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«Moschea chiusa, i vescovi condannino questa scelta»

Lettera dell’associazione “Camminare Insieme”: «Non si può stare in silenzio I musulmani hanno diritto a un loro spazio». E su Facebook raccolte 600 adesioni

Si allarga il fronte di chi vorrebbe almeno poter discutere della presenza di un luogo di culto islamico a Sassuolo. Su facebook l’iniziativa, che ha preso il nome di “Una moschea a Sassuolo, perché no?”, ha superato le seicento adesioni in una settimana. Ma adesso è l’associazione “Camminare Insieme” che ha preso carta e penna e ha scritto ai vescovi di Modena e Reggio Emilia e a tutti i sacerdoti dell’area ceramica, per stimolare il confronto e chiedere che non permanga “l’assordante silenzio” in cui sono stati chiusi i due luoghi di culto un tempo esistenti a Sassuolo. Camminare Insieme è un’associazione nata circa dieci anni fa, composta da famiglie cattoliche e musulmane, «che svolge un’azione di ascolto, conoscenza, dialogo tra credenti delle due grandi esperienze religiose monoteistiche». Si incontra e si confronta, condivide momenti comunitari e di preghiera. «Chiediamo – dice ora alle autorità religiose - che quello che sta avvenendo non passi sotto silenzio, ma possa scuotere le coscienza di tanti. Noi tutti sappiamo quale valore possa, per una persona credente, incontrarsi con altri fratelli e sorelle nella fede, per lodare insieme dio, per far festa, per vivere momenti di formazione e studio. Sappiamo bene, come cristiani, come sia importante vivere insieme i momenti forti dell’anno liturgico, in questo periodo stiamo vivendo l’avvento. Per questo possiamo immaginare quale dolore, quale amarezza può esserci nel cuore di tanti fratelli e sorelle musulmane che dovranno rinunciare ai loro momenti comunitari, costretti a celebrare all’aperto, per strada, nei parchi, con quello che vuol dire per la salute, ma anche per la concentrazione, in modo davvero umiliante». «Siamo convinti - prosegue l’associazione - che una società civile, ma soprattutto una comunità cristiana non possano accettare quello che sta accadendo. Con questo appello non vogliamo entrare nello specifico delle sentenze, degli aspetti tecnici e delle questioni burocratiche, ma sentiamo il bisogno di alzare la voce e chiedere a tutti un maggiore impegno, affinché si trovi una soluzione a questo problema. Ci rivolgiamo a voi sacerdoti e alle vostre comunità, perché possiate contribuire, con gli strumenti e le opportunità di cui disponete, affinché la numerosa comunità musulmana che vive nel nostro territorio, uomini e donne che incontriamo ogni giorno al lavoro, o a fianco dei nostri figli a scuola, o a far la spesa nei supermercati, o seduti sulle panchine nei parchi dei nostri paesi, possa superare questo momento di tristezza e di grande precarietà. Diceva Papa Giovanni Paolo II: «La chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono

sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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