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Caso Transmec, la replica di Powertrans

«Scorretto accusarci: i nostri bilanci sono in regola e non è vero che i conti di quell’azienda sono bloccati per 40 milioni»

«Non siamo dei disonesti. La legge è uguale per tutti, sia per i grandi che per i piccoli». Con queste parole Maria Gherghel, titolare della Powertrans, replica alle affermazioni di Transmec di Campogalliano riguardo la vicenda in cui è contrapposta al colosso dei trasporti.

La Gazzetta ha raccontato quanto sta accadendo alla Transmec che, al di là del contenzioso legale con Powertrans, si è ritrovata a luglio con i pagamenti bloccati – secondo i calcoli dell'azienda - per 40 milioni di euro, in forza di un decreto ingiuntivo. Accusando le lungaggini burocratico-giudiziarie, Transmec ha lanciato il grido di allarme.

Ora Powertrans vuole precisare alcuni aspetti, a partire dalle affermazioni del legale di Transmec, Roberto Dolcino, che aveva parlato di Powertrans come di un'azienda che non deposita i bilanci.

«Questo è scorretto – afferma Stefania Ghidoni, avvocato della Powertrans – L’azienda ha sede legale a Cavezzo, (poi trasferita a Campogalliano), è stata duramente colpita dal terremoto e solo per il bilancio del 2011 (da presentare nel 2012) c'è stato un ritardo. Il bilancio del 2012 è stato persino presentato con anticipo».

Per comprendere è necessario ripercorrere la vicenda. Nel settore dei trasporti esiste una legge speciale che sancisce un sistema di tutela dei costi minimi. È la legge a cui Powertrans si è appellata per rivendicare le differenze tariffarie, rispetto al lavoro che aveva svolto per Transmec (si parla di un rapporto che secondo l'azienda va dal 2008 a giugno del 2012).

Una legge che – a parere di Transmec – viola il principio della libera concorrenza e persino la Costituzione.

«La legge – spiega l'avvocato Ghidoni – è stata creata per porre fine a una serie di dinamiche non normali che si erano create nel settore dei trasporti. Molte aziende, per abbattere i costi, non pagavano i contributi, non facevano manutenzione ai mezzi e tante sono state le infiltrazioni della malavita organizzata. Per evitare questo sistema disonesto, lo Stato ha sancito questo sistema di costi minimi. Non si parla di tariffe, ma di costi di sicurezza. Importi, su base chilometrica, al di sotto dei quali l'azienda non riuscirebbe a lavorare in attivo, trovandosi costretta a chiudere».

In base a quella legge, dunque, la richiesta di Powertrans verso Transmec è stata di 800mila euro, che sommati a spese e interessi, porta l'importo a salire a un milione di euro. A quel punto inizia la battaglia legale. Da una parte Trasmec, secondo la quale l'importo dovuto non supera i 100-150mila euro. Dall'altra Powertrans, che si è presentata dal giudice «con almeno quattro faldoni di documentazione - spiega l'avvocato Ghidoni – che provano i nostri calcoli, fatti applicando tabelle ministeriali. Al contrario Transmec, a fronte di un suo insoluto, dà dei disonesti a noi».

Transmec, con il suo avvocato Roberto Dolcino, si è presentata davanti al giudice con una fideiussione bancaria, come garanzia della volontà di pagare qualora la sentenza fosse stata sfavorevole. Viceversa Transmec si è anche offerta di pagare subito il milione richiesto da Powertrans, ma chiedendo in cambio una fideussione come garanzia nel caso il giudice avesse dato ragione alla stessa Transmec e la somma andasse quindi restituita.

«Ma la risposta del tribunale di Modena – erano state le parole di Dolcino – è stata il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, grazie al quale Powertrans ha avviato varie azioni esecutive nei confronti di Transmec». L'importo sottoposto a pignoramento – secondo Transmec – ammonta a 1,5 milioni di euro (la legge consente di vantare il credito nei confronti di chiunque, per un importo aumentato del 50%), che moltiplicato per 26 aziende (clienti di Transmec) verso le quali Powertrans si è rivolta, porta il blocco a quasi 40 milioni di euro. Ma secondo Powertrans i conti non tornano.

«Va precisato che richiedere di presentare una fideussione non è previsto dalla prodecura. Poi il blocco dei pagamenti – aggiunge l'avvocato Ghidoni – si riferisce solo alla data in cui viene notificato, non per rapporti intrattenuti dagli stessi clienti successivamente con Transmec. E poi non si parla di 40 milioni di euro. Ma semplicemente di 1,5 milioni. E di questi abbiamo conferma (da parte dei clienti a cui ci siamo rivolti) solo per 840mila euro».

«Nelle aule dei tribunali – afferma la Gherghel – leggiamo che la legge è uguale per tutti. Questo vale sia per i grandi colossi che per le piccole imprese come la mia. Io ho creato la mia azienda, nel 2003, da sola, partendo da un piccolo camioncino. Sono una delle poche donne capaci di farlo e ho anche creato posti di lavoro».

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