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Ex Ballarini, sono dodici gli imputati

Sassuolo. Abusi e mancata bonifica dell’area dove è sorto il Parco degli Estensi. Davanti al Gip tecnici Arpa e ex dirigenti del Comune

Nove richieste di rinvio a giudizio con altri tre indagati in prescrizione, perché il gigantesco complesso immobiliare della ex Ballarini non solo è stato costruito lasciandoci sotto i rifiuti industriali (una vera e propria discarica) incompatibili con la destinazione d’uso a verde. Ma anche perché i titoli edilizi non erano sufficienti. Insomma, un clamoroso abuso edilizio che coinvolge quali imputati un ex dirigente e un ex capo servizio del Comune e quattro tra dirigenti e pubblici ufficiali dell’Arpa che, invece di controllare, avrebbero “solidarizzato” con gli altri indagati, passandogli - nel caso dei dipendenti Arpa - le notizie sull’inchiesta in corso e omettendo al contrario di informare gli investigatori della Procura delle loro azioni su circostanze inerenti proprio la costruzione del complesso.

È di tutto questo che si discuterà a giorni davanti al giudice delle indagini preliminari di Modena, all’esito di una inchiesta che non ha precedenti in città, per la gravità dei reati e per le persone coinvolte.

Ma la giustizia ad oggi non ci fa comunque un figurone: la richiesta di rinvio a giudizio è datata 23 giugno 2010. Sì, ci sono voluti 4 anni per arrivare alla fissazione dell’udienza preliminare. Con il risultato che una parte delle imputazioni si sono già prescritte prima ancora di cominciare, e le altre faranno presumibilmente la stessa fine. E con il risultato che per una inadeguatezza che avrà pure le sue ragioni, se anche tutti o parte degli imputati fossero colpevoli, se la caveranno con una sentenza di non luogo a procedere. Evento in sè inaccettabile, per il disvalore sociale e l’importanza stessa delle imputazioni contestate, frutto peraltro di mesi e mesi di indagini e di accertamenti, in un contesto per così dire difficile, “ostile”.

La vicenda, ripassando sommariamente, è nota: William Pifferi nel giugno del 2008 segnala che nella sua proprietà si sversano rifiuti di fonderia che contaminano i pozzi. Il sospetto e che si tratti del rilascio degli inquinanti stratificati nell’area della ex fonderia Ballarini a Pontenuovo, tra via Montanara e via Nievo, dove sono partiti i lavori per la realizzazione di un gigantesco complesso immobiliare, costituito tra l’altro da 109 unità abitative e 179 box macchina, oltre al resto. Un progetto che viene presentato e sponsorizzato da qualche anno come esempio di riqualificazione ambientale e recupero di archeologia ambientale con tecniche di bioarchitettura...

Quando, ad agosto 2008, si diffonde qualche prima notizia dell’inchiesta avviata dopo gli esposti la risposta della società costituita ad hoc e denominata “Parco Degli Estensi” è categorica: «Abbiamo tutti i titoli edilizi - commenta tra gli altri Enrico Migarelli, coordinatore della società - Si tratta di una bufala, perché noi abbiamo tutti i documenti necessari...».

La vicenda scuote anche la politica locale, e quanti hanno già sostenuto il progetto fanno fronte comune.

Ma l’inchiesta va avanti, condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla polizia giudiziaria della Procura, e coordinata in quella prima fase dal pm Giuseppe Tibis. Nel corso degli accertamenti, succede un po’ di tutto, fino appunto agli episodi di presunta “connivenza” tra i funzionari dell’Arpa e i primi indagati, ovvero la società, il costruttore e la progettista.

Alla fine le conclusioni sono inquietanti: la proprietà ha omesso di segnalare l’esistenza dei rifiuti (“terre di fonderia”) e conseguentemente l’inquinamento del suolo, nell’area destinata a verde del complesso. Si trattava peraltro di una vera e propria discarica abusiva, sia per la natura dei rifiuti con elevato contenuto di idrocarburi policiclici aromatici, sia per la quantità e la persistenza nel tempo dei rifiuti in quel suolo.

Proprietà, esecutore dei lavori e progettista sono poi accusati di un gigantesco abuso edilizio, per avere operato in assenza di un compiuto permesso a costruire, partendo da un altro titolo, la “dia”, insufficiente a legittimare demolizioni, ricostruzioni e cambi di destinazione d’uso “con incremento del carico urbanistico”.

Il tutto anche attraverso i reati di falso, per avere attestato falsamente che “l’area ex Ballarini risultava già oggetto di interventi di urbanizzazione...”.

E, peggio, con la complicità di due dipendenti del Comune dell’epoca, imputati oggi a loro volta di abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, omessa denuncia e falso, a maggior ragione di omissioni di atti d’ufficio per non avere fatto il necessario quando ebbero tra le mani le relazioni e le perizie geologiche che confermavano la presenza di rifiuti da trattare. Accuse altrettanto gravi (abuso d’ufficio,

rivelazione di segreti d’ufficio, omessa denuncia e favoreggiamento) per i tecnici di Arpa, l’agenzia che deve controllare e reprimere l’inquinamento e che invece, fin da allora, si prodigò pubblicamente per minimizzare la portata dell’inchiesta. Ora deciderà il giudice

Alberto Setti

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