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Sassuolo, don Pellati: «Mano tesa all’islam senza moschea»

Al convegno “Dammi cinque minuti” interviene il parroco della Consolata: «Solidale con i musulmani senza luogo di culto. Avviamo il dialogo, utile per tutti»

Una mano tesa dalla chiesa cattolica cittadina ai musulmani di Sassuolo che in questi giorni stanno pregando all'aperto, al parco Amico di Braida, dopo la chiusura del luogo di culto di via Cavour. È accaduto ieri nel corso del convegno “Dammi cinque minuti”, organizzato dall'associazione Concretamente Sassuolo, che ha visto avvicendarsi nel foyer del teatro Carani decine di relatori, più e meno noti, che hanno esposto, in cinque minuti ciascuno, idee e proposte per la città. Don Sergio Pellati, parroco della Consolata e responsabile della Caritas sassolese, durante il suo intervento, dopo aver ribadito come la situazione economica e sociale sia molto mutata, «un pensiero che solo 4 o 5 anni fa non si poteva neanche immaginare – ha affermato - in una città come Sassuolo, da sempre benedetta dalla bravura di tante persone», ha teso una mano al dialogo con i credenti islamici. In sala era presente anche Osama Qazim, rappresentante dei giovani musulmani sassolesi. «I momenti di incontro e di dialogo come quello di oggi – ha spiegato il sacerdote - sono molto importanti e dobbiamo cercare di farne sempre di più, ad esempio, sulla recente questione della chiusura della moschea. Purtroppo non è facile un incontro tra noi, chiesa cattolica, e le diverse confessioni delle tante persone che sono venute ad abitare nel nostro territorio negli ultimi 15-20 anni. Bisognerebbe farlo; cittadinanza vuol dire cercare di vivere tutti meglio in questa città. Se riusciamo, senza maschere e difese di personali interessi, a metterci in gioco possiamo avere successo nel dialogare e, nei limiti del possibile, ottenere e realizzare qualcosa di più per tutti». Tra italiani e stranieri il dialogo potrebbe avere esiti importanti tenendo anche conto della sostanziale trasversalità dei problemi economici. «I più poveri sono diversi, per tanti motivi, - ha concluso don Sergio – a volte per le situazioni che si vengono a creare all'interno delle famiglie, all'interno di difficoltà relazionali, con separazioni, con problemi legati a scelte sbagliate nella vita. Si tratta di percorsi a volte subiti a volte decisi e che oggi portano grandi sofferenze. I più poveri sono di tutte le categorie non ci sono più le differenze tra italiani e stranieri; siamo cittadini

tutti quanti e c'è chi ha più tutele chi meno, chi più possibilità e chi meno». Le parole del parroco hanno fatto breccia tra i presenti che avevano già manifestato vicinanza ai musulmani e al problema legato alla mancanza di un luogo di culto sul territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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