Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

C'era una volta a Modena: costruttori, piloti e sfide in una città che correva veloce

Auto e motori, viaggio in una passione che ha fatto grande Modena

MODENA. Che traffico pericoloso c’era a Modena tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento! Si percorrevano in auto perfino le mura, ma si facevano anche incidenti, si spera non gravi, con tanti curiosi a commentare. Forse non c’erano ancora le scuole guida.

..
Ma c’era chi non amava la novità delle automobili e sulle mura voleva salirci a cavallo, per le scale. L'ufficiale nella fotografia (pagina 22), evidentemente esperto cavallerizzo, ce la fa, e sale sulla scalinata di porta San F ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

MODENA. Che traffico pericoloso c’era a Modena tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento! Si percorrevano in auto perfino le mura, ma si facevano anche incidenti, si spera non gravi, con tanti curiosi a commentare. Forse non c’erano ancora le scuole guida.

..
Ma c’era chi non amava la novità delle automobili e sulle mura voleva salirci a cavallo, per le scale. L'ufficiale nella fotografia (pagina 22), evidentemente esperto cavallerizzo, ce la fa, e sale sulla scalinata di porta San Francesco, ma la dolce fanciulla che vuol ripetere l'impresa aveva ancora molto da imparare (povero cavallo!).
Una città, Modena, che inizia molto piano a “motorizzarsi”.


Nel 1903 l'avvenimento “sportivo” più importante è infatti il raduno dei ciclisti del Touring Club, e i tram nel 1910 erano ancora trainati dai cavalli. I pompieri che avevano sede al Foro Boario in quell'anno erano tuttavia già motorizzati, ma dieci anni prima spingevano ancora a mano le scale, come si vede in una vecchia immagine. La campagna si era dotata invece abbastanza presto di trattori imponenti, spesso di produzione straniera.
Bisognerà attendere il secondo dopoguerra per vedere Piazza Matteotti, ma anche Piazza Grande, piena di macchine parcheggiate.


Fu il 1929 l'anno della "svolta" per Modena, destinata a diventare la capitale dell'Emilia automobilistica: fu in quell'anno, infatti, che iniziarono la loro attività sia Vittorio Stanguellini che Enzo Ferrari. Il primo come elaboratore e, in seguito, anche come costruttore di vetture sportive; il secondo come titolare della Scuderia Ferrari, con lo scopo di fornire assistenza tecnica alla clientela che correva privatamente con vetture Alfa Romeo.
Nel 1937 nella Scuderia Ferrari si costruì una eccezionale monoposto, la famosa Alfa Romeo “Alfetta 158” che - dopo l'acquisizione da parte di Enzo Ferrari di tutto il materiale sportivo dell'Alfa Romeo che ne aveva finanziato il progetto - avrebbe dominato le scene sportive del dopoguerra vincendo i primi due titoli mondiali (nel 1950 con Giuseppe Farina e nel 1951 con Juan Manuel Fangio).


Nello stesso 1937 l'industriale modenese Adolfo Orsi acquistò la Maserati, fino allora di proprietà dei bolognesi fratelli Maserati, e nel 1940 la trasferì a Modena.

Un incidente stradale sulle Mura di Modena (1900 circa)
In auto sulle Mura della città, agli inizi del Novecento
Meccanici attorno a una Maserati (1940 circa)
La sede dell'Officina Stanguellini (1930 circa)
Una Alfa Romeo della Scuderia Ferrari in prova sulla via Giardini a Formigine
Un'auto impegnata nel record del Miglio sulla Nonantolana passa e solleva una nuvola di polvere
La sede della Scuderia Ferrari in viale Trento Trieste
L'aerautodromo di Modena, oggi parco Ferrari
L'autodromo di Modena oggi, a Marzaglia
Spilamberto, agosto 1939: il marchese Lotario Rangoni su una vecchia De Dion-Bouton insieme con Carlo Maria Pintacuda
Il Motor Museum di Umbarto Panini. A destra la De Dion-Bouton restaurata (è l'auto azzurra)
Un ufficiale a cavallo sale la scalinata che porta sulle Mura
Una ragazza a cavallo cerca di imitare l'ufficiale...
La rovinosa caduta della ragazza
C'era una volta a Modena: i pionieri dell'auto e la prima febbre della velocità

 

Nel 1939 Enzo Ferrari diede vita a una nuova società, l'Auto Avio Costruzioni, con l'intento, neppure mascherato, di proseguire per conto proprio l'attività di costruzione di vetture sportive. Già l'anno dopo, infatti (1940), videro la luce due vetture 8 cilindri 1500 cc., costruite con materiale Fiat e divenute poi celebri con il nome "815": Ferrari non poteva infatti chiamarle con il proprio nome, essendo vincolato per contratto con l'Alfa Romeo ancora per cinque anni. La prima vettura che portò il suo nome - la prima Ferrari vera e propria - fu costruita nel 1947 a Maranello, dove aveva trasferito la sua attività industriale.

Prima che in città si pensasse di costruire strutture destinate alla corse automobilistiche le prime gare si svolgevano su tracciati stradali, come il Circuito di Modena, organizzato dal 1927 al 1947. Le prime due edizioni si corsero su un tracciato extraurbano di 12 km da percorrere trenta volte, e furono entrambe vinte da Enzo Ferrari su Alfa. Le successive edizioni del Circuito di Modena si svolsero nel cuore della città, sull'anello dei viali (3,2 km per 40 volte), con tre vittorie consecutive di Tazio Nuvolari e due di Franco Cortese. L'ottava e ultima edizione, del 28 settembre 1947, fu interrotta prima del termine a causa di un grave incidente in cui morirono cinque persone.

