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A Nonantola i restauratori proteggono le tele salvate

Viaggio tra le antiche opere dei grandi maestri, compreso un Guercino, portate via dalle rovine e oggi curate dagli esperti al Museo Diocesano

NONANTOLA. Salvate dal terremoto e restaurate per fermare i segni del tempo: sono le opere esposte a Nonantola per la mostra “L'arte nell'epicentro. Da Guercino a Malatesta. Opere salvate nell'Emilia ferita dal terremoto”. Presentati ieri gli interventi fatti per poterle esporre, tra una Santa Lucia a tre braccia e grandi “pentimenti”. «Salvate sì, ma credevamo fossero in condizioni migliori - ha spiegato ieri Simona Roversi, curatrice della mostra nonantolana - perché se a occhio nudo sembrano illese, a un'analisi più clinica ne sono emerse tutte le criticità». Già prima del terremoto queste opere «presentavano i segni del tempo - ha continuato Barbara Pettazzoni, della ditta modenese di restauri Impresa Restauri - ma tra il sisma e il trasporto sono arrivate a noi con diversi problemi». Alla Pettazzoni, insieme al collega Stefano Casini, l'onere e l'onore di intervenire su queste opere prima dell'esposizione, letteralmente spolverandole, ricucendo tagli e strappi, stuccando con speciali resine prodotti, riparando le cornici. Quello realizzato dai due restauratori modenesi, autori tra l'altro anche dell'intervento sulla Sala dei Vescovi del castello di Levizzano e di molte opere della collezione Poletti, è stato un 'lifting' il più possibile leggero. Interventi di questo tipo «sono sempre traumatici - ha spiegato la Roversi - ma per noi è stata la volontà di recuperare le opere, non solo ridandogli una bellezza visiva, ma riappropriandoci anche del loro significato». Non si è trattato solo di un recupero materiale, perché prima che Impresa Restauri si mettesse al lavoro tutte le opere sono state 'analizzate' dal team Giorgia Ferrari e Matteo Nannini, specializzati in servizi di diagnostica per i beni culturali. I due hanno sottoposto le opere -compresa una tela del Guercino su “Madonna con Bambino e San Lorenzo” - a tutta una serie di indagini scientifiche non invasive, tra ultravioletti e raggi infrarossi. L'analisi dei due, capaci anche di andare a “vedere” che cosa c'è sotto allo strato di pittura, ha permesso di individuare i precedenti interventi e restauri, e di scovare i “pentimenti” degli artisti: cambiamenti nell'opera in corso di realizzazione. Un caso su tutti, quello dell'Annunciazione, datata 1627 e proveniente dalla chiesa di Rivara. L'autore, Giovanni Cammuzzoni, aveva segnato sul petto di Maria un triangolo oggi invisibile, mentre nel centro l'infrarosso ha trovato la sagoma

di due santi, forse San Francesco e San Domenico, che alla fine non compaiono in quello che è arrivato a noi; lo stesso dicasi per altre tre sagome in un'altra porzione del quadro. La mancanza di altre ombre del genere esclude l'affascinante ipotesi che sotto ci potesse essere un altro quadro.

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