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Rifiuti pericolosi in Africa come “aiuti umanitari”

Quattro modenesi gestivano, da oltre tre anni, un affare da milioni di euro Gli scarti portati a Genova in container, poi imbarcati grazie a due Onlus

Rifiuti speciali e pericolosi inviati in Africa mascherati da aiuti umanitari. Sotto l’egida di onlus dai nomi strappacuore, associazioni create ad hoc che potevano fra l’altro godere di ogni sgravio fiscale e a zero spese, ecco che batterie, pneumatici, apparecchiature elettroniche, scarti industriali, componenti nocive per l’uomo e per l’ambiente, insomma il meglio del peggio veniva caricato su navi dei veleni per approdare sulle coste nigeriane e ghanesi. Un regalo benefico destinato ad ammorbare, inquinare, distruggere e alla fine riempire cave, miniere, terreni enormi trasformati in discariche. Perché questo regalo è il nocciolo del business italiano, e in questo caso del tutto modenese, che vi sta dietro, una attività che dura da almeno tre anni e che ha fruttato milioni di euro.

Per alimentare la grande pattumiere africana era stato creato un apposito lucrosissimo giro, ovvero una organizzazione che faceva raccolta “porta a porta”, una carovana di camion con container che si snodava lungo tutto il nord e il centro dell’Italia: gli addetti andavano dalla ditta che voleva disfarsi di rifiuti speciali e pericolosi senza pagare alcun onere per lo smaltimento, li caricavano e quando era il momento giusto ecco che i container arrivavano nel porto di genova. Ogni carico, ogni trasporto, aveva in suo costo , elevato ma pur sempre inferiore rispetto a quello legale, a seconda del quantitativo e della peculiarità del rifiuto .

Per essere spediti poi ci voleva il “francobollo” giusto: ecco che l’organizzazione si era dotata anche di chi creava, forniva , stilava i giusti documenti per lo sdoganamento. La Finanza di Modena ha scoperto e smantellato l’organizzazione. Quattro persone in carcere, le menti dell’organizzazione modenese che consisteva di fatto in due ditte di autotrasporti con tredici camion, ora sequestrati, quarantuno persone denunciate per avere fatto parte a vario titolo dello staff del giro, due onlus, che hanno sede nel veronese, smascherate e presto “radiate”.

Le menti del giro, i titolari delle ditte di autotrasporti, sono modenesi, o per lo meno uno di questi è residente a Modena, ed è di origine siciliana, gli altri gravitano su Modena anche se due abitano a Verona e uno in provincia di Bologna. Abbiamo visto come i camion facessero la spola tra le ditte richiedenti, ma l’organizzazione poteva usufruire anche di quattro siti fissi dove stoccare per un breve o medio periodo i carichi o dove le ditte poteva gettare a piacimento. Erano a Baggiovara, a Formigine, a Finale e a San Giovanni in Persiceto. A volte i rifiuti arrivavano già stoccati nei container, altre, e accadeva spesso, venivano gettati nell’area. In sostanza, come nel caso di Baggiovara, un ’area attigua ad una costruzione rurale un po’ isolata, che spesso si trasformava in discarica abusiva a cielo aperto.

Vediamo l’indagine. L’operazione che ha portato allo smantellamento del traffico illecito è stata denominata “Clean up” e vede protagonista la Finanza di Modena che ha individuato braccia e menti dell’organizzazione. Ovvero trasportatori, spedizionieri doganali, facchini, gruisti, e altre figure ancora che spedivano verso l'Africa tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, stipati all'interno di container.

Le indagini vennero avviate nel giugno 2012 e sono coordinate dalla Dda, Direzione distrettuale antimafia di Bologna, hanno permesso di individuare i quattro siti di stoccaggio all'interno dei quali venivano gettati materiali tecnologici obsoleti (monitor, pc, stampanti ecc...), oltre a migliaia di elettrodomestici, autovetture demolite e radiate dal Pra, batterie per autoveicoli esauste, estintori, pneumatici per auto. Oltre ai siti, inoltre, l'organizzazione effettuava un servizio “su misura” per il cliente, andando a posizionare i container vuoti nelle località indicate dai committenti, provvedendo poi al successivo ritiro. Tale attività è stata effettuata principalmente nel Modenese ma anche a Bologna, Reggio, Ferrara, Ravenna, Piacenza e Forli-Cesena) e regioni quali la Lombardia, Veneto, Piemonte e Lazio.

GUARDA SU INTERNET

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE

www.gazzettadimodena.it


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