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OPERAZIONE "AEMILIA"

 'Ndrangheta e ricostruzione: nel modenese 10 arrestati e 20 indagati

Il blitz scattato nel cuore della notte tra le decine di arrestati ci sono persone che vivono e operano nella provincia di Modena e in quella di Reggio Emilia. Tra le accuse associazione mafiosa e usura e estorsioni Coinvolto il sistema della ricostruzione post terremoto TUTTI I NOMI DEI MODENESI COINVOLTI

L'operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo.Nel Reggiano sarebbero decine gli indagati e diversi gli arresti di imprenditori e anche esponenti della politica locale. Molti sono nomi di imprenditori cutresi, già noti per vicende legate alle mafie in Emilia. Ma l'arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell'onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina.

 

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 Si tratta di una delle più grandi operazioni mai effettuate nella zona dell'Emilia Romagna e nel modenese. Resta il fatto che queste operazioni stanno diventando sempre più frequenti a riprova di come il fenomeno delle infiltrazioni mafiose non sia più un qualcosa di relegato al Sud, ma come emerge da anni è ben infiltrato in tutte le regioni del Paese.

E questi arresti quindi hanno interessato anche alcune persone che vivono e operano nella provincia di Modena, oltre a quella vicina di Reggio Emilia

Ma di cosa sono accusate queste persone. Secondo la Dda tutti sono coinvolti in modo più o meno diretto e con responsabilità più o meno elevate di far parte di una vera e propria associazione a delinquere di tipo mafioso che agisce attraverso estorsioni, usura, porto e detenzione di armi, intestazione fittizia di beni rempiego di capitali di indebita provenienza eccetera. Insomma tutto il prontuario del crimine di alto livelli.

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A coordinare l'inchiesta, denominata "Emilia", la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l'aggravante di aver favorito l'attività dell'associazione mafiosa.

Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l'ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni. In Emilia, sottolineano gli investigatori, la ' ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali.

I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 10:45 presso la procura di Bologna, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

 

LE INDAGINI

I Le indagini hanno comprovato la capacità della consorteria di attuare una pervasiva infiltrazione del tessuto economico e imprenditoriale nei settori dell’edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti, tanto nel territorio d’origine, quanto nelle aree di proiezione, mediante una sistematica pressione estorsiva esercitata nei confronti di imprenditori locali e finalizzata a imporre, nella fase di esecuzione delle opere, la scelta di subappaltatori e fornitori fra quelli di riferimento dell’organizzazione criminale. In particolare, le investigazioni hanno messo in luce gli interessi del sodalizio nei lavori collegati alla realizzazione di rilevanti interventi di riedificazione a seguito del terremoto che ha interessato l’Emilia Romagna nel 2012, ai quali le ditte mafiose hanno avuto accesso anche grazie alle cointeressenze mantenute con i titolari di un’importante azienda edile modenese assegnataria di appalti pubblici per lo smaltimento delle macerie.

Dall’inchiesta è emerso, inoltre, come i proventi illeciti delle articolazioni emiliane venivano in parte trasferiti alla cosca crotonese, mediante il metodico ricorso alla falsa fatturazione per operazioni inesistenti attuata dalle società calabresi riconducibili ai “GRANDE ARACRI”, e in parte reimpiegati in loco nell’erogazione di prestiti a tassi usurari in pregiudizio di imprenditori e nell’avvio di considerevoli iniziative immobiliari intestate a prestanome nelle province di Mantova e Parma. Tra le attività criminali svolte dall’organizzazione, anche la ricettazione di imbarcazioni di lusso del valore di svariati milioni di euro, oggetto di appropriazione indebita commessa in Italia e reimmesse nei mercati nautici di Turchia e Croazia.

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Le indagini hanno altresì appurato il tentativo dell’organizzazione di evitare le verifiche antimafia della Prefettura di Reggio Emilia e di influenzarne gli orientamenti, anche attraverso una serie di iniziative mediatiche promosse daL Consigliere di minoranza della Provincia reggiana Giuseppe Pagliani, destinatario dell’ordinanza in esame con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Contemporaneamente, i militari dei Comandi Provinciali di Crotone e Mantova stanno eseguendo, nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona, decreti di fermo di indiziato di delitto emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Catanzaro e Brescia nei confronti di 46 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati, mentre ulteriori 4 ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dal personale della Guardia di Finanza di Cremona nei confronti di altrettanti soggetti.

 

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