Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Dal “fiacre” ai primi filobus: così si viaggiava a Modena un secolo fa

C'era una volta a Modena: carrozze, tram a cavalli, treni... Il trasporto pubblico, una storia sempre... in passivo

MODENA. La città discute: debbono passare i mezzi pubblici in Corso Duomo appena sistemato? E il filobus davanti al Palazzo Ducale nella Piazza Roma appena pedonalizzata? E quale sarà il destino della ex AMCM in Viale Carlo Sigonio? Ripercorriamo insieme velocemente come ci si muoveva a Modena tra Ottocento e Novecento.

Carrozze, tram a cavalli, treni... Così si viaggiava a Modena un secolo fa

Nel 1859 cominciò a essere operativa la stazione ferroviaria in quella che sarebbe nel tempo diventata Piazza Dante, in un edificio poi abbattuto nel 1920 per dar luogo ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

MODENA. La città discute: debbono passare i mezzi pubblici in Corso Duomo appena sistemato? E il filobus davanti al Palazzo Ducale nella Piazza Roma appena pedonalizzata? E quale sarà il destino della ex AMCM in Viale Carlo Sigonio? Ripercorriamo insieme velocemente come ci si muoveva a Modena tra Ottocento e Novecento.

Carrozze, tram a cavalli, treni... Così si viaggiava a Modena un secolo fa

Nel 1859 cominciò a essere operativa la stazione ferroviaria in quella che sarebbe nel tempo diventata Piazza Dante, in un edificio poi abbattuto nel 1920 per dar luogo all'attuale.

Quella invece che i Modenesi chiamano Stazione Piccola in Piazza Manzoni, un tempo ubicata fra le attuali Viale Reiter e Via Borrelli, fu inaugurata il 26 settembre 1932, capolinea delle tratte per Sassuolo, Mirandola e Vignola, queste ultime chiuse nel 1964 e nel 1969, mentre la linea per Sassuolo è stata prolungata, sotterranea, nel 2004 fino alla Stazione di Piazza Dante.

Modenesi in carrozza... Così si viaggiava in provincia un secolo fa

Il viaggiatore che nell'Ottocento dalla Stazione avesse voluto raggiungere il centro o un albergo avrebbe dovuto noleggiare un fiacre, cioè una vettura pubblica a cavalli. Del resto anche tutto il trasporto delle merci in città avveniva con cavalli, muli e buoi, attraverso le porte e la cinta daziaria. Bisognerà attendere la fine del 1881 per vedere realizzato il primo tratto di una linea tranviaria a cavalli da Piazza Sant'Agostino alla Stazione ferroviaria, attraverso la Via Emilia, Via Farini e Corso Vittorio Emanuele II.
Erano vetture fornite dalla ditta milanese "Felice Grondona", ospitavano venticinque passeggeri seduti e coprivano il percorso in poco più di dieci minuti, con un biglietto che costava 10 centesimi. I binari erano a scartamento normale (m. 1,435).

Don Arturo Rabetti, che pubblicò nel 1936 un bellissimo Modena di una volta con l'editore Angelo Fortunato Formiggini, ricorda che "i cittadini si interessavano della novità e, nei primi tempi, una gran folla, attratta dallo spettacolo, sorvegliava tutto il giorno il movimento dei nuovi veicoli, cosicché gli uomini del tram erano costretti a tenere lontana questa folla, minacciando frustate a destra e a sinistra".

L'abbattimento delle mura a partire dall'anno successivo portò a progressivi ampliamenti del percorso, fino a raggiungere lungo l'asse della Via Emilia la Madonnina a ovest e San Lazzaro a est.

Per circa trent'anni nulla cambiò nel panorama dei trasporti cittadini, e le vecchie cartoline ci mostrano vetture con pubblicità (Buitoni, Ferro China Bisleri, Sangemini, Acqua Nocera Umbra, Insetticida Razzia), tram aperti per il caldo con tende laterali per il sole, trainati da cavalli con cappucci bianchi. Uno spazzino puliva le rotaie.

Intanto la città si evolveva. I borghesi utilizzavano ancora per spostarsi bellissimi tiri a quattro, ma anche auto elegantissime, che attiravano folle non solo di ragazzi.

