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Il coltello ha raggiunto il cuore e il fegato

Delitto di Vignola. Conclusa l’autopsia sul corpo di Roberto Ricchi, oggi prevista la visita su Gabbi

VIGNOLA. Una coltellata al cuore e una al fegato sarebbero state quelle decisive, quelle più gravi, che hanno accelerato la morte di Roberto Ricchi, il 51enne di Marano ucciso venerdì scorso dal 50enne savignanese Franco Gabbi, agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio volontario. È emerso ieri, a conclusione degli esami autoptici che, per quanto riguarda il numero dei colpi inferti, hanno confermato quanto emerso già la sera stessa durante il sopralluogo e i rilievi della Medicina Legale. Nove le coltellate, quelle più gravi hano raggiunto l’aorta e il fegato. Tutte sono penetrate in profondità nell’addome di Ricchi e ciascuna ha causato forti emorragie. L’autopsia ha rilevato anche qualche altra ferita da taglio, soprattutto al collo, ma molto superficiale, compatibile con colpi di striscio, probabilmente colpi che il 51enne è riuscito a schivare. Rilevate anche varie ecchimosi al volto. Le escoriazioni sono compatibile con il fatto che dopo le coltellate è caduto a terra. I consulenti del sostituto procuratore Marco Niccolini, che hanno eseguito l’esame alla presenza dei periti nominati dalle parti, ora dovranno mettersi a tavolino a ricostruire l’esatta sequenza dei colpi che hanno raggiunto Ricchi, cosa che permetterà anche di ricostruire la dinamica dell’omicidio. La ricostruzione della dinamica è decisiva per poter verificare l’attendibilità delle dichiarazioni rese dall’arrestato, Franco Gabbi, che sostiene di essersi difeso da un’aggressione molto violenta. Sul cadavere sono stati effettuati anche esami istologici e tossicologici i cui risultati si avranno tra qualche settimana. Nella giornata di oggi verrà anche eseguita la visita su Gabbi, per verificare eventuali escoriazioni che possa avere riportato durante quella che lui sostiene essere stata una colluttazione durante la quale si sarebbe impossessato del coltello caduto a Ricchi. Pare esistano fotografie scattate la sera stessa dell’omicidio che documentano le escoriazioni riportate dal 50enne. Intanto non risultano ancora essere state rilevate le impronte sull’arma, il coltello utilizzato per infliggere colpi e fendenti su Ricchi.

Il legale che assiste i familiari della vittima,

l’avvocato Silvia Silvestri, continua a sostenere che «l’ipotesi della legittima difesa è veramente poco credibile anche per la violenza e la vastità delle ferite inflitte da Gabbi sul corpo di Ricchi».

I medici legali si sono riservati novanta giorni per depositare la loro relazione.

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