Quotidiani locali

Vai alla pagina su Emotion
Storie d’Inquisizione Streghe, sortilegi e modenesi al rogo

Storie d’Inquisizione Streghe, sortilegi e modenesi al rogo

Il temuto tribunale aveva sede nell’attuale “Venturi” Era inflessibile con il popolo, più “tenero” con i nobili

In un certo senso, anche oggi è da considerarsi un luogo di drammatici interrogatori. Sì, perché il palazzo che un tempo era sede del temutissimo Tribunale dell’Inquisizione, non è altro che l’Istituto d’Arte "Adolfo Venturi". O almeno, in parte lo era, dato che a capo dell’Inquisizione in Italia c’erano i Domenicani e il palazzo è adiacente alla chiesa di San Domenico (che non è nella posizione originaria, era situata tra l’attuale chiesa e il Venturi che fu rasa al suolo e ricostruita nel 1707) e ad un passo dal convento delle suore devote al santo spagnolo.

A Modena le pene di morte in realtà sono state poche. Se alla sbarra venivano portati dei nobili, spesso la facevano franca e al posto di essere arsi vivi, veniva arso un loro ritratto. Sicuramente venne bruciato al rogo un operaio, Marco Magnavacca, ma solo dopo essere stato ucciso in carcere.

Il tribunale rimase attivo fino al 6 settembre 1785 quando il duca Ercole III lo soppresse. Ebbe il suo periodo di massima attività alla fine del Seicento quando si giudicavano non solo gli eretici, ma anche tantissime donne (nella fattispecie le levatrici e le erboriste) tacciate di fare sortilegi e creare “medicine superstiziose”. Anche i forti bestemmiatori non se la sono passata bene.

L’obiettivo principale dell’Inquisizione era quello di suscitare timore (se non vero e proprio terrore) tra i modenesi e inibirli così dal compiere azioni contro il volere della Chiesa. Erano quindi frequenti gli esempi di punizioni messi in scena in Piazza Roma, dove avvenivano anche le esecuzioni capitali che si attuavano dopo una lunga tortura, per impiccagione, sul rogo, con il taglio della testa . L'ultima esecuzione fu un'impiccagione a metà del 1700.

Era comunque un tribunale molto importante ed alcuni anni fa anche Rai Storia gli ha dedicato un documentario, “Eccellentissima strega”, che ripercorreva le storie di tre donne, la modenese Orsolina la Rossa e le bolognesi Lucia Bertozzi detta “Bartolina” di Crevalcore, originaria di Faenza, e Ginevra Gamberini di San Giovanni in Persiceto, processate per stregoneria dal Sant'Uffizio di Modena. Rai Storia è partita dai documenti custoditi nel nostro Archivio di Stato per raccontare, attraverso i verbali processuali, le storie delle tre donne vissute nei territori tra Modena e Bologna, tra il 1539 e il 1636.

Sono parecchi, ben 112, i documenti relativi a fatti e persone di Panzano (la frazione di Castelfranco) e di Crevalcore, cittadina oggi in provincia di Bologna, ma che durante il periodo dell'Inquisizione faceva parte della diocesi di Nonantola e quindi sotto Modena.

Uno dei più particolari riguardò Maddalena Lodi, sospettata di aver causato la morte del fidanzato Lodovico Cavallini, tramite sortilegi magici. La ragazza venne disonorata e abbandonata dal giovane amante e in seguito a questo evento, costretta a prostituirsi vista la sua condizione. Maddalena cercò vendetta nella magia e la ottenne. La fama di questo sortilegio arrivò a Giuseppe Malaguti, venditore di sale acciecato dalla passione e dall’odio verso la matrigna Domenica Vaccari, che richiese i servigi esoterici della Lodi contro la Vaccari. Maddalena utilizzò il maleficio della «pedaga» (che consisteva in pratica nel procurarsi uno strato di terreno con l’impronta del piede) della persona che si voleva sottoporre al rito magico; poi, con una moneta riportante l’immagine di un santo, bisognava raschiare la terra superficiale che andava poi impastata fino a dargli la forma di una suola di scarpa. Il maleficio terminava con la triplice perforazione di tale forma con la moneta usata e con la recita di una formula magica. Il rito però non funzionò.

Un altro caso noto è quello di Messer Filippo detto il Diavolino per i suoi presunti rapporti con il demonio, che venne rinchiuso nella piccolissima prigione del Castello di Spilamberto per tre mesi. Gli stenti lo fecero impazzire e iniziò a scrivere con il sangue le ragioni della sua ingiusta carcerazione dovuta alla falsa testimonianza

di una donna respinta e non dai suoi rapporti con il Diavolo.

Oggi passiamo davanti al palazzo del Venturi quasi sempre di fretta in cerca di un parcheggio, senza essere consci che proprio lì si è deciso il destino di tanti uomini e di tantissime donne.

Maria Vittoria Melchioni

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro