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Altane, i “belvedere” di Modena dove lo sguardo arriva alle montagne

Sono le caratteristiche “loggette” del centro storico Un tempo erano usate anche come colombaie

MODENA L’iconografia della vita spesso consiste in una scala che si eleva verso il cielo, il cui punto massimo resta invisibile. Parallelamente gli architetti di buona parte dei tempi, hanno sempre fatto protendere le proprie costruzioni verso l’alto, verso quel punto di libertà estrema che è il firmamento.

Se Bologna è la città delle torri, Modena è la città delle altane. Queste loggette hanno spesso anche il nome di “belvedere”, poste sulla parte più elevata di un edificio, a volte sostitui ...

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MODENA L’iconografia della vita spesso consiste in una scala che si eleva verso il cielo, il cui punto massimo resta invisibile. Parallelamente gli architetti di buona parte dei tempi, hanno sempre fatto protendere le proprie costruzioni verso l’alto, verso quel punto di libertà estrema che è il firmamento.

Se Bologna è la città delle torri, Modena è la città delle altane. Queste loggette hanno spesso anche il nome di “belvedere”, poste sulla parte più elevata di un edificio, a volte sostituiscono completamente il tetto. Costruzioni di origini clericali (tipiche soprattutto dei monasteri femminili, permettevano alle monache di clausura di assistere alle processioni religiose rimanendo protette dalla vista del pubblico dalle gelosie di ferro battuto) differiscono da terrazze e balconi perché non sporgono rispetto al corpo principale dell'edificio.

Utilizzate anche come punto di osservazione in costruzioni fortificate o ad uso militare (qui venivano tenuti piccioni o le colombe con funzione di messaggeri), le altane sono da sempre un luogo privilegiato per chi vuole guardare la città dall’alto e perdersi nel panorama della nostra pianura arrivando con lo sguardo fino alla corona di monti che la racchiude. O, più prosaicamente, utilizzate per stendere i panni al sole e al vento.

Tornando al loro uso come “colombaie”, è questa forse la vera ragione di una presenza così importante sul territorio di questo tipo di costruzione. Modena da sempre è maestra nell’allevare ed addestrare i colombi dato che già se ne parla nel 43 a.C. in occasione della guerra raccontata da Plinio, in cui lo storico romano narra appunto che i contatti tra gli assediati dentro le mura e i soccorritori avvenissero tramite messaggi legati alle zampette dei volatili.

Anche il Tassoni nella sua “Secchia Rapita” menziona un gruppo di “perditempo” che aveva come occupazione principale quella di far volare i colombi, o meglio di cercare di catturare i colombi delle bande di avversari in quella che era una vera e propria guerra dalla quale derivano termini e metafore che ancora oggi utilizziamo nel nostro linguaggio. Nelle altane venivano allestiti i “gabiòun”, una sorta di pianerottolo sul quale si saliva per agitare un lungo bastone dotato di un fazzoletto colorato (al stràz) che serviva per indicare ai colombi quale direzione prendere. I gruppi di colombi di bande rivali venivano così mescolati in volo seguendo le direttive dei loro addestratori che, una volta avvenuta la méscia, la mischia, richiamavano velocemente i propri stormi cercando di trascinare nella foga anche qualche uccello del gruppo avversario.

I colombi che avevano fatto più "prigionieri" venivano ricompensati con una razione extra di becchime, mentre la sorte dei poveri volatili catturati era in balia dei rapporti che intercorrevano tra le bande. Se la guerra era solo a livello goliardico, i prigionieri venivano subito liberati o liberati dopo una sorta di riscatto che solitamente veniva riscosso in osteria. Nel caso in cui invece tra le due bande non ci fossero ottimi rapporti, i poveri colombi potevano essere uccisi e appesi nella colombaia dell'altana, in bella vista, in modo che tutti vedessero che fine avevano fatto. Nei momenti più crudeli della nostra storia, si narra anche di "colombi kamikaze", che venivano restituiti al legittimo padrone dopo essere stati presi in ostaggio, ma con un "pensiero" speciale legato ad una zampa: una specie di bottiglia Molotov con polvere da sparo e stoppino in fiamme, in modo da creare un'esplosione al momento del ricongiungimento con lo stormo di appartenenza e la conseguente carneficina di colombi avversari.

Oggi sul mercato immobiliare le altane raggiungono prezzi folli rispetto alle metrature che mettono a disposizione. Una delle altane più suggestive della città è quella che si trova al numero 6 di Calle di Luca nel settecentesco palazzo che una volta ospitava la Tintoria Bergolli. La grandissima torretta con tanto di arcate bianche e balaustra, ora chiusa da una vetrata anti-intemperie è visibile sia dai viali che da corso Canalchiaro e caratterizza tutto l'edificio che è tra i più fotografati dai turisti.