Quotidiani locali

Capitano d’azienda in rosa. Su di lei un documentario

Nonantola. Graziella Alboresi ha rilanciato la fonderia “ereditata” dal marito. La sua storia raccontata in “A mo(n)do nostro” della regista Wilma Massucco

NONANTOLA. Wilma sta dietro la macchina da presa ma non solo; partecipa, si emoziona, intreccia storie e stana sentimenti. Graziella si racconta; una storia, la sua, di quelle che commuovono e aprono il cuore, la storia di una donna composta e discreta ma con la forza di un leone. Così è nato “A mo(n)do nostro”, un documentario che racconta i tanti modi che le donne hanno di amare i loro uomini e che è già sbarcato allo Skyline Film Fest americano, allo Sciacca Film Festival e che approderà il prossimo 5 ottobre al Mumbay Women’s International Film Festival di Bombay. Wilma Massucco, modenese d’adozione, è la regista; Graziella Alboresi, imprenditrice di Nonantola, una delle cinque protagoniste, tre sono italiane e due indiane. Dalla storia di Graziella è nato anche un cortometraggio, “Una fonderia da sogno”, che sarà proiettato venerdì a Modena. E che storia. Rimasta vedova dieci anni fa, ha preso le redini della fonderia del marito, Albano Tosatti, arrivando, «dopo tanti sacrifici e ostacoli superati, a raddoppiare i dipendenti e quintuplicare il fatturato» spiega. «È stato il mio modo di dimostrargli l’amore che provavo per lui - spiega Graziella - sì, l’ho fatto per amore e un po’ per sfida, per non lasciare agli sciacalli quello che Albano aveva realizzato». E non solo ce l’ha fatta, ma ce l’ha fatta alla grande, «vincendo i pregiudizi di un mondo maschile - aggiunge Wilma - arrivando a guadagnare la fiducia di tutti perchè ha trasformato le relazioni umane. Ha portato il suo modo di essere donna e moglie in azienda e quando l’ho conosciuta mi sono chiesta: perchè non lo ha fatto prima? Perchè le donne troppo spesso si autorelegano in un angolo? Qui gli schemi di coppia si sono rotti ed è uscita una grande personalità. Quello di Graziella è l’amore perduto; gli altri sono l’amore sognato, l’amore subìto, l’amore negato e l’amore realizzato». «Nella mia vita di prima avevo fatto l’estetista - dice Graziella - a 39 anni mi hanno diagnosticato un cancro e sono rimasta a casa. Quando mio marito si è ammalato avevo 45 anni, in due mesi è morto e io mi sono ritrovata sola con una figlia di 4 anni. Allora ho deciso, quel momento atroce lo avrei affrontato e ho accettato una sfida che mi ha portato anche a momenti di scoramento, ma superati. Mi ha aiutato il fatto di praticare da quasi 30 anni il buddhismo, ero e sono nella condizione di vedere le cose con chiarezza. Ma di fatto ero un’incompetente nel settore; allora mi sono cimentata in corsi serali di disegno tecnico, di metallurgia, per 7 anni ho imparato e innovato, ho migliorato l’ambiente e le condizioni di lavoro, ho investito in macchinari più moderni, ho ottenuto la certificazione Iso 9001 e chi non credeva che ce l’avrei fatta si è dovuto ricredere. Un grazie anche a un collega che mi è stato vicino,

Gabriele Cavazzuti, da lui ho imparato tanto. E sono riuscita a crescere mia figlia che ora sta terminando gli studi di medicina all’università e alla quale mi lega un rapporto profondo. Albano, ce l’ho fatta, per te e anche, tanto, per me».

Claudia Benatti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie