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Subito l’inchiesta della Procura E i partiti chiedono il piano-fiumi

Zincani: «Prima dobbiamo conoscere l’accaduto attraverso le relazioni ufficiali, poi decideremo» Il disastro oggi alle Camere. Pd, Forza Italia, 5Stelle e Rifondazione: interventi per rendere sicuri i corsi

«Appena abbiamo appreso di questo disastro, abbiamo aperto un fascicolo per avviare un’indagine conoscitiva. Per ora non ci sono indagati né reati contestati». È questo il laconico annuncio del procuratore capo Vito Zincani in merito all’alluvione del Secchia, soprattutto per quanto riguarda la breccia che si è improvvisamente aperta sull’argine nei paraggi di Bastiglia che ha provocato ingentissimi disastri mentre resta disperso Giuseppe Oberdan Salvioli, il 44enne di Bastiglia.

«Per ora non possiamo certo dire se esiste una precisa responsabilità in merito a questa situazione».

Si può definire un disastro colposo? «È prematuro», chiosa il magistrato.

In sostanza, Zincani assegnerà l’incarico a un sostituto procuratore del suo ufficio per indagare su eventuali responsabilità, ma solo dopo aver ricevuto relazioni ufficiali da tutti gli enti coinvolti, Aipo compreso. Una volta ricevute le relazioni, il magistrato potrebbe decidere di nominare un consulente per ottenere una perizia su alcuni aspetti pertinenti alle indagini (di solito, si formulano quesiti specifici). È il metodo utilizzato anche per le indagini sui crolli dei capannoni della Bassa in seguito alla scossa del 29 maggio 2012.

Intanto sulla questione della sicurezza fluviale intervengono anche i politici modenesi.

I parlamentari modenesi del Pd Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari oggi interverranno alla Camera e al Senato per sostenere la richiesta di stato di emergenza avanzata dalla Regione Emilia-Romagna. Lo stesso intervento è stato fatto in regione dai consiglieri regionali Pd Luciano Vecchi, Luciana Serri e Stefano Bonaccini.

Più a sinistra, interviene anche Rifondazione Comunista chiedendo un piano di interventi urgenti: «Quanto sta avvenendo dimostra, una volta di più, l'urgenza della messa in sicurezza del territorio su tutto il territorio nazionale: non può essere che, quando vi è un aumento delle precipitazioni atmosferiche, la vita quotidiana di intere comunità si trovi in condizioni di pericolosità. I soldi ci sono, sarebbe sufficiente usare i miliardi di euro impegnati per acquistare i cacciabombardieri e per opere pubbliche inutili e dannose come l'Alta Velocità in Val di Susa e, per stare sul territorio modenese, la Cispadana e la bretella Campogalliano-Sassuolo».

Dal centro destra, arriva un duro intervento del consigliere regionale di Forza Italia Fabio Filippi che ha inoltrato un’interrogazione a Bologna: «Quali le cause del cedimento dell'argine del fiume Secchia? Quali responsabilità e se collegate alla scarsa manutenzione del fiume? Questo sono le domande cui pretendiamo, dal presidente della Regione Emilia-Romagna, risposte. Lo stesso sindaco di Modena, Giorgio Pighi, ha rilevato che l'argine del Secchia ha ceduto di fronte ad una piena “significativa ma non eccezionale”, la cassa di espansione nel punto in cui l'argine ha ceduto avrebbe dovuto avere una capacità di contenimento di acqua in altezza, dai primi rilevamenti dei tecnici, di ulteriori due metri. Evidentemente, qualcosa non ha funzionato. Gli incaricati della manutenzione del fiume non hanno operato in modo adeguato». Aggiunge anche il consigliere regionale modenese Enrico Aimi, firmatario di un’altra interrogazione: «Invece di pensare alla tutela dei gamberetti d'acqua dolce – missione encomiabile, per carità – e alle piste ciclabili sugli argini, sarebbe stato meglio intervenire, come abbiamo ripetutamente sostenuto con i nostri consiglieri dagli inizi degli anni 2000, per alzarli e rinforzarli, effettuando nel contempo opere di pulizia e manutenzione dei fossi di scolo e del greto dei fiumi stessi».

Per il M5S interviene il deputato modenese Michele Dell’Orco: «Già nel giugno scorso, il Movimento 5 Stelle aveva presentato una mozione, approvata a larga maggioranza, per impegnare il Governo ad interventi urgenti per il dissesto idrogeologico. Questo atto non può rimanere disatteso. E’ vero, la legge di stabilità ha stanziato dei fondi ma sono sempre briciole se pensiamo che nel 2012 furono stimate in circa 40 miliardi le risorse per mettere in sicurezza il nostro Paese dal punto di vista idrogeologico».

«In Italia paghiamo quasi 44 miliardi di euro all'anno di tasse ambientali ma solo l'1% è destinato alla messa in sicurezza del territorio», aggiunge. Per i sindacati, la Uil elenca la necessità di alcune

misure urgenti: «L’incremento delle casse di espansione, i bacini di raccolta, il controllo degli argini sia per la pulizia che per il controllo dei fontanazzi, sia l’abbattimento delle specie animali come le nutrie che stanno infestando i nostri corsi d’acqua minando la solidità dell’argine».

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