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Frignano, una storia di uomini e terre lunga tredici secoli

Dall’alto Medioevo all’epoca rinascimentale testimonianze ricavate dai documenti d’archivio e dai monumenti

Il Frignano è il protagonista del volume “Appunti e ricerche su un territorio montano (Frignano, secoli VIII-XXI)” edito da La Viella (pp. 188, € 22) a cura di Matteo Al Kalak, animato dalla convinzione che sguardi diversi posati sullo stesso oggetto possano contribuire a rimodulare la nostra interpretazione del territorio montano e fornire chiavi di lettura per i problemi che quel territorio solleva.

Derivato il suo nome dai Liguri Friniates di epoca preromana, il Frignano acquisì una fisionomia sempre più marcata allo sfaldarsi dell'Impero d'Occidente, sino a configurarsi come una singolare entità federativa capace di attraversare la storia cambiando più volte il proprio profilo giuridico.

Secondo una definizione estensiva, il territorio frignanese si può far coincidere con l'attuale regione montana a sud di Modena, con le valli dei fiumi Secchia e Panaro, che, assieme ai torrenti da cui hanno origine, scavano la roccia per un'ottantina di chilometri a partire dal crinale tosco-emiliano. Il volume è suddiviso in due sezioni. La prima è centrata sulle dinamiche istituzionali e socio-economiche che hanno caratterizzato il contesto frignanese.

La seconda sulle sedimentazioni documentarie e le rappresentazioni che, dalla letteratura alla cartografia e all'arte ne hanno fissato l'immagine. Ad aprire la raccolta è il saggio di Elio Tavilla che, rimeditando l'esperienza di un altro storico del diritto, Giovanni Santini, propone un affresco della storia istituzionale del Frignano, dalle più remote origini sino agli approdi contemporanei. Troviamo quindi la lenta definizione dello spazio frignanese attraverso la resistenza del castrum Bizantino all'avanzata longobarda, poi la sistemazione in epoca matildica, i rapporti col Comune di Modena sino agli statuti del Trecento e la conquista definitiva da parte degli Estensi nel XV secolo.

Carlo Baja Guarienti apre una finestra sul convulso e sanguinario mondo del banditismo della montagna estense che interessò governatori e uomini chiamati ad amministrare le irrequiete periferie del ducato.

Un saggio di Al Kalak racconta di due confraternite dell'alta montagna, mostrando come la riflessione sulla storia dei due enti sveli un preciso progetto ecclesiastico della società che, nelle periferie, ebbe uno dei suoi fulcri operativi.

C’è infine il saggio di Claudio Silingardi che ritorna sull'esperienza della Repubblica di Montefiorino. La seconda sezione del volume si concentra invece sulla rappresentazione del territorio. Enrico Angiolini, basandosi sulle testimonianze documentarie conservate presso l'Archivio di Stato di Modena, mette a fuoco le fonti per la storia frignanese e di sprone per le ricerche che, auspicabilmente, verranno.

Su altro piano - quello della rappresentazione letteraria - si sposta il denso saggio di Fabio Marri dedicato a Guido Cavani, scrittore modenese che, tra gli orrori della guerra e la stagione neorealista, narrò le atmosfere dell'Appennino che tanto amava. Il

rapporto con il territorio è al centro anche dell'intervento di Federica Badiali che, attraverso un'antica testimonianza cartografica, restituisce al lettore lo sguardo del viaggiatore, fosse esso pellegrino, mercante o uomo di governo, costretto a misurarsi e a misurare l'ambiente circostante.

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