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Albareto vuole “resistere” e non abbandona le case

Pochi hanno evacuato le abitazioni, nonostante l’appello della Protezione Civile Il livello sale lentamente. «Non vado via neanche con il primo piano sommerso»

Ansia, incertezza e preoccupazione per il nuovo fronte d'acqua. Albareto vive così il suo “day after”, che tanto “after” non è considerando che l'emergenza, almeno nella mattinata di ieri, è continuata. Non è però il paese spettrale che qualcuno potrebbe aspettarsi dopo gli inviti diramati da Protezione Civile e polizia municipale ad “abbandonare le abitazioni”. Tutt'altro.

Di gente ce n'è e i negozi sono aperti. Del resto, l'acqua non è ancora arrivata nel centro del paese e in pochi sembrano aspettarsi le scene drammatiche di Bastiglia. Anzi, in mattinata il “mare” che si estende dal Secchia al Naviglio sembra quasi retrocedere di qualche centimetro, regalando un sospiro di sollievo a quanti hanno passato una notte insonne. Nel mezzo di quella distesa d'acqua, il cimitero nuovo, ora chiuso su ordinanza del sindaco, spunta a mo’ di isolotto.

Su strada Munarola sembra una processione, tra abitanti preoccupati che vanno a controllare il livello dei campi trasformati in risaie e semplici curiosi, per lo più provenienti da Modena. In tanti hanno ignorato l'invito delle autorità, limitandosi a spostarsi ai livelli superiori delle case. «Ho liberato il pianterreno, mettendo in sicurezza gli oggetti più preziosi», spiega Romano Rota, aggiungendo però che «ci dispiacerebbe dover abbandonare la casa», anche perché «per il momento non vedo pericoli».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Gianni Scaglietti, residente in via Dodi, una delle zone più vicine al Naviglio. Anche lui non se l'è sentita di abbandonare l'abitazione: «Ho preferito rimanere con la famiglia, nonostante la preoccupazione». Perfino Marilena Gatti, la cui villetta è a pochi metri dal fronte d'acqua, sembra ostentare fiducia, grazie anche alla posizione rialzata dell'edificio. In ogni caso,«non abbandonerei la casa nemmeno con tutto il primo piano sott'acqua». Una sicurezza che condivide in parte con Michele Borghi, che però abita dall'altra parte della frazione. Lui domenica notte ha dormito a casa della fidanzata, nel capoluogo, mentre i genitori sono rimasti ad Albareto. Abitando al primo piano e avendo la cantina rialzata, si dice sì preoccupato, ma «nei limiti». In prossimità dei punti più critici non è raro imbattersi in capannelli di commentatori. L'alluvione, manco a dirlo, è l'unico argomento di conversazione. Chi è abbastanza anziano da aver vissuto altre annate critiche cerca di fare il paragone. Alcuni giurano di non aver mai visto tanta acqua, altri invece, ricorda come anni e anni fa fosse arrivata a lambire l'incrocio tra strada Munarola e strada Albareto. «Nell'abitato, comunque, non è mai entrata», precisa Federico Bellei. Nel paese, comunque, «c'è ancora tensione» spiega uno dei residenti, Maurizio Silvestri. Secondo Stefano Ganassi si respira addirittura la stessa atmosfera di maggio 2012, dei giorni del sisma.

A destare preoccupazione, ora, non è più il confine sinistro dell'abitato, protetto dagli argini del canale. Ma quello destro, nei dintorni di Strada Munarola, dove l'acqua continua ad avanzare. Il naviglio ha esondato a nord, vero Bastiglia, inondando i prati di San Clemente. L'acqua, sfruttando i dislivelli del terreno, ha “circumnavigato

l'abitato”, bussando alle porte di casa alle prime luci dell'alba. Da lì, è poi avanzata seguendo proprio Strada Munarola, circondando in breve diverse abitazioni e arrivando a lambire il campo da calcio.

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