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L’accoglienza oncologica tra ascolto e ospitalità

MIRANDOLA. A partire da febbraio 2007, all'ospedale di Mirandola, il personale del Day Hospital ha avviato il progetto “L'Accoglienza del Day Hospital Oncologico di Mirandola” rivolto ai pazienti...

MIRANDOLA. A partire da febbraio 2007, all'ospedale di Mirandola, il personale del Day Hospital ha avviato il progetto “L'Accoglienza del Day Hospital Oncologico di Mirandola” rivolto ai pazienti che devono iniziare la chemioterapia e ai loro famigliari.

Scopo principale del progetto è accogliere il malato attraverso un intervento informativo di psico-educazione e preparazione psicologica alle terapie al fine di accompagnarlo sia nel suo percorso in Day Hospital sia a casa. «Offrire ascolto ...

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MIRANDOLA. A partire da febbraio 2007, all'ospedale di Mirandola, il personale del Day Hospital ha avviato il progetto “L'Accoglienza del Day Hospital Oncologico di Mirandola” rivolto ai pazienti che devono iniziare la chemioterapia e ai loro famigliari.

Scopo principale del progetto è accogliere il malato attraverso un intervento informativo di psico-educazione e preparazione psicologica alle terapie al fine di accompagnarlo sia nel suo percorso in Day Hospital sia a casa. «Offrire ascolto è offrire ospitalità, è accogliere in noi colui che parla, la sua interiorità, e viverla insieme per un poco. I numerosi anni di incontri e di colloqui con le persone, quelle che stanno bene e quelle che stanno male, ci hanno confermato che uno dei bisogni fondamentali dell'uomo è parlare e parlare di sé - spiegano le volontarie del front-line dell'associazione malati oncologici dei Nove Comuni Modenesi Area Nord, un gruppo di signore che a turno si reca presso il Day Hospital Oncologico per stare insieme ai pazienti durante le terapie - Il beneficio dell'incontro con una persona, soprattutto malata, consiste nella disponibilità ad ascoltarla e quello che facciamo noi è proprio cercare di ascoltare e far sentire i pazienti il più possibile “accolti”, assieme ai medici e infermieri, sempre presenti».

Tra queste signore c'è la volontaria Carla Pedrielli, che dopo essere stata operata di cancro anni fa, si è avvicinata all'Amo per portare la sua testimonianza «perché posso capire - racconta - quello che passa attraverso quegli sguardi, ai quali ho sentito la necessità di portare la mia testimonianza, che è quella che si può anche guarire. Affrontare il dolore è un atto di amore - afferma Carla - Occorre entrare in punta di piedi nella vita di queste persone; all'inizio temevo di non riuscire ma piano piano ho visto che la mia vicinanza era utile e mi sono fatta forza. Gli ammalati hanno bisogno di raccontarsi e di distrarsi, di liberare la loro anima, magari confidando cose che in famiglia non direbbero mai per non far soffrire i parenti».

Si parla di libri, cucina, film, gatti, sport. Si beve qualcosa, si mangia una caramella e il tempo scorre più velocemente. «Un giorno durante il servizio incontrai un ragazzo di 14 anni che faceva la chemio. Preoccupata, mi chiesi che tipo di dialogo instaurare con un ragazzo così giovane quando a un certo punto vidi che tirava fuori dallo zaino la Gazzetta dello Sport e scoprii che era interista. Con il marito interista mi sono fatta una certa cultura in materia e così iniziammo a parlare di calcio: non ci fermava più nessuno - sorride Carla - Non mi stancherò mai di dire che è più quello che si riceve di quello che si da, perché anche se affronti un mondo di dolore la possibilità di essere utili in quel momento a una persona con un semplice sorriso, è la massima gratificazione».

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