Cominciò a farsi strada l'esigenza di avere una vera pista, ove fosse possibile gareggiare con vetture e motociclette. Nel dopoguerra l'area venne identificata nel terreno parallelo alla via Emilia e che già dal 1910 ospitava una pista d'atterraggio per aerei e un attracco per dirigibili. Il via ufficiale ai lavori di costruzione venne dato il 28 marzo 1949. L'Aerautodromo fu inaugurato il 7 maggio 1950 e misurava 2,3 km, che potevano diventare 3,800 con l'inserimento, nelle gare, della pista centrale utilizzata dall'aviazione (da qui deriva il nome). Con la nascita dell'Aerautodromo finì l'epopea delle corse sulle strade della città, come il Record Mondiale del Miglio sulla via Nonantolana non asfaltata che si era corso nel 1909 e nel 1910 in una nuvola di polvere. La prima edizione, vinta da De Zara a oltre 141 km/h, aveva registrato anche la partecipazione di modenesi illustri, come Guido Corni, Claudio Sandonnino e Francesco Stanguellini.

Il circuito venne usato per gare e come pista di prove dai costruttori di vetture sportive modenesi. Posso testimoniare che fu usato anche come aeroporto. Mio padre aveva accolto come ragioniere nella fabbrica di borsette un ufficiale dell'Areonautica che era stato epurato dopo la guerra. Era un triestino, il cognome era Billi. Riammesso nell'Areonautica, tornò a trovare mio padre, e lo portò con me in braccio (avevo 6 o 7 anni) a fare incredibili acrobazie su un aereo piccolissimo sfiorando i tetti in picchiata. L'espressione più dolce dei Modenesi fu “Ch'at gnèsa un azidèint!”.

Vi si corsero, dal 1950 al 1961, sette edizioni del Gran Premio di Modena di automobilismo per monoposto di F2 che videro le vittorie di Alberto Ascari, Gigi Villoresi, Manuel Fangio, Jean Behra, Joachim Bonnier e Stirling Moss. All'Aerautodromo di Modena si tennero anche ventidue edizioni del Gran Premio di Modena di motociclismo fino al 1975 e due edizioni del Gran Premio di Modena di ciclismo. Nel marzo del 1957, durante delle prove, Eugenio Castellotti si schiantò con una Ferrari presso il rettilineo delle tribunette. Già alla fine degli anni Sessanta l'Aerautodromo non soddisfaceva più quei criteri di sicurezza che di lì a poco sarebbero diventati prescrittivi. Enzo Ferrari, che per il collaudo delle sue vetture aveva esigenze crescenti, si risolse a costruire il circuito privato di Fiorano. Iniziò così un lento declino e sul finire degli anni Settanta l'Aerautodromo fu chiuso.

Musei e collezioni testimoniano in città e in provincia la passione per l'automobile, dai due musei dedicati a Enzo Ferrari, il Museo Ferrari a Maranello (fino a pochi anni fa Galleria Ferrari) e il Museo Casa Enzo Ferrari inaugurato nel marzo 2012, o il Museo dell'auto storica Stanguellini, o la collezione di Mario Righini nel castello di Panzano a Castelfranco, che custodisce la mitica 815 del 1940, senza dimenticare (non è modenese, ma lo perdoniamo...) il Museo Ferruccio Lamborghini ad Argelato.

C'è però un museo “dei motori”, il cui nome ufficiale è "Collezione Umberto Panini Motor Museum", in via Corletto,

che merita un discorso a parte. Chi arriva nell'azienda agricola “Hombre” dove ha sede, si imbatte infatti subito in uno straordinario cannone, che un cartello dichiara “Monumento alla stupidità umana”, e in una lunga fila di antichi trattori.

L'azienda e il museo sono stati l'orgoglio di un personaggio che con i fratelli Giuseppe, Franco e Benito ha costruito un pezzo della gloria modenese. Bisogna leggere la sua autobiografia L'America è qua. Una storia di motori, figurine e formaggi per comprendere come erano i Modenesi che nel dopoguerra hanno ricostruito la nostra economia.

Nel museo, oltre a molte auto, si possono ammirare moto d'epoca, per maggior parte emiliano-romagnole (Ducati, Maserati ecc.), biciclette da collezione e alcuni mezzi militari. Il nucleo più importante è costituito da auto Maserati, che Alejandro De Tomaso, ultimo proprietario, aveva messo all'asta e che Umberto, che aveva lavorato come meccanico alla Maserati negli anni Cinquanta, acquistò: “Presi questa decisione soprattutto pensando alla mia città, perché noi Panini siamo sempre stati molto legati a Modena”.

Ma c'è un'auto nel Museo che mi ha sempre colpito: è una bellissima De Dion-Bouton, che Umberto Panini recuperò e restaurò riportandola all'antico splendore. È un'auto posseduta un tempo dalla famiglia Rangoni Machiavelli, e che guidava da ragazzo con il fratello Rolando il marchese Lotario (1913), grande appassionato di motori, che pilotò nella Mille Miglia del 1940 la Auto Avio 815, la prima macchina costruita dal Drake, e perì tragicamente in volo il 2 ottobre 1942.