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La piazza è come una laguna «Sfiniti dalle calamità naturali»

I vigili del fuoco portano in salvo la gente che abita in centro utilizzando il gommone Quasi due metri il livello raggiunto. Il sindaco: «Incredibile, traditi dal Secchia». Soldati in azione

BOMPORTO. Il centro storico invaso dall’ondata inarrestabile di almeno due metri d’acqua. Allarmi di case e negozi che suonano all’infinito nel vuoto e un paese che diventa fantasma a causa dell’esodo dei suoi abitanti al riparo dalla piena. L’alluvione che i bomportesi hanno tanto temuto in questi anni è divenuta realtà, ma non ad opera del Panaro, il fiume che scorre a pochi metri dal centro, bensì del Secchia, che non è stato contenuto dal Naviglio e ha esondato provocando danni ingentissimi ad abitazioni, negozi e aziende tuttora sott’acqua. Piazza Roma, piazza Matteotti e a macchia d’olio tutto il centro storico, dalle prime ore di ieri, sono state allagate senza speranza. A metà pomeriggio, dei negozi in centro si poteva notare a malapena l’insegna, mentre il parcheggio aveva lasciato il posto a cassonetti galleggianti, a panchine colme di fiori che oscillano da una parte all’altra e ai gommoni dei vigili del fuoco sommozzatori, impegnati a trarre in salvo o assistere residenti ancora chiusi agli ultimi piani.

«Sono settemila le persone soggette ad un ordine di evacuazione - ha detto il sindaco Alberto Borghi, in prima linea durante l’emergenza - tra il capoluogo, Gorghetto e Solara. L’acqua ha superato la Panaria Bassa all’altezza della Moreno Macchine Utensili, poi ha proseguito inesorabile verso la via per Modena facendoci finire sott’acqua. I portoni si stanno aprendo sulle paratie e speriamo la situazione migliori».

Nel frattempo le operazioni di salvataggio, con l’elicottero della polizia, consentono di mettere al riparo due donne rimaste su un tetto, ma sono tante altre quelle portate al sicuro. Accanto alla protezione civile, ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine, è arrivata a Bomporto anche una trentina di militari del 121º reggimento di Artiglieria Contraerei di Bologna. «Siamo andati a prendere persone intrappolate nelle Manzoni e Alfieri, - spiega il tenente Alberto Bettinotti - e ne abbiamo accompagnate altre a soccorrere animali o recuperare medicinali».

Per quanto riguarda, invece, le cantine della zona di produzione del Sorbara classico, Alberto Paltrinieri dice che sono state quasi tutte graziate tranne Aurelio Bellei e la Cantina Sociale di Sorbara, finite sott’acqua. Così come dovrà fare un’amara conta dei danni la Cantina della Volta di via per Modena. «Speriamo di salvare almeno le 15mila bottiglie già etichettate e pronte per la vendita, per i macchinari e i tini con il vino rifermentato non abbiamo molte speranze». Sono affranti per avere visto rovinata una vita di lavoro Maurizio e Andrea Zoboli, soci della Cantina della Volta, la prima del paese ad avere subito l’alluvione e di cui si scorge ormai soltanto il marchio.

«In mezzora si è allagato tutto - spiegano Andrea e Maurizio - non avevamo mai visto nulla del genere…».

Struggente poi l’immagine dei bomportesi che se ne vanno dal paese. «Abitiamo in via Adda, la nostra casa ha riportato delle crepe dopo il terremoto - raccontano Gianni Verzelli e Anna Russo -la mia macchina è stata distrutta dalla grandinata dello scorso anno ed ora stiamo andando a cercare di recuperare qualcosa dalla nostra abitazione sott’acqua: siamo esausti di calamità naturali». Si trasferiscono a Magreta, a casa di parenti, l’impiegato di banca

Alberto Montanari e Sonia Vecchi, prof di francese alle medie di Bomporto. E ad accomunare tutti, c’è una rabbia di fondo per «un dramma che ci porteremo dietro per mesi, forse per anni, quando invece si sarebbe potuto evitare…». Chiaro il riferimento all’incuria nella manutenzione dei fiumi.

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