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«Travolto dall’acqua così mi hanno salvato»

Antonio Farnè inviato della Rai bloccato nell’auto ha nuotato e ha trovato rifugio da una famiglia

BOMPORTO. «Se quella casa fosse stata evacuata, forse non sarei vivo». Antonio Farnè, inviato di Rai 3, stava raggiungendo Bastiglia ieri mattina per un servizio quando è stato sorpreso dall’acqua. «Era buio, saranno state le 5.30 - ha raccontato - ho visto arrivare all’improvviso un fiume in piena. L’auto ha iniziato a galleggiare, poi ha iniziato a inabissarsi dal davanti. La portiera a fianco a me non si apriva, ho cercato di aprire l’altra, ma la pressione era forte. L’acqua era già arri ...

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BOMPORTO. «Se quella casa fosse stata evacuata, forse non sarei vivo». Antonio Farnè, inviato di Rai 3, stava raggiungendo Bastiglia ieri mattina per un servizio quando è stato sorpreso dall’acqua. «Era buio, saranno state le 5.30 - ha raccontato - ho visto arrivare all’improvviso un fiume in piena. L’auto ha iniziato a galleggiare, poi ha iniziato a inabissarsi dal davanti. La portiera a fianco a me non si apriva, ho cercato di aprire l’altra, ma la pressione era forte. L’acqua era già arrivata all’altezza del finestrino, pensavo soltanto a uscire dalla vettura. Alla fine ho aperto la portiera a calci». Una volta fuori dalla macchina, il pericolo non era passato. «Ho avuto l’impressione di non toccare, ero immerso nell’acqua gelida. A circa cento metri ho visto una grande siepe e ho pensato che mi sarei potuto aggrappare lì. Mi sono messo a nuotare per arrivare, poi sono riuscito ad aggrapparmi. Ho chiamato anche il 113, ma non sapevo nemmeno dove fossi. Sapevo di essere in un non precisato posto tra Bomporto e Bastiglia, poi il cellulare ha smesso di funzionare». L’alba era ancora distante e la casa sembrava vuota. «Sono rimasto lì almeno venticinque minuti, poi ho visto una luce accendersi. Ho iniziato a urlare, in cerca d'aiuto, e si è affacciata una persona. Se non ci fosse stato nessuno, o la casa fosse stata evacuata il giorno prima, forse non sarei qui a raccontarla. Per fortuna che posso farlo. Ho rischiato un principio d’ipotermia. Avevo le scarpe zuppe d’acqua, i vestiti zuppi addosso, mi sentivo pesantissimo. Cercavo di muovere le braccia e le mani, non avevo neanche i guanti». Verso le sei, dalla finestra, è giunta una mano in aiuto. «Mi hanno accolto, dandomi vestiti e latte caldo. La famiglia Magno mi ha dato la possibilità di salvarmi». La disavventura non era finito, ma in qualche modo Antonio era a casa. «Siamo andati al primo piano, rimanendo lì tutta la mattina. I primi soccorsi li ho visti in lontananza, verso le 10.30 o le 11 i vigili del fuoco stavano intervenendo su una casa a duecento metri di distanza. Sono arrivati alle tredici, con gommoni e canotti, e ci hanno portato a “terra”». Il giornalista ha appreso di essere a Villa Reda, in via per Modena.

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