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Cinque esperti d’arte «Quel quadro non è del Guercino»

È esposto in Accademia, ma viene contestata l’attribuzione Colori e figure non convincono: «Quadro freddo, una copia»

Alcuni dei principali esperti al mondo del Guercino attaccano “l’operazione” dell’Accademia militare legata alla mostra – aperta fino al 20 novembre a Palazzo Ducale – . I curatori hanno attribuito l’unica opera esposta all’emiliano Giovan Francesco Barbieri detto Guercino (1591 – 1666), spiegando che il dipinto era uno dei pezzi forti della collezione del duca Francesco I d’Este. Ma gli specialisti del grande pittore parlano di “bufala” vera e propria e assicurano che non è assolutamente opera del Guercino, rammaricandosi che l’Accademia militare – da circa un anno molto più accessibile al pubblico – si sia prestata a una operazione che giudicano “promozionale nei confronti di un singolo quadro di qualità poco più che modesta, operazione che danneggia l’immagine di Modena”.
Parlano di “scandalo” vero e proprio gli storici dell’arte Daniele Benati, capo del dipartimento d’arte dell’Università di Bologna; Sonia Cavicchioli docente dello stesso ateneo; Elena Fumagalli dell’Università di Modena; Barbara Ghelfi esperta dei disegni del Guercino a Bologna e David Stone dell’University of Delaware.
Si apre dunque un dibattito intorno a un’opera – conservata nella collezione privata del medico Stefano Zanasi che l’ha acquistata qualche tempo fa – su cui tutti possono farsi la propria idea andandola a vedere a Palazzo Ducale ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19 e sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.
“Questa – spiega Daniele Benati, autore di molti libri sulla pittura estense – è un’operazione promozionale nei confronti di un quadro la cui identificazione con quello dello stesso soggetto commissionato nel 1631 al Guercino dal duca Francesco I fa un palese torto non solo al pittore di Cento, molto amato da pubblico e studiosi, ma anche a un collezionista fine e intelligente come il terzo duca di Modena”.
Il professor Benati è durissimo: “Il quadro esposto a Modena, dopo essere stato una prima volta presentato in mostra a Foligno, costituisce un’incredibile ‘bufala’ per la sua palese estraneità ai modi del Guercino. È possibile che esso dipenda, almeno in parte, dal perduto quadro eseguito per Francesco I, di cui conosciamo la composizione attraverso un disegno autografo conservato a Honolulu. Però né la rigida qualità della stesura né la gamma cromatica, troppo semplificata, possono richiamare la mano del Guercino. Si tratta di un quadro a suo modo divertente, con quei due protagonisti che si muovono come pupazzi o cartoni animati, da attribuire a un qualche imitatore del Guercino, di cui non siamo però in grado di indicare il nome”.
Rimarca David Stone, autore di molti libri sul Guercino: “Volevano da me un’expertise sul quadro che ho rifiutato di scrivere. Mi hanno mandato molte foto eseguite dopo il restauro della tela ma, come ho spiegato, basandomi sulle foto sono incline a credere che si tratti di una copia tratta dall'originale del 1631, ora perduto. Un importante museo in Emilia mi ha scritto il 9 luglio 2012: il direttore era già perplesso sull'attribuzione e gli ho risposto che anch'io ero nettamente contrario. Il quadro ha una freddezza tipica delle copie; le pieghe dei vestiti sono troppe dure; e non mi piacciono i colori metallici. Un rapido confronto con un quadro del Guercino di questi anni, ad esempio il bellissimo Amnon che scaccia Tamar della Galleria Estense (circa 1627-28), basta a togliere qualunque dubbio”.
Barbara Ghelfi da il nome di un possibile autore: "Il dipinto esposto ricorda per certi versi i modi di Matteo Loves, un artista di origine tedesca che collaborò a lungo col Guercino, ma la qualità pittorica non appare degna nemmeno di lui”. Sonia Cavicchioli ricorda che l’opera per vicende collezionistiche Francesco I l’avrebbe dato alla nuora Laura Martinozzi (“Non lo regalò neppure al re di Spagna”, precisa la studiosa).
Conclude con un auspicio Elena Fumagalli: “Sarebbe quanto mai auspicabile che nel futuro si instaurasse un più stretto dialogo tra l’Accademia e le istituzioni culturali della città in rapporto alle iniziative da tenersi in quegli spazi, in modo che esse siano di livello adeguato all’importanza dell’edificio e dell’istituzione che vi ha sede”.
Stefano Luppi


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