Menu

Paga imposta abolita sull’elettricità: niente rimborsi dallo Stato

Italcementi versa 7mila euro ma l’addizionale non c’è più La Commissione tributaria: «Solo il fornitore può riaverli»

Pagare la bolletta con una addizionale provinciale per l’elettricità e scoprire poco dopo che è stata abolita ma non poter ottenere un rimborso dallo Stato. A perdersi nei meandri della burocrazia erariale è stata Italcementi, una delle più grandi aziende italiane, che ha sede anche a Savignano. E siccome la produzione di cemento comporta una grande quantità di elettricità, l’addizionale in questione era ingente: 7.300. Ma lo Stato ora ribadisce che non gliela restituirà. Il motivo: la domanda deve farla il fornitore (Enel o un’altra azienda elettrica). Quindi l’azienda deve chiedere al fornitore e sperare che il fornitore si rivolga allo Stato. È questo il senso della sentenza della Commissione tributaria provinciale al termine di questo ginepraio di leggi italiane e direttive europee che in linea di diritto danno pienamente ragione alle richieste di rimborso dei consumatori ma che di fatto ribadiscono che bisogna intraprendere una lunga strada. La sentenza risale a novembre ma è stata resa pubblica solo ora e sicuramente costituisce una sorpresa per tanti consumatori che ancora oggi, a più di due anni di distanza, sono all’oscuro di questa imposta soppressa nella bolletta. Si tratta di un’addizionale provinciale che il Governo Monti è stato costretto ad abolire il 1 gennaio 2012. Abolizione subito compensata da un uguale aumento delle accise sull’elettricità. Quindi, per un breve periodo in bolletta potevano comparire l’addizionale fantasma e l’accise aumentata. Ma chi se ne è accorto? È chiaro che la Italcementi se ne doveva accorgere, dato il suo consumo di elettricità: l’imposta contestata è di 7.300 euro. Così, quando ha scoperto l’inghippo per gli ultimi mesi del 2011, ha chiesto all’inizio del 2012 (quando l’accise era già abolita) un rimborso alla Agenzia delle Dogane. Che ha negato il rimborso sostenendo che spetta al fornitore dell’energia elettrica, «l’unico legittimato a richiedere la restituzione delle accise versate e addebitate in via di rivalsa al consumatore finale». Di qui nel luglio 2012 il ricorso alla Commissione tributaria al quale si è opposta l’Agenzia delle Dogane dichiarandolo inammissibile. Il Collegio ha respinto il ricorso dando ragione alle Dogane perché, secondo i giudici tributari modenesi, «il diritto al rimborso spetta esclusivamente al soggetto passivo d’imposta ossia al fornitore e non, nel caso in esame, all’Italcementi Spa perché solo consumatore finale». Quindi, la prassi prevede che il consumatore chieda al fornitore di far

recuperare al fornitore dallo Stato l’importo di addizionale provinciale abolita riscossa indebitamente. Questo per un colosso come Itacementi. Quanto ai comuni cittadini, nulla. Vuoi perché pochi sapevano dell’accisa abolita, vuoi per i costi elevati per ottenere il rimborso di pochi euro.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro