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Alluvione / Jasonni: «Ho ricevuto minacce ma nessuno potrà fermarci»

Il legale del comitato all’assemblea a Bomporto: «Ho avuto persino strane visite, ma resto fiducioso Entro fine mese arriverà la perizia dei consulenti. Abbiamo le carte in regola per ottenere giustizia»

BOMPORTO. «La speranza di ottenere giustizia c’è. Entro fine mese conto di ricevere la perizia dei quattro consulenti (due geologi, un docente d’ingegneria e un ingegnere), con cui sto lavorando. Si sono rivolte a me persone con documenti “esplosivi”, ossia con un certo peso nell’ambito della vicenda. Parallelamente, si è scatenata un’ondata diffamatoria nei confronti della mia persona e personaggi strani mi vengono a visitare in ufficio o mi telefonano».

L’avvocato e professore Massimo Jasonni, incaricato dal “Comitato Alluvionati Emilia Romagna” ha raccolto almeno 400 mandati da parte dei cittadini e non è apparso per nulla intimorito dalle azioni di delegittimazione perpetrate da persone appartenenti ad alcuni “ambientini - come li chiama lui - Ho fatto un esposto in Procura e al consiglio dell’ordine cui appartengo, a seguito della diffamazione avvenuta nei miei confronti». Per ora l’avvocato non si sbilancia apertamente nell’indicare nomi e cognomi di chi tenta di delegittimarlo. Dagli indizi che fornisce però l’identikit appare abbastanza chiaro: «personaggi del mondo delle istituzioni, che, nel caso dell’individuazione del disastro colposo, potrebbero essere individuati come potenziali responsabili». Erano in tantissimi - almeno 300 - i cittadini che giovedì si sono ritrovati al teatro comunale per sapere se esiste un barlume di speranza per chi ha perso tutto dopo l’inondazione. «Le speranze ci sono - ha detto Jasonni, introdotto dalla portavoce del comitato Manuela Gibertoni e affiancato dagli avvocati Barbara Tassi, Vittorio Lugli e Simona Della Casa - e sono ben supportate. Fortunatamente, c’è ancora qualcuno disposto ad andare contro la propria corporazione e che non la teme». Il legale, prima di forzare la mano, mette i paletti intorno alla tanto sbandierata class action. «Non ne ho mai parlato - dice il professore - Il mio è un mandato a svolgere indagini, un mandato conoscitivo preparatorio e la class action è un procedimento di derivazione americana che non porta al risarcimento del danno. Tra le altre ignominie mi hanno accusato di chiedere soldi, ma non è così. In più personaggi strani vengono nel mio ufficio o mi telefonano, dicendomi, ad esempio, “le mando un fax o una mail?”. Io i mandati li accetto solo di persona».

Durante la serata c’è stato un attimo di tensione quando un partecipante, accennando ad una parentela con Giuseppe Salvioli, si è detto offeso perché Jasonni non ha disposto un minuto di silenzio in ricordo della vittima: l’uomo ha strappato il mandato e l’ha deposto sul palco ai piedi del professore andandosene. Più tardi, va raccontato, il minuto di silenzio verrà poi osservato. In generale, tuttavia, le persone portano a Jasonni e alla sua squadra “il loro occhio sull’alluvione, chiedendo che venga fatta giustizia e di fare valere i propri diritti. Il risarcimento è soltanto l’ultima cosa che mi viene domandata”, prosegue l’avvocato.

Ma sul finire della serata si sono poi affrontati due temi molto importanti: la scelta se intraprendere una causa civile oppure penale e la discussione sulla situazione sanitaria. Riguardo a quest’ultimo aspetto, che preoccupa molto, i cittadini avrebbero voluto vedere un intervento deciso dell’Ausl. «Dopo l’alluvione del 1966 ci consigliarono di prendere pastiglie contro il tifo, adesso non ci hanno detto null», hanno evidenziato alcune voci dal pubblico. Jasonni ha spiegato come quello

sanitario sia un tema fondamentale suggerendo di fare visitare, anche da un medico legale, chi fosse affetto da un’eventuale patologia per verificare che sussista il nesso causale, fondamentale nel diritto penale, per accertare che da un fatto discenda un evento.

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