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Consorzi bonifica: le nutrie sono un flagello

Il presidente: fanno enormi danni e dobbiamo investire denaro e uomini contro l’erosione

«Il dispiego delle forze, uomini e mezzi, è stato totale e tra le numerose operazioni di messa in sicurezza si è evidenziata la grave problematica dell'erosione degli argini causata dalle nutrie». Anche l'Unione delle bonifiche punta il dito contro le nutrie. Le hanno additate come corresponsabili dell'alluvizione e in loro difesa sono insorti Wwf ed Enpa. Ma «secondo uno studio dell'università di Pavia, e come già sottolineato dal Consorzio di bonifica di Piacenza, emergerebbe una grave situazione proprio a causa dell'instabilità idrogeologica del territorio, conseguenza diretta della presenza e dell'attività di questi animali nell'erodere costantemente le arginature; situazione che crea grave insicurezza per l'uomo e per l'attività economiche» si legge in una nota dell'Unione regionale delle bonifiche (Urber). Le nutrie, prosegue il comunicato, «costituiscono un fattore di rischio per canali e argini, poichè creando tane in prossimità degli stessi e scavando profonde buche e gallerie che poi franano, rendono gli argini più deboli in caso di innalzamento del livello delle acque, provocando allagamenti e danni ingenti».

È un problema «che coinvolge tutto il territorio» e «sta diventando sempre più evidente e pericoloso» soprattutto in pianura dove i canali sono più larghi. Per cui, «è fondamentale mettere al centro del dibattito la funzionalità delle opere, il ripristino delle sponde, lo sfalcio e risezionamento dei canali, avendo come priorità la salvaguardia del territorio».

«Prima di tutto vengono gli uomini e le loro attività economiche – ha commentato Massimiliano Pederzoli, presidente di Urber – Proteggere il nostro territorio significa prevenire pericoli come quello rappresentato dalle nutrie; i Consorzi di bonifica, attraverso un continuo lavoro di manutenzione e monitoraggio dei canali, cercano di evitare il cedimento degli argini causato da questi animali, con un notevole impiego di risorse sia economiche che umane, ma i miracoli non si possono fare. È per questo però che servirebbe al più presto una normativa forte in tal senso che privilegi una

manutenzione attiva volta a impedire che si ripeta ciò che si sarebbe potuto evitare».

Tra l’altro questa specie, secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura e il Gruppo di studio sulle specie invasive (Issg), è da inserire nell'Elenco delle cento specie più dannose.

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