La bicicletta stava diventando il mezzo di locomozione di massa, e il Touring Club, fondato l'8 novembre 1894 da un gruppo di 57 velocipedisti, con l'intento di diffondere i valori ideali e pratici del ciclismo e del viaggio, aveva già raggiunto nel 1899 i 16.000 soci. Nel 1903 il raduno ciclistico si svolse a Modena con grande concorso di folla. La svolta nei trasporti pubblici avvenne nel 1911, quando sorse l'Azienda Elettrica Municipale per la distribuzione dell'energia elettrica e la gestione dei pubblici trasporti, quella che i Modenesi hanno conosciuto per un secolo come AMCM, cioè Azienda Municipalizzata del Comune di Modena. La rete viene trasformata da scartamento normale in scartamento ridotto (m. 1) per consentire un più facile passaggio delle vetture nelle strette strade del centro storico, e il 22 aprile 1912 si inaugura il primo tronco tranviario, quella che sarà la linea n. 5: Stazione ferroviaria - Via Farini - Piazzale Sant'Agostino - Viale Leoni (l'attuale Viale Jacopo Barozzi) - Via Giardini - Largo San Francesco - Corso Canalchiaro - Via Emilia - Via Farini - Stazione ferroviaria.

Il 1° maggio dello stesso anno viene inaugurato il secondo tratto: San Lazzaro - Piazzale Garibaldi - Centro (Piazza Torre) - Piazzale Sant'Agostino - Madonnina, e il 19 ottobre il percorso si completa con la linea Stazione ferroviaria - Via Paolo Ferrari - Viale Ciro Menotti - Via Emilia - Viale Storchi - Viale Cialdini - Viale Montecuccoli - Stazione ferroviaria, e con la linea Centro - Piazzale Garibaldi - Viale Carlo Sigonio - Piazzale San Francesco - Corso Canalchiaro - Centro.

E qui cominciano i guai.

I conti non tornano, e nel 1913 viene soppresso il percorso Viale Cialdini - Stazione ferroviaria, e nel 1914 quello su Viale Leoni: "Il bilancio preventivo del 1915 evidenzia le enormi passività del servizio trasporti tanto che i buoni margini attivi del servizio elettricità non riescono a coprire il disavanzo".

Del resto quando nel 1981 Davide Damiani pubblica il volume I tram a Modena e la loro storia per conto della AMCM annota in via ufficiale: "Ancora oggi i disavanzi del servizio trasporti vengono compensati, solo in parte, dagli utili derivanti dalla distribuzione dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua".

Nel 1936 le linee tranviarie suburbane troppo passive vengono trasformate in autolinee.

La guerra dà il colpo di grazia: alcuni autobus vengono requisiti; i pochi superstiti funzionano poche ore al giorno, e nel 1944 tutti i servizi di trasporto pubblico urbano cessano di funzionare. Bisognerà attendere la fine della guerra per rivedere i tram e gli autobus: di questi ne erano rimasti solo due, e ne vennero acquistati due altri, relitti rabberciati alla meglio. La grande innovazione avverrà nel 1950, quando il servizio tranviario e parte di quello automobilistico verrà trasformato in filoviario. Una bella immagine del gennaio di quell'anno ci mostra in Piazza Torre il cambio della guardia tra un vecchio autobus FIAT 635 e un nuovo filobus FIAT 668/112.

Non c'erano più le mura, ma era una città ostaggio dei passaggi a livello. A nord il cavalcavia che porta alla zona industriale della Sacca verrà inaugurato negli anni Trenta, ma alla Crocetta bisognerà attendere il dopoguerra; anche chi doveva raggiungere la Madonnina attese un cavalcavia fino al dopoguerra.

A est invece la Stazione Piccola ancora in Viale Reiter chiudeva al traffico addirittura Largo Garibaldi. Più tardi condizionerà il traffico sulla Via Emilia, fino a che nel 1964 non verrà chiusa la ferrovia per Mirandola. Si progettò un collegamento ferroviario Modena-Lucca lungo la valle del fiume Secchia, ma già nel 1925 si interruppero i lavori (e nel 1938 fu dismesso l'intero progetto). Nel tratto Maranello-Pavullo, lungo circa 32 km, vennero costruite 5 gallerie (alcune ancora esistenti), diversi ponti e numerosi fabbricati, tra cui una ventina di caselli, le stazioni di Serramazzoni e Pavullo, le fermate di San Venanzio, Montagnana, Montardone, Casa Bartolacelli e Fondaccia. Furono le corriere invece ad assicurare i collegamenti tra la città e la montagna arrancando sui tornanti lungo strade non asfaltate. L'impresa "Macchia" ancora nel dopoguerra aveva il monopolio del trasporto nella sua sede di Pavullo.