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Dal Gruppo 63 al manicomio criminale

Verrà presentato domani a palazzo dei musei un libro di Artestampa su Gian Pio Torricelli, artista e poeta modenese

MODENA. “Dunque Torricelli”. Sì, proprio lui, Gian Pio, da anni ospite nella casa di riposo “Villa Bertani” di Reggiolo. Lo si riscopre come artista e scrittore d'avanguardia, con una forte passione per la musica soprattutto di Bach che interpretava con l'organo in varie chiese di Modena. Un personaggio poliedrico tra i protagonisti della vita culturale negli anni Sessanta, non solo del territorio modenese.

Gian Pio Torricelli, omaggio a un poeta Le toccanti immagini dell'arrivo dell'artista e poeta Gian Pio Torricelli a Palazo dei Musei in occasione della pubblicazione del libro "Dunque, Torricelli" (ed. Artestampa) che parla della sua vicenda culturale e umana dal Gruppo '63 al manicomio criminale. Video di Diego Poluzzi La sua storia

Un libro, pubblicato da Artestampa ne rivela la dimensione anche umana, l'instabilità di una vita senza regole, il disadattato candidato alla follia. E come malato di mente fu internato in manicomio per aver puntato un coltello alla gola di suo padre Teresio. «Ero allora poco più di un bambino e fino a quel momento - dice l'editore Carlo Bonacini, nipote di Gian Pio - mio zio era stato per me un personaggio di fascino inesauribile, una fucina di racconti e di insegnamenti, un idolo potente e carismatico capace di farmi sognare altri mondi... In quel suo gesto Gian Pio fu capace di torgliemi molto di più di quanto mi avesse dato in dodici anni... Credo che il libro porterà nuova luce sulla figura di Torricelli, ora settantatreenne, e sul mondo di artisti e intellettuali. Noi familiari abbiamo vissuto la sua vicenda, con dolore, fatica e preoccupazione».

Tutto è racchiuso nel volume, di cui è autrice Caterina Fantoni, che sarà presentato domani alle 17 presso la Sala dell’ex Oratorio del Palazzo dei Musei, con interventi di Gianni Valbonesi, Franco Guerzoni, Roberto Barbolini, Maurizio Spatola e dell’editore. Sono previsti quattordici interventi coordinati da Roberto Serio. Un incontro per far luce sulle tante vite di Torricelli (sarà presente), passando dal “Gruppo 63 al manicomio criminale”, ai suoi colpi di genio «che lo hanno portato, soprattutto negli anni Sessanta - scrive Alberto Bertoni - a interrogare, a provocare, a sollecitare ingegni come quelli di Adriano Spatola e di Corrado Costa, di Claudio Parmiggiani e di Scolari, di Giorgio Celli e di altri redattori di “Malebolge” o di “Marcatré”, riviste tutte da ristudiare e da richiamare in causa, perché ancora attualissime».

Facevano discutere le sue poesie linguisticamente “eversive” di “Dunque Cavallo”, del 1965. Ma era “Coazione a contare”, del 1968, un intero libro dove per centinaia di pagine apparivano stampati in lettere alfabetiche, uno dopo l'altro e senza virgole i numeri da uno a cinquemilacentotrentatrè, a porlo tra gli “sperimentali radicali, gli illeggibili per sfida...”.

«Una provocazione, oggi - rivela Umberto Eco in una intervista, nel 2013, a Repubblica (il volume di Artestampa contiene anche una lettera inedita del famoso saggista e scrittore, nel 1966, al modenese) - si direbbe, alla Cattelan... Se a questo si era giunti, finiva allora un'epoca e doveva incominciarne un'altra».

E nel 1966 a La Spezia, per il quarto incontro con degli scrittori del Gruppo 63 Torricelli fece scalpore con “Zonacesarini”. Con lui Patrizia Vicinelli, tanto che si parlò addirittura di una “terza avanguardia”, come ricorda Carlo Alberto Sitta. La sua irrequieta e dissacrante attività, concentrata negli anni Sessanta, passa attraverso il movimento parasurrealista del 1964, “Parole sui muri” nel 1967 a Fiumalbo.

Gli amici e conoscenti Carlo Cremaschi, Valbonesi, Parmiggiani, Giuliano Della Casa, Franco Vaccari, Guerzoni, Sitta, Maurizio Spatola, con cui ha condiviso la passione per l’arte e la letteratura, ne raccontano le stravaganze, la curiosità abnorme, l’illusione di onnipotenza, la carica eversiva e talvolta aggressiva, le sofferenze (droga, violenze, arresti, manicomi, elettroshock), l’enfant prodige che si opponeva alla mercificazione dell'arte e della cultura. Si dimostrava insofferente a qualsiasi tipo di protocollo.

Trasferitosi nel 1966 a Roma, dove conoscerà Fellini, Gian Pio era riuscito ad entrare in molti salotti importanti e quell’apparente riverenza nel fare il baciamano alle signore era il pretesto per mordere loro la mano.

Ora Torricelli è in una casa di riposo e sostiene di parlare con gli extraterrestri. Ha scoperto, forse, che la realtà è altro da lui e dal mondo. E in essa trova la sua identità.

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