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«Procedure non corrette per gli appalti del Duomo»

Gli ispettori ministeriali hanno inviato un rapporto alla Corte dei Conti Lavori spezzettati in cinque, affidati alla stessa ditta e in quattro casi senza gara

Gli ispettori della Ragioneria generale del Ministero per il tesoro, durante controlli amministrativi di routine, trasmessi poi alla Corte dei Conti, avrebbero rilevato problemi relativi ai lunghi lavori del restauro del Duomo.

Lo si legge in una relazione, notificata alla Corte dei Conti e al Ministero per i beni culturali, nella quale si mette nel mirino la gestione degli appalti di restauro del Duomo da parte della Direzione regionale per i beni culturali dell'Emilia Romagna. È l'ente pubblico, diretto dall'architetto Carla di Francesco da cui dipende la Soprintendenza per i beni architettonici sotto la cui direzione - in alcuni casi - e sempre sotto la sua tutela sono stati eseguiti negli ultimi anni i lavori di restauro del monumento patrimonio dell'Unesco.

In particolare nella relazione degli 007 amministrativi si parla di appalti e viene rilevata la “sistematica omessa comunicazione all'anagrafe delle prestazioni degli incarichi conferiti”. È solo la prima "bacchettata" alla Direzione regionale, perché la relazione entra nel merito e si sofferma sugli appalti, relativamente al restauro suddiviso in cinque lotti distinti e assegnati senza gara, tranne in una occasione, alla ditta "Candini arte" di Castelfranco Emilia per un totale di 584mila euro.

Nella relazione si legge, riguardo alle procedure di assegnazione degli appalti, che “la procedura non è corretta e rispettosa delle norme sui contratti pubblici che tende a privilegiare l'unitarietà”. Direzione regionale e Soprintendenza invece ritengono che l'utilizzo nella quasi totalità dei casi della medesima ditta è servito a mantenere la stessa qualità nei lavori di restauro. Ma la relazione amministrativa prosegue sul tema degli appalti: l'unitarietà è preferibile per “evitare che col frazionamento si possa artatamente ridurre l'importo della gara per aggirare le norme o consentire il ricorso alla trattativa privata in violazione di libera concorrenza e accesso alle commesse pubbliche”.

I lavori di restauro erano iniziati sull'esterno dell'edificio dal lato di via Lanfranco, erano proseguiti sulla facciata, poi i ponteggi si erano spostati sul lato meridionale posto su piazza Grande.

Dopo la conclusione del lavoro sulle absidi manca ora solo una piccola parte di intervento sui "torrini" in alto sul retro dell'edificio medievale simbolo della città.

Questi restauri nel corso del tempo hanno generato alcune polemiche,

in particolare da parte di Italia Nostra, Vittorio Sgarbi e il restauratore Bruno Zanardi. Due anni fa ci fu anche un caso curioso riguardante i leoni della facciata: dopo il restauro, in occasione di piogge insistenti, emergeva una strana colorazione rossastra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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