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BLACK MONKEY

"Femia chiese al segretario di Giovanardi di fermare la Gazzetta"

Tizian testimonia al processo a Femia, dove a sorpresa spunta il nome di un tal "Luca"  che secondo le indagini sarebbe stato incaricato di fare pressioni sul giornale per fermare il giornalista e i suoi articoli scomodi.

Colpo di scena al processo Black Monkey, che vede tra gli imputati Nicola Femia, ritenuto legato alla 'Ndrangheta e a capo di un'organizzazione che secondo la ricostruzione della Procura guadagnava con il gioco illegale. Questa mattina era in programma la testimonianza di Giovanni Tizian, il giornalista dell'Espresso, che, all'epoca in cui collaborava con la Gazzetta di Modena, scrisse una serie di articoli sulle attività riconducibili a Fermia che diedero fastidio all'imputato. Femia - a processo insieme ad altri 22 imputati, 13 per associazione a delinquere di stampo mafioso - in un'intercettazione parlava del cronista con un altro indagato, Guido Torello, dopo articoli sulla Gazzetta di Modena che non aveva gradito.

E proprio di questo si è parlato durante la testimonianza di Tizian in cui uno degli avvocati delle parti civili ha rivolto una domanda relativa a un tal "Luca" (nome già in precedenza emerso a proposito di questa vicenda). "Lei sa chi è questo Luca al quale si riferivano Femia e Torello durante la loro conversazione intercettata?" E' stato chiesto a Tizian "No non lo so" ha risposto Tizian. Al che è intervenuto un altro avvocato, il legale di Libera che è parte civile, che ha aggiunto "E' l'ex-segretario di Carlo Giovanardi". Ma chi sarebbe questo Luca spuntato almeno tre volte durante l'udienza? A quanto si è appreso in aula sarebbe l'uomo che Femia e Torello avevano individuato per fare pressioni sulla Gazzetta di Modena affinchè non pubblicasse più articoli sul mondo delle slot machine che gravitava attorno a Femia. Quindi mentre da un lato Femia e Torello nelle loro telefonate auspicavano che qualcuno sparasse in bocca a Tizian, dall'altro stavano cercando una via "diplomatica" per fermare articoli fastidiosi. Pressioni - va precisato - che non sono mai giunte al giornale, quindi non si capisce bene quale tipo di contatti questo Luca potesse vantare, non si sa se fossero reali o millanatati. Come avrebbe potuto fare questo "Luca"? Secondo gli investigatori avrebbe dovuto acquistare spazi pubblicitari in cambio del silenzio sui giochi online, cosa che non è mai avvenuta.

Luca nella famosa telefonata del "gli sparo in bocca" era in linea al telefono fisso, terza persona in un dialogo a tre oltre a lui anche Torello e Femia. Le pressioni, va ribadito, non sono mai avvenute visto che anche successivamente a quei dialoghi la Gazzetta ha continuato puntualmente e puntigliosamente a pubblicare notizie sul gioco d'azzardo con le slot e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Emilia e a Modena e sul caso Femia. Doverso precisare che Luca, a quanto è dato a sapere, non è coinvolto nè indagato in questo processo nè in alcuna indagine ad esoo collageto. L'udienza è seguita da un folto pubblico.

Femia è seduto in aula accanto al suo avvocato in aula ha assistituo all'udienza impassibile. Era la prima volta che Tizian e Femia si trovavano nella stessa stanza e hanno

accuratamente evitato di incrociare i loro sguardi , presenti anche il sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli, la presidente del consiglio comunale Francesca Maletti, il COmune di Modena è parte civili l'assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti e alcuni studenti del Fermi di Modena.

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