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TERREMOTO EMILIA

Così avanza il Pronto Soccorso dell’arte ferita

Da dipinti a sculture fino a pezzi di altare e tessuti sfregiati sono 1795 gli oggetti in attesa di restauro A Sassuolo nei prossimi mesi sarà conclusa la messa in sicurezza e fatta una diagnosi per ogni opera

SASSUOLO. Le “dottoresse” si chiamano Cristina, Martina, Maria Azeglia, Laura e il “primario” è Marco Mozzo mentre i “pazienti” sono Guercino, Matteo Loves e numerosi altri artisti soprattutto antichi. Si parla di quello che viene definito il “Pronto soccorso dell'arte”, il Centro per il restauro delle opere terremotate che all'indomani del sisma del maggio 2012 il ministero per i beni culturali aprì al piano terra di Palazzo Ducale. Qui attualmente sono ricoverate 1795 oggetti, non solo quadri e sculture ma anche pezzi d'altare, paliotti, tessuti sfregiati dalla furia delle scosse sismiche.

Entro il marzo del prossimo anno un manipolo di esperti - prima esponenti degli statali Opificio delle Pietre Dure di Firenze e Istituto del restauro di Roma e oggi giovani allieve uscite da quelle scuole di perfezionamento - avrà concluso la messa in sicurezza di queste opere che provengono da chiese e palazzi della Bassa e delle province di Bologna, Ferrara e Reggio. «Appena dopo il sisma - spiega introducendo il viaggio nella sede ministeriale il responsabile Marco Mozzo - il ministero decise di ricoverare qui le opere e gli oggetti che mano a mano emergevano dalle macerie degli edifici colpiti dal terremoto. Il grosso di quanto ora è qui conservato arrivò nei primi mesi, ma altre cose sono arrivate da poco. Ci sono tessuti antichi bellissimi che erano in armadi sotterrati sotto quintali di macerie e sono qui da poco.

Tutto, dai quadri alle sculture agli altri oggetti viene messo in sicurezza: i nostri contrattisti specializzati, cinque o sei ogni anno, prendono visione dell'oggetto in base alle proprie competenze e lo dotano di una scheda informatizzata». Si tratta della vera e propria cartella clinica di ogni singolo malato artistico: il personale raccoglie ogni singolo dato sull'opera, dall'epoca all'autore quando è noto, alle misure oltre ai danni che esso presenta. Tutto viene inoltre fotografato o ogni scheda viene dotata di un “Quick Response Code” (qr code) che poi si può leggere tramite uno smartphone o un tablet.

Chi pensa che il ministero dei beni culturali ancora oggi sia solo burocrazia e polverose scartoffie (certo esiste ancora anche questo aspetto) dovrebbe farsi un giro in questo laboratorio. «Il qr code - continua Mozzo - a noi serve per individuare immediatamente la scheda di un'opera e anche la sua attuale collocazione nei magazzini, ma poi serve anche ai restauratori che devono presentarci un preventivo per restaurare la singola opera. Il sistema che utilizziamo era stato in parte usato per la prima volta nel terremoto dell'Aquila, ma aveva molti problemi e con il terremoto dell'Emilia abbiamo predisposto un sistema di intervento per le emergenze nei beni culturali che sarà utilizzato anche per le eventuali altre catastrofi future nel nostro Paese».

Sassuolo,viaggio nel pronto soccorso delle opere d'arte Marco Mozzo della Soprintendenza responsabile del centro di raccolta e di pronto intervento allestito presso il palazzo ducale di Sassuolo, dove vengono recuperate e restaurate le opere d'arte danneggiate in occasione del sisma 2012. Il dottor Mozzo fa il punto della situazione spiegando come prosegue il loro lavoro. Nelle immagini i restauratori al lavoro. Video di Benito Benevento

Nessuno immaginerebbe che da una porta a fianco della biglietteria di Palazzo Ducale si acceda a grandi saloni dove alcune giovani specialiste in camice bianco sono alle prese con opere d'arte stese sui tavoli e analizzate con piccole telecamere, computer e altri oggetti tecnologici. Siamo nel cuore dell'ospedale culturale, mentre nei pressi si aprono larghi saloni stipati da opere già messe in sicurezza oppure in attesa di entrare in “sala operatoria” per le prime cure.

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