Quotidiani locali

Vai alla pagina su Terremoto in Emilia

Terremoto e ricostruzione/ Rovereto: lavori alla chiesa, esplode la protesta

Rovereto. I cittadini criticano lo stanziamento di tre milioni per Santa Caterina quando in molti sono ancora senza casa

ROVERETO. Erano circa una cinquantina le persone che ieri mattina si sono riunite davanti alla chiesa di Santa Caterina per una manifestazione di pacifica protesta nei confronti del progetto di recupero della struttura. Lunedì pomeriggio si era diffusa la voce che tecnici ed esponenti della Soprintendenza avrebbero fatto visita alla chiesa per verificare l’avanzamento dei lavori: tanto è bastato per scatenare il passaparola sui social network.

I cittadini lamentano il fatto di non essere stati coinvolti né informati del progetto, per il quale sono stati stanziati tre milioni di euro, non vedono la necessità di un imminente recupero della struttura (anche alla luce della nuova chiesa sorta giusto qualche mese fa proprio dietro a quella di Santa Caterina), che però è stata inserita tra le priorità nel piano della ricostruzione. In compenso mettono in evidenza come, mentre la ricostruzione a livello pubblico sia ormai a buon punto, quella privata stenti ancora a decollare.

Premettendo il fatto che i fondi in questione fanno parte dei 533 milioni stanziati dalla Regione per il recupero delle strutture pubbliche in tutto il cratere e che l’iter di ricostruzione è diverso a seconda che si parli di edifici pubblici o privati (una cosa non esclude l’altra), a molti cittadini resta l’amaro in bocca per quello che viene unanimemente considerato uno “spreco di denaro”, soprattutto se inserito nel contesto di precarietà in cui molta gente è ancora costretta a vivere.

«Sono mesi che cerchiamo di organizzare un confronto con chi di dovere, ma non abbiamo mai ricevuto risposta - spiega Matteo Bassi, uno degli organizzatori della protesta - Il nostro obiettivo non è tanto quello di mettere in discussione la ricostruzione della chiesa, quanto far capire il fatto che agire in piena autonomia tenendo all’oscuro la cittadinanza non è solo sbagliato, ma anche controproducente. Si tratta poi di un’operazione quantomeno prematura, in un contesto in cui di cantieri significativi non se ne vedono e dove molta gente è ancora costretta a soffrire nei map o in container».

È questo il caso di Cleontino Lusetti, che da 19 mesi vive in roulotte: «La burocrazia non permette di concedere l’autorizzazione a costruire neanche a chi è disposto a farlo senza aspettare il contributo, rimettendoci quindi soldi di tasca propria».

«Da mesi cerchiamo di ottenere un incontro con la Soprintendenza ma hanno sempre snobbato le nostre richieste - spiegano Elisa Zioni e Milvia Bulgarelli - Forse, data la situazione, occorrerebbe prima di tutto incentivare la ricostruzione privata».

Marco Malverdi vive a pochi metri dal campanile e sebbene abbia avuto l’ok per rientrare nella propria abitazione, ritiene ancora molto precaria la stabilità della chiesa. Nel maggio scorso la cuspide cadde proprio davanti al suo condominio (il cui ingresso è ancora transennato per motivi di sicurezza), ed è stato verificato che il campanile pende di 42 gradi verso

nord-ovest. «Mi sento costantemente in pericolo». I tecnici, sorpresi dall’assembramento davanti alla chiesa, si sono mostrati reticenti davanti alle domande dei cittadini, ma del tutto disponibili ad organizzare un’assemblea pubblica per informare la popolazione sul progetto di recupero.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NOVITA' PER GLI SCRITTORI

Stampare un libro ecco come risparmiare