Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Alluvione 2014 di Bastiglia Bomporto e Modena: "La colpa  fu degli animali selvatici"

Un'immagine dell'alluvione

I gravi problemi creati da tassi e volpi sugli argini dei fiumi sono dimostrati da uno studio dell'Università: la ricerca sarà presentato prossimamente a San Francisco in occasione dell'incontro degli studiosi di geofisica.

MODENA. Gli effetti disastrosi di nutrie, tassi, istrici e volpi sugli argini dei fiumi sono dimostrati da uno studio dell'Università: lo studio sarà presentato prossimamente a San Francisco in occasione dell'incontro degli studiosi di geofisica. “La Commissione – ha spiegato il prof. Stefano Orlandini di Unimore – voluta dal Presidente della Regione Emilia-Romagna aveva concluso, nell’estate 2014, che il collasso dell’argine del Secchia era stato causato dall’azione di animali selvatici qua ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

MODENA. Gli effetti disastrosi di nutrie, tassi, istrici e volpi sugli argini dei fiumi sono dimostrati da uno studio dell'Università: lo studio sarà presentato prossimamente a San Francisco in occasione dell'incontro degli studiosi di geofisica. “La Commissione – ha spiegato il prof. Stefano Orlandini di Unimore – voluta dal Presidente della Regione Emilia-Romagna aveva concluso, nell’estate 2014, che il collasso dell’argine del Secchia era stato causato dall’azione di animali selvatici quali l’istrice, il tasso e la volpe rossa.

Questi animali, in un contesto di rapido cambiamento dell’uso del suolo e del clima, stanno migrando dalle aree appenniniche verso i territori della pianura padana trovando nei rilevati arginali i luoghi ideali ove scavare le loro tane.

Alluvione 2014 il videoracconto

Lo studio - continua - dimostra come gli effetti della loro attività possano essere disastrosi. Il titolo del nostro lavoro esprime chiaramente come l’attenzione debba essere riposta con urgenza su un problema emergente che ha verosimilmente causato altre alluvioni in Italia. Ridurre il collasso dell’argine del Secchia a un mero problema di manutenzione, com’è stato fatto in diverse sedi, costituisce una visione scientificamente limitata e tecnicamente non esauriente".

Lo studio pubblicato riconosce l’utilità di applicare metodi d’indagine geofisica per valutare lo stato degli argini e l’efficacia degli interventi di riparazione, ma illustra, soprattutto, attraverso la ricostruzione dei casi osservati sui fiumi Secchia e Panaro, come sia necessario e urgente avviare studi di carattere multidisciplinare, mirati a individuare le corrette pratiche di gestione della fauna selvatica e della sua interazione con le opere idrauliche di difesa.

Autori dello studio sono il prof. Stefano Orlandini, il dott. Giovanni Moretti del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed il prof. John Albertson della Cornell University di New York (USA), collaboratore abituale nel gruppo di ricerca di idrologia e costruzioni Idrauliche di Unimore. La novità ed originalità dei risultati hanno suscitato l’interesse della prestigiosa rivista internazionale Water Resources Research.

Lo studio, che sarà presto presentato a San Francisco, durante l’American Geophysical Union Fall Meeting 2015, conferma il rapporto della commissione incaricata dalla Regione Emilia Romagna ed estende l’analisi del ruolo di tane e scavi di animali nella rottura degli argini fluviali, con importanti implicazioni sulla prevenzione dei disastri e sulla corretta sorveglianza idraulica delle piene fluviali.