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Acqua calda nel pozzo di Medolla: oggi prelievi della Regione

Il pozzo caldo di Camurana di Medolla

Nel pozzo di Medolla che attira la curiosità anche degli scienziati da alcuni giorni la temperatura aveva raggiunto e superato i 40 gradi. Poi la segnalazione dopo l'ultima scossa. Ieri Ingv ha effettuato controlli. Pareri contrastanti tra i geologi Scaglioni e Severi

MEDOLLA. Passata la grande paura dopo il ritorno di una scossa di terremoto di magnitudo 3,5 l’attenzione della gente e dei tecnici nella Bassa è tutta o quasi rivolta al mistero dell’acqua calda nel pozzo di una casa a Camurana. Un fenomeno tuttora in corso e che si era manifestato nei giorni scorsi, prima delle due scosse di terremoto di martedì mattina.

Come si era già verificato nel 2012, infatti, è stato riscontrato un aumento della temperatura nei pozzi “sensibili” della zona. Oltre una ...

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MEDOLLA. Passata la grande paura dopo il ritorno di una scossa di terremoto di magnitudo 3,5 l’attenzione della gente e dei tecnici nella Bassa è tutta o quasi rivolta al mistero dell’acqua calda nel pozzo di una casa a Camurana. Un fenomeno tuttora in corso e che si era manifestato nei giorni scorsi, prima delle due scosse di terremoto di martedì mattina.

Come si era già verificato nel 2012, infatti, è stato riscontrato un aumento della temperatura nei pozzi “sensibili” della zona. Oltre una settimana fa, i proprietari di un fondo dove sorge un pozzo in grado di contenere 200 quintali d’acqua in via Camurana, hanno notato che l’acqua era insolitamente tiepida.

Man mano che i giorni passavano, la temperatura dell’acqua si è innalzata fino a toccare i 43 gradi, nei tre giorni precedenti le scosse, come risulta da misurazioni effettuate dai vigili del fuoco.

«Il riscaldamento dei pozzi si è verificato anche per i terremoti precedenti, ma la scienza ufficiale ha sempre negato – sottolinea Antonio Scaglioni, geologo e presidente onorario del Comitato Salute e Ambiente di Rivara – Ci sono pozzi chiusi, sigillati, sterili, in certe zone. E la cementazione potrebbe essersi rotta con il sisma. Quello del riscaldamento dell’acqua potrebbe essere un vero segno premonitore del terremoto».

Ieri mattina, intanto, l’Ingv si è recata in via Camurana per effettuare dei prelievi, mentre oggi, esperti geologi e ricercatori per conto della Regione raggiungeranno il pozzo per realizzare un monitoraggio della temperatura dell’acqua. Uno di questi esperti è Paolo Severi, del Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della Regione che si recherà sul posto insieme al prof Bruno Capaccioni dell’università di Bologna.

«Eravamo al corrente di questo pozzo con acqua calda – anticipa Severi – come Regione, assieme ad Arpa e Protezione civile abbiamo realizzato un gruppo che si occupa di segnalazioni di questo tipo. Dal terremoto ad oggi, abbiamo avuto una ventina di segnalazioni di pozzi con acqua calda, ma nessuna di queste segnalazioni è mai stata preceduta o seguita da un terremoto. Nel caso di Camurana sì. La causa del surriscaldamento potrebbe essere di natura antropica, cioè dovuta all’uomo. In alcuni casi si verificano, infatti, malfunzionamenti delle pompe, usate per fare salire l’acqua fino al rubinetto. Talvolta si intasano e si possono scaldare molto. Ma non è sempre così. In altri casi è un fenomeno verosimilmente naturale».

Obiettivo dei ricercatori è scoprire di più rispetto a questo fenomeno. Un interesse che si è intensificato all’indomani del sisma.

«Gli esperti in questo campo sono al lavoro, si tratta di una materia nuova, che non aveva interessato tanto la scienza anni fa, ma ora, con il terremoto e a seguito delle segnalazioni ricevuti, i ricercatori ci stanno lavorando. Solitamente, un’acqua così calda la si ritrova a diversi metri di profondità. – prosegue il geologo - Nella ventina di pozzi visti finora, la temperatura ha toccato i 40 gradi, rimane alta per alcuni giorni, magari qualche settimana, poi rientra alle temperature normali. Tutta la zona della Bassa Modenese e Ferrarese, poi, è caratterizzata storicamente da fenomeni di questo tipo, interpretati come un fatto naturale», conclude Severi.

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