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Il Fonticolo dell’Oste la burla di Telesforo Fini ai modenesi invidiosi

Voluta da Fini la targa vicino alla fontana in Pomposa risposta goliardica alle maldicenze sul suo successo

MODENA. “Un piccolo gioiello nel cuore della città”. Così una famosa guida inglese per turisti descrive “la Pomposa”, zona fino a pochi anni fa simbolo del degrado e dell’abbandono, diventata invece oggi il cuore pulsante della vita notturna modenese.

Sorta nelle vicinanze di quello che era noto come il quartiere delle “case nuove” (chiamato così in seguito ad un risanamento degli stabili voluto dal duca Francesco III nel 1773), la Pomposa deve il suo nome alla Chiesa di Santa Maria Pomposa che si affaccia proprio sulla piazza che si apre alla fine di via del Taglio. Sempre per volere di Francesco III, la parrocchia venne soppressa nel 1776 e la chiesa passò di proprietario in proprietario fino al 1932 quando venne rilevata dal Comune di Modena che la diede in usufrutto alla Confraternita di San Sebastiano. Il più famoso “ospite” di questa parrocchia fu Ludovico Antonio Muratori che ne fu il prevosto dal 1716 al 1750.

La particolare forma a V della piazza è dovuta all’antica presenza di un orto che era delimitato da un muro di cinta che terminava dove si incontravano via Castelmaraldo e via della Pomposa. E proprio qui si trova un piccolo “gioiello” di Modena che forse anche molti modenesi non conoscono. Sul muro, infatti, nel 1949, è stata posta una fontana nota come il “Fonticolo dell’Oste” dove l’oste citato non è altri che Telesforo Fini, il capostipite della famiglia che, nel dopoguerra e negli anni del boom economico, ha reso il nome di Modena famoso in tutto il mondo grazie alla realizzazione in scala industriale delle eccellenze della nostra cucina.

Nel 1898 quando ha dieci anni, il piccolo Telesforo diventa il garzone di bottega di una delle più famose salumerie della città dove resta per dodici anni e presso la quale impara le tecniche di lavorazione delle carni. Dover sposato l’amata Giuditta (alla quale verrà dedicata molti anni più tardi anche una linea di prodotti), nel 1912 apre il suo primo negozio in corso Canalchiaro dove, oltre ai salumi, si vendevano anche i tortellini che diventeranno il prodotto della casa più venduto nel mondo. Il successo giunse rapidamente, soprattutto grazie all’alta qualità dei prodotti, alla grande simpatia e al buon cuore di Telesforo.

La bottega si trasformò in una sorta di piccolo “bistrot” durante la prima guerra mondiale quando i dottori dell’ospedale militare, che sorgeva in via San Paolo, iniziarono a frequentarla per mangiare qualcosa di buono. Ai dottori si unirono i parenti dei ricoverati e poi i ricoverati stessi una volta dimessi e da qui a diventare uno dei locali più frequentati del tempo, il passo fu breve. Molto provincialmente, i modenesi iniziarono ad essere un po’ invidiosi del successo di uno di loro e iniziarono per questo a far serpeggiare la voce che il suo famigerato lambrusco fosse “annacquato”, cioè allungato proprio con quell’acqua che sgorgava limpida dai fontanazzi.

Che la cosa fosse vera o no, resta tuttora un mistero, ma la goliardia di Telesforo sfociò in una lapide che venne apposta sopra alla fontana che si trovava sul muro dell’Aedes Muratoriana in Pomposa, che recita in un latino molto moderno: “Telesphorus Fini mutinensis caupo valde primus quod nimia aqua vinum auxisset fonticulo hoc civitatem donavit” ossia più o meno: “In dono da Telesforo Fini, negoziante modenese, alla sua città per l’eccessiva acqua che ha messo nel vino”. La datazione della fontana pare essere in realtà più antica del 1949, ma da quel momento è nota a tutti come “il fonticolo dell’oste”.

Ora il “fonticolo” zampilla ancora acqua che non serve sicuramente più ad annacquare il vino dei rinomati ristoranti che si affacciano sull’antico acciottolato, ma magari a rischiarare sì le idee a chi magari ha alzato un po’ il gomito in uno dei tantissimi locali che animano la zona, croce e delizia di chi ha scelto di abitare in una parte della città che racchiude in sé storia, tradizione, modernità e tanta voglia di vivere.

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