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«Surriscaldamento, il clima non aspetta»

Il meteorologo Lombroso a Parigi come osservatore a Cop 21: «Grandi passi in avanti ma insufficienti»

«Il clima non aspetta. Non aspetterà i tempi dei parlamenti, le priorità dell’economia industriale e dell’agricoltura intensiva. Molto semplicemente ora è una corsa contro il tempo per limitare al massimo l’aumento della temperatura».

Di ritorno da Parigi, dove ha seguito come osservatore i lavori della conferenza internazionale sul clima, Luca Lombroso non ha esitazioni nell’indicare i punti critici di un trattato internazionale che ha messo il surriscaldamento globale tra le priorità di 196 nazioni. Praticamente tutto il mondo, in teoria, anche se già durante i lavori di Cop 21 sono cominciati i distinguo, a partire dall’India. Tecnologie pulite ma patrimonio dell’Occidente tecnologico contro fonti d’energia inquinanti, come il carbone, ma a buon mercato e in grado di rendere competitive le aziende dei paesi emergenti: questo il divario.

«Certo che mettere d’accordo tutto il mondo non è facile anche se alluvioni e siccità colpiscono in tutte le parti del mondo - sottolinea Lombroso, che a Parigi era presente per conto di una Ong scientifica, partecipata dal nostro ateneo e quindi anche dal suo Osservatorio Meteorologico - Però l’unanimità scientifica sul surriscaldamento climatico è un dato di fatto. Incontestato scientificamente e con il patrocinio dell’Onu che ha organizzato Cop 21 a Parigi. Dunque l’impegno per la riduzione dei gas serra, principali imputati del surriscaldamento, c’è stato però gli impegni, anche se verranno rispettati, sono ancora insufficienti per non sprofondare sotto il limite di un surriscaldamento climatico di altri due gradi, dopo il quale gli interventi di correzione del clima temiano che siano impossibili. Il grande, grandissimo passo in avanti è stato quello con cui le superpotenze economiche, ovvero Usa, Cina e Giappone che finora erano stati tiepidi sulle misure di contenimento, adesso hanno rotto gli indugi e passano alle scelte concrete. Ma non bastano i governi, ci vogliono misure concrete di contenimento energetico e delle emissioni anche da parte di enti locali, imprese, associazioni per arrivare gradualmente a quei cambiamenti individuali che servono».

Il tasto dolente della mobilità individuale, delle auto, trova Lombroso molto sensibile.

«La battaglia contro il surriscaldamento passa anche dagli aggiornamenti tecnologici, certamente. Questo vale per le celle solari rispetto al petrolio, ad esempio. Per quanto riguarda le auto, come per altri oggetti di largo consumo, stiamo

attenti però a non cadere nella trappola del nuovo a tutti i costi; ciò che si ha si deve usare sino a quando funziona e non correre a comprare sempre il nuovo ritrovato, altrimenti l’energia che si risparmia è inferiore a quella che serve per costruire l’ultimo modello».

Saverio Cioce

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