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In centinaia al buio e al freddo intrappolati per 72 ore nelle case

A Bastiglia in tanti lamentano una «sottovalutazione dell’evento e una informazione inadeguata» Una famiglia si è caricata figlia e cane in spalle e ha attraversato i campi con l’acqua alla coscia

A centinaia intrappolati nelle loro abitazioni, che da rifugio sicuro si sono trasformate in una sorta di cella di espiazione. Tantissime le famiglie che, soprattutto nella zona di Bastiglia, ma anche a Bomporto e in altre località limitrofe, ieri pomeriggio erano ancora chiuse nelle loro case immerse in un mare d’acqua che va ritirandosi, ma piano piano, acuendo l’esasperazione. Da domenica mattina, da quando cioè soprattutto a Bastiglia le auto con i megafoni erano passate suggerendo di liberare i garage e spostarsi ai piani alti, ci sono appartamenti dove tanta gente ha vissuto per 72 ore senza corrente elettrica e per lo più anche senza gas, quindi al freddo e al buio, con il frigorifero che non funziona, i viveri che si conservano fuori dalla finestra, le automobili annegate per sempre, qualche candela e la batteria dei cellulari ormai scarica. Aspri i toni di chi risponde al telefono, e ci riesce perchè magari ha fatto la staffetta con quello della moglie o del marito; toni aspri soprattutto tra i bastigliesi che lamentano, in buon numero, una «sottovalutazione della situazione fin dalle prime ore di domenica mattina» spiegano Maria Grazia Prandini e Feliciano Tori, ancora là dentro, sotto un tetto, sì, ma come tigri in gabbia. «Non ci hanno fornito le necessarie informazioni - sostengono - domenica mattina le auto con il megafono giravano per il paese dicendoci di stare tranquilli, di liberare i garage e salire ai piani alti e così noi abbiamo fatto. Qualche informazione in più ce l’ha data la nostra vicina che le aveva avute per telefono da un suo alunno. Siamo andati in piazza ma non capivamo cosa dovevamo fare. Poi quando, intorno alle 13, l’acqua è arrivata, violenta, a mangiarci il piano terra, non ci ha lasciato più la possibilità di uscire e andarcene. Se ci avessero detto chiaro e tondo di andar via, avremmo trovato ospitalità presso qualcuno». Il lunedì gli operatori sui gommoni sono passati ad avvisare che sarebbero tornati con rifornimenti di viveri, «ma non s’è visto nessuno e abbiamo finito quanto avevamo di commestibile» aggiunge Maria Grazia. «Siamo furiosi, non possiamo più tacere, qui ci sono delle responsabilità e noi abbiamo l’intenzione di valutare tutte le possibili vie legali perchè venga accertato cosa non ha funzionato a dovere». Madre, padre e bimbo di 3 anni in via Borsara sono stati tratti in salvo ieri pomeriggio e portati alla Polisportiva Modena Est, «ma questo non ci ha impedito di arrabbiarci» hanno spiegato. «Domenica fino alle 12 ho dato una mano alla Protezione Civile, non erano state fornite informazioni su quella che poi si è rivelata la reale portata dell’evento e non ci avevano detto di andar via tutti». Altri proprio non ce l’hanno fatta ad attendere e si sono avventurati, in mezzo all’acqua fino alla coscia, attraverso i sentieri per arrivare alla strada. Martina Adelino è una di loro; ieri mattina ha lasciato la casa di Bastiglia e ha camminato nell’acqua con i due figli piccoli e il marito per raggiungere la strada e chiedere aiuto. Così ha fatto anche Roberto Balbino, uscito ieri mattina dall’abitazione in centro, insieme alla moglie, in spalla la figlia di 5 anni e il cane. «Abbiamo rischiato, lo sappiamo, ma non potevamo più reggere - spiega Roberto - con l’acqua che ci arrivava alla coscia, abbiamo attraversato duecento metri di sentieri di campagna fino alla strada e lì abbiamo fermato un mezzo dei vigili del fuoco che ci ha portati ad Albareto». E anche Roberto riporta come i megafoni domenica avvisassero «non di abbandonare le case, ma di spostarsi ai piani alti». «Quando è arrivata

l’ondata, è stata spaventosa, abbiamo accolto in casa gente scappata all’ultimo minuto, non avevamo più informazioni su cosa stava accadendo, eravamo al buio e al freddo. Qualcuno avrà tanto da spiegarci e spiegare ai cittadini, una volta usciti da questo incubo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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