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Impianto a biogas: visita in anteprima con il comitato “Nic”

La centrale di Fossoli produrrà 4,8 milioni di kw/ora l’anno I “No inceneritori Carpi”: «L’inquinamento sembra escluso»

I fossolesi lo chiamano il “cupolone” e si domandano “cosa bolle là dentro?”.

La struttura con la sommità verde si trova nell’area di Aimag in via Valle. È l’ultima arrivata e la sua funzione è quella di produrre metano con il quale si fa funzionare un motore che a sua volta produce energia elettrica. Molta energia elettrica: 4,8 milioni di kilowatt/ora nell’arco di 12 mesi. La struttura sarà inaugurata tra pochi giorni ma il “N.i.C. (No inceneritori Carpi)”, il combattivo comitato che ha convinto la Garc ad abbandonare il progetto di un bruciatore di biomasse tra Fossoli e Carpi, ha avuto la possibilità di una visita in anteprima agli impianti. L’iniziativa è stata resa possibile dall’assessore Simone Tosi che, con l’appoggio di Aimag, ha organizzato l’incontro. Oltre a un gruppetto di volontari del comitato era presente anche il presidente Aimag, Mirco Arletti, e i tecnici responsabili Paolo Ganassi (che è anche presidente di Ca.Re.), e Elisa Semeghini.

«L’impressione che abbiamo avuto visitando l’impianto - commenta Giulio Righi, tra i fondatori di “N.i.C.” - è stata positiva. In questo tipo di strutture per la produzione di biogas, il rischio è che il prodotto che resta alla fine del processo di fermentazione anaerobica, il cosiddetto digestato, sia inquinante e che venga disperso sui terreni. L’Aimag invece non solo ci ha detto che la materia prima è garantita (sono rifiuti organici), ma che poi, al termine del procedimento, viene ulteriormente trattata per trasformarla in compost, cioè prodotto fertilizzante di buona qualità». Insomma sembra che il comitato abbia messo il timbro “approvato” all’impianto. I rappresentanti del “N.i.C.” hanno comunque fatto molte domande di tipo tecnico-scientifico e si sono ripromessi di tenere monitorata la struttura e di approfondire gli aspetti legislativi in materia. «Mi risulta - ha detto durante la visita l’ing. Stefano Serri, membro del comitato - che vi siano limitazioni per gli impianti a biogas nelle zone di produzione di Parmiggiano Reggiano: cose potete dirci su questo aspetto?». La risposta ha messo in evidenza come ogni centimetro quadrato dell’impianto di via Valle, compreso il “cupolone”, sia sottoposto a ogni tipo di controllo e permesso, compresa la Valutazione di Impatto Ambientale. E mentre le domande fioccavano l’enorme motore “insonorizzato” erogava, con i suoi 35mila centimetri cubici e 12 cilindri, energia elettrica. Questi “kw” saranno venduti all’Enel per circa 1,3 milioni di euro l’anno. Tenuto conto che l’impianto ne è costati 8 di milioni, diciamo che fra una decina d’anni Aimag (o chi per essa), inizierà a guadagnare. Tutto ciò anche grazie agli incentivi statali. L’impianto funziona con la frazione organica proveniente da raccolta differenziata e da scarti agroindustriali. Questi rifiuti finiscono in sette speciali tunnel a tenuta, all'interno dei quali avviene il processo di digestione

anaerobica che consiste nella degradazione naturale della sostanza organica in assenza di ossigeno. Da questo processo si ottengono due prodotti: il biogas, un gas ricco di metano ed il “digestato”. Il biogas fa funzionare il motore che produce kw, il digestato viene trasformato in compost.

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