Quotidiani locali

Via Emilia: borlenghi a New York

Lo chef modenese Mattiello e il suo locale di cucina geminiana vicino a Broadway: «È un successo»

Lo chef modenese William Mattiello dal 1990 ha portato la Via Emilia nella Grande Mela. Il suo ristorante è stato recensito da importanti testate come il “New York Times” e il “New York Sun”, che hanno lodato la qualità della tradizione culinaria Modenese a New York.

Lo incontro presso il suo ristorante sulla 47th East e 21st Street tra Park Avenue e Broadway. «Appena finito il militare ho deciso di lasciare la Crocetta e traferirmi a Londra - racconta Mattiello - quando sei giovane, Modena ti sta un po’ stretta, così dopo l’esperienza londinese, mia moglie ed io abbiamo deciso di venire a New York. Abbiamo aperto il nostro primo ristorante, dove servivamo principalmente la classica pizza e pasta italiana. Dopo qualche anno mi sono reso conto che potevamo fare di più, era maturata la voglia di proporre ai miei clienti qualcosa più vicino alla tradizione modenese, di tipico e caratteristico. Così ho eliminato il forno per la pizza, inserito un bancone per fare la pasta a mano, ed è nato il Via Emilia (www.viaemilianyc.net). Il nostro ristorante a New York è molto apprezzato perché ci contraddistingue la peculiarità di voler raccontare le eccellenze di una sola città, ovvero Modena».

Questa specificità è piaciuta e i newyorkesi o i turisti, anno dopo anno, stanno dimostrando affetto e gradimento. «La cucina modenese riscontra un grande successo - continua Mattiello - la lasagna è la portata più amata dai newyorkesi, la chiedono sempre, ma il piatto in assoluto più richiesto dal melting pot di razze che frequenta il Via Emilia, giapponesi in primis, è il gnocco fritto. Alcuni clienti, magari di passaggio a New York per lavoro, tornano anche tutte le sere e solo per quello. Per quanto riguarda il vino, sino a dieci anni fa nessuno importava il lambrusco; sono stato uno dei primi ad inserirlo nella carta dei vini, oggi fortunatamente tanti ristoranti lo richiedono, è consumato dai clienti specialmente d’estate come aperitivo. Oggi il Sorbara è molto “cool”.

Capita che a fine pranzo o cena, i clienti mi chiedano di svelargli qualche segreto, per esempio cosa c’è nel ripieno dei tortelloni o come si fanno i nostri tortellini... Tendenzialmente gli chef a queste domande non rispondono, ma io lo faccio volentieri se il cliente vuole provare a riproporre i nostri piatti è per noi una grande soddisfazione». L’arredamento del Via Emilia è minimal, nulla riconduce alla connotazione tipica della classica trattoria modenese. «Abbiamo voluto puntare sull’essenziale - continua lo chef - l’intento era di non rivelare immediatamente al cliente la natura del nostro ristorante. Dev’essere una scoperta continua, ci si siede, si legge il menù, si assaporano i nostri piatti ed in ultimo si potrà esclamare di essere a Modena, anche se siamo nel cuore di New York. L’obiettivo è far degustare tagliatelle o borlenghi senza che fattori esterni possano influire sul giudizio.

C’è molta concorrenza nella ristorazione, soprattutto a New York , ora c’è il boom dei reality food show e la gente pretende la perfezione, noi dobbiamo rinnovarci spesso, proporre idee alternative, trasmettere al cliente nuovi stimoli, dinamicità riguardo le proposte culinarie ed il modo di presentarle, mantenendo intatto il gusto e la tradizione modenese. La clientela fortunatamente ritorna».

«Ospitiamo spesso degli italiani al Via Emilia, anche modenesi grazie alle guide e al passaparola, riceviamo tanti complimenti da loro, soprattutto per la nostra sfoglia; stiamo servendo un buon prodotto e siamo spronati a migliorarci sempre. Nel locale - conclude William - abbiamo un’area dedicata alle foto dei nostri viticoltori e produttori (sono tanti fortunatamente), ed ovviamente, in sala non poteva certo mancare appesa in bella mostra la maglia autografata del Modena Calcio».

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