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Assalto alla gioielleria a Mirandola a colpi di tombino

Nel centro storico deserto il furto notturno con gli attrezzi rubati nei cantieri post sisma. I ladri sono scappati con alcuni gioielli

MIRANDOLA. La città sta provando a risollevarsi, a ricostruire i palazzi e le abitazioni devastate dal terremoto; le iniziative per tenere vivo il centro storico si susseguono, ma la notte, complice anche l’assenza di residenti, le piazze diventano terra di nessuno. Non sarebbe mai stato possibile, se nelle case ci fossero stati gli inquilini, un assalto come quello avvenuto alla EmmeGioielli di via Pico. Perché due ladri, per alcuni minuti, colpiscono ripetutamente con un tombino il vetro b ...

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MIRANDOLA. La città sta provando a risollevarsi, a ricostruire i palazzi e le abitazioni devastate dal terremoto; le iniziative per tenere vivo il centro storico si susseguono, ma la notte, complice anche l’assenza di residenti, le piazze diventano terra di nessuno. Non sarebbe mai stato possibile, se nelle case ci fossero stati gli inquilini, un assalto come quello avvenuto alla EmmeGioielli di via Pico. Perché due ladri, per alcuni minuti, colpiscono ripetutamente con un tombino il vetro blindato del negozio, riaperto dopo il sisma.

Assalto alla gioielleria di Mirandola

Il baccano è tanto, ma nessuno sente così come nessuno può allertarsi durante l’intrusione, che dura altri 4-5 minuti, mentre l’allarme suona. Resta quindi l’amarezza per un colpo che in anni passati non sarebbe mai stato neppure pensato, ma che poteva essere anche più ingente se il proprietario non avesse svuotato - come ogni sera - le vetrine espositive. Alla fine il bottino ammonta a qualche migliaia di euro, a cui andranno aggiunti i costi per il ripristino di porta, vetrate e vetrinette, forzate dai due banditi.

I ladri nelle gioielleria terremotata di Mirandola

Sono le 2,57 - come testimoniano le registrazioni delle telecamere di sicurezza - quando davanti all’ingresso della gioielleria si presentano i balordi. In mano brandiscono un tombino, asportato poco prima in centro. Ma con loro hanno anche diversi attrezzi, tra cui piedi di porco e tubolari, recuperati in un qualche cantiere della zona. Picchiano duro, colpi violenti scagliati fino a quando la vetrata della porta principale cede. L’allarme suona, ma loro entrano lo stesso e possono forzare quattro delle cinque vetrinette in cui Marcello Marchesi ha esposto orecchini e bracciali d’oro e argento. Indossano guanti, passamontagna e scarpe antinfortunistiche. Non vogliono essere riconosciuti, ma quando intravedono una luce di un’auto in transito se ne vanno. (fd)