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«Corsi d’acqua in degrado per una burocrazia divisa»

Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltori, ha una fattoria allagata: «L’area fluviale è dello Stato, nessuno fa interventi e gli enti non si parlano»

«Le nutrie? Avranno le loro responsabilità, ma vogliamo davvero dare la colpa alle nutrie? Bisogna dire le cose come stanno: l’argine ha ceduto vicino a casa mia e conosco bene la situazione; la mia famiglia ha questa fattoria da più di sessant’anni. Qui il Secchia è stato lasciato nell’incuria. Non veniva pulito né controllato. E se le nutrie o le volpi hanno fatto la loro parte, chi le sorvegliava cosa faceva? Perché esiste a Modena un piano di contenimento delle nutrie dal 2000 mai applicato?»

Eugenia Bergamaschi, presidente provinciale di Confagricoltura di Modena, ha la sfortuna di abitare e lavorare proprio vicino alla crepa nell’argine: ora la sua azienda agricola è sott’acqua. «E per fortuna che non abbiamo più la porcilaia in direzione del fiume, altrimenti come facevo a mettere in salvo 4mila suini?» Sabato sera nessuno l’ha avvisata del pericolo e, racconta, nessuno si è fatto vedere per controllare se gli argini erano a posto. «Non li puliscono neanche più - spiega - si potrebbe fare una manutenzione semplice (c’è una vegetazione poco importante) ma ce lo impediscono. È proprietà demaniale e lo Stato esercita un’azione di esclusiva. Nessuno può fare nulla, altrimenti scattano multe. Ma poi lo Stato quando fa i lavori, la manutenzione? Ricordo che l’ultimo intervento importante nella zona è stato fatto alla fine degli anni Settanta. La pulizia e i controlli non si vedono. E’ da più di trent’anni insomma che si fa poco e niente. Non stupiamoci poi che accada un danno del genere». «Lo ripeto - puntualizza la Bergamaschi - sul Secchia non c’è nessuna vigilanza. Non solo: sono venuti a dirmi di abbandonare la casa in cinque minuti. Nessuno si è fatto vivo neanche la sera prima per avvertirci di un possibile pericolo. Detto questo, ci si chiede come mai accadono questi fatti che non sono disgrazie naturali. La mia risposta è che manca ogni coordinamento tra enti e burocrazie. Non si parlano tra loro. Poi esiste anche un problema ambientalista. Le scelte di difendere questi animali ha messo in serio pericolo le vite di tanti cittadini e procurato enormi danni all’economia di tutta questa zona».

«Questa volta crediamo che sia stata la diffusa presenza di nutrie sul territorio che con le loro tane hanno compromesso gli argini: un problema che da anni segnaliamo». La Cia di Modena non attribuisce le colpe dell’esondazione del Secchia solo alle precipitazioni abbondanti, ma anche ad un ambientalismo talvolta troppo rigido che contribuisce ad ostacolare i piani di cattura di questa specie non autoctona ed estremamente invasiva. Anche Fini segnala che una scarsa manutenzione degli argini di Secchia e Panaro (di competenza dell’Aipo) che periodicamente sono soggetti ad ondate di piene. «Anche in questo caso l’ambientalismo esasperato contrasta operazioni che dovrebbero essere nella norma e che servono invece per consentire un regolare deflusso delle

acque – dice - se a ciò aggiungiamo la forte antropizzazione e la costante “erosione” di terreni agricoli per dar spazio alle edificazioni è chiaro che queste emergenze rischiano di manifestarsi sempre più spesso. Auspichiamo che vengano presi provvedimenti concreti per eradicare la nutria».

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