Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Cinque immobili confiscati alla malavita

Tra Modena, Castelfranco e Nonantola gli edifici sottratti sono già disponibili per essere recuperati per la collettività

Da una parte ci sono i dati allarmanti che continuano a venir rilanciati dagli Osservatori sulla malavita e dalle continue operazioni della Direzione distrettuale antimafia, dall’altra però è pressoché intangibile il riscontro sul territorio di confische e sequestri: passano pochi giorni e il clamore mediatico si esaurisce mentre di auto, immobili e soldi bloccati se ne perdono le tracce. Nell’immenso mare del dimenticatoio si accende però una flebile luce grazie all’approfondito lavoro di F ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Da una parte ci sono i dati allarmanti che continuano a venir rilanciati dagli Osservatori sulla malavita e dalle continue operazioni della Direzione distrettuale antimafia, dall’altra però è pressoché intangibile il riscontro sul territorio di confische e sequestri: passano pochi giorni e il clamore mediatico si esaurisce mentre di auto, immobili e soldi bloccati se ne perdono le tracce. Nell’immenso mare del dimenticatoio si accende però una flebile luce grazie all’approfondito lavoro di Federica Terenzi, che ha affrontato il corso del Master in "Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Pio La Torre”. L’architetto ha infatti progettato una mappatura georeferenziata attraverso un’integrazione tra i dati ufficiali forniti dall’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati, e una serie di notizie specifiche del bene (fotografie, dati catastali, eventuali pratiche edilizie che hanno interessato gli immobili, copia dei decreti di sequestro e di confisca) che permette non solo l’individuazione fisica del bene, ma anche la comprensione delle sue caratteristiche, dello stato in cui si trova e delle possibilità di recupero dello stesso in vista di un’eventuale amministrazione/assegnazione. E dal nuovo report emerge come il Modenese, pur essendo terra di conquista malavitosa, ha appena cinque immobili confiscati. Confiscati, appunto, non sequestrati: ciò significa che sono effettivamente e senza alcuna alternativa a disposizione delle autorità, che lì potrebbero elaborare progetti alternativi.

Tre beni sono a Nonantola, e consistono in un appartamento condominiale di otto vani con garage annesso in Via Vittorio Veneto, a ridosso del centro storico; un’abitazione indipendente con terreno edificabile annesso per un totale di 55 metri quadrati ed un’autorimessa di 11 metri quadrati, entrambi in Via di Mezzo, zona Casette. Per quanto riguarda Modena, è stato individuato un negozio ad uso ufficio di 68 metri quadrati, in via Anderlini, nel quartiere Sacca; infine a Castelfranco, in Via Agnini, è stato confiscato un appartamento di cinque vani con garage all’interno di un condominio.

«Il lavoro – spiega Federica Terenzi - ha un duplice obiettivo conoscitivo: uno rivolto alla cittadinanza, che attraverso la conoscenza di quelle virtuose esperienze messe in pratica sul proprio territorio è in grado di comprendere la profondità dell’infiltrazione mafiosa e al contempo la resistenza messa in campo da tutti i soggetti coinvolti nei movimenti antimafia e nella promozione della legalità. Il secondo è rivolto alle istituzioni che potranno utilizzare questo lavoro come strumento di programmazione nell’amministrazione del territorio, creando virtuosi canali di comunicazione e collaborazione tra i diversi ambiti e settori».