che mi piace: il calcio. Con la mia società di giovani sto cercando di togliermi diverse soddisfazioni. Per fortuna c’è chi ha fiducia in me e non ha mai smesso di credere nel mio lavoro onesto, proprio come fu quell’anno in serie A, quando a 29 anni potevo ancora dare tanto e invece qualcuno ha deciso che io dovessi smettere».

Tra qualche anno sarà ancora dirigente o cambierà vita?

«Spero allenatore. Ho il patentino

di seconda, e allenare è il mio prossimo obiettivo».

È mai più tornato a Modena dopo le note vicende?

«No, e la cosa che più mi ha fatto male è che io a Modena stavo per comprare casa e per viverci per il resto della vita».

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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