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Di Bella, un’altra sentenza obbliga un Ausl a pagare

A Foggia due pazienti con tumore al seno hanno chiesto di essere rinborsate per i farmaci della terapia dello scienziato modenese: il giudice dà loro ragione

Un’altra sentenza a favore della terapia Di Bella. O meglio, l’ennesima ordinanza di un giudice che obbliga una Ausl a pagare il rimborso per le cure mediche a due pazienti che hanno affrontato a loro spese il ricorso al cocktail di farmaci studiato e messo a punto dall’oncologo modenese.

E a undici anni dalla sua scomparsa continuano ad arrivare i ricorsi di pazienti che si rivolgono alla rete di medici che s’ispirano al suo insegnamento. L’ultimo, in ordine di tempo dopo un altro centinaio di sentenze di simile contenuto, arriva da Foggia. A sostenere la causa è un avvocato, Gianluca Ottaviano, che sventola la sentenza del giudice mario De Simone e la relazione tecnica del perito che è stato nominato.

Nella sentenza vengono fisati tre punti su cui si fonda l’obbligo per l’Ausl di risarcire le spese delle pazienti.

«I farmaci associati alla cura con il metodo Di Bella - argomenta il giudice - si sono rivelati efficaci e insostituibili, essendo fallite le prescrizioni terapeutiche offerte dalla medicina ufficiale. Inoltre una terapia farmacologica è indispensabile se è efficace ed è insostituibile se, per le particolari condizioni del soggetto, gli altri farmaci del prontuario dovessero risultare incompatibili o concretamente inefficaci».

Su una terza questione la sentenza spazza via le obiezioni rispetto al giro d’affari dei ritrovati relativi alla terapia messa a punto dallo scienziato modenese: «La cura Di Bella - ribadisce il magistrato - risponde al principio dell’economicità poiché i farmaci di questa terapia hanno un costo inferiore rispetto a quelli del circuito oncologico ufficiale».

Nel caso in questione due donne, madre e figlia, rispettivamente di 65 e 37 anni, hanno scoperto di avere un tumore al seno, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. La più giovane, che tra l’altro è madre di tre bambini di pochi anni, non si è data per vinta dopo il fallimento delle chemioterapie. «Non avevo altra speranza che quella di non soffrire - ha dichiarato - Mi sono rivolta al figlio del professore modenese, cioè Giuseppe Di Bella, e ho eseguito la cura in maniera scrupolosa. Dopo un anno e mezzo i risultati sono stati visibile e alla fine dell’anno successivo le metastasi erano pressoché scomparse, lasciandomi solo una piccola cicatrice al fegato, così come hanno potuto constatare i medici dello Ieo di Milano che hanno dovuto prendere

atto, nonostante le loro certezze, della nuova situazione ».

Un dettaglio interessante: nella sentenza viene ripercorsa la battaglia scientifica che ha portato alla bocciatura della terapia Di Bella arrivando però a sostenere l’oggettività di un miglioramento effettivo. (s.c.)

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