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Modenesi, tutti in piazza: cerimonie, adunate e comizi di un secolo fa

Modenesi, tutti in piazza: cerimonie, adunate e comizi di un secolo fa

"C'era una volta a Modena":  storie di manifestazioni e di tradizioni che in passato animavano la città

I Modenesi al sabato affollano il centro, si incontrano, guardano le vetrine dei negozi, fanno acquisti, vanno sotto il Portico del Collegio "a fare una vasca". Una folla variopinta, con moltissimi giovani provenienti anche da fuori Modena.


Un tempo era il lunedì il giorno di folla in centro. Era giorno di mercato, e un mare di cappelli, e di tabarri d'inverno, riempiva Via Scudari, Via Castellaro, i portici del Palazzo Comunale e Piazza Grande.
Mezzadri, mediatori, commercianti di granaglie, di maiali e di bovini discutevano di prezzi delle merci, di acquisti e vendite, suggellate spesso da una semplice stretta di mano. Fu infatti a piano terra del Palazzo, dove ora trova posto il "Caffè Concerto", che nel 1939 si realizzò un luogo coperto destinato alla contrattazione delle merci, con un progetto redatto da Gaetano Malaguti, ottenuto con lo sgombero e la rimozione delle botteghe ottocentesche esistenti e lo sventramento delle numerose divisioni interne per realizzare percorsi di collegamento con Via Scudari e Via Castellaro. Sono ancora in parte visibili l'apparato iconografico rappresentante simboli fascisti realizzato da Benito Boccolari e i busti e bassorilievi realizzati da Dante Zamboni, che raffigurano scene che esaltano i valori della vita rurale.


Quando nel 1951 fu inaugurato il nuovo Mercato bestiame della Sacca, le contrattazioni cambiarono pian piano luogo e i locali furono riconvertiti fino agli anni Sessanta a sede della TIMO (Telefoni Italia Medio Orientale).
Le signore andavano invece al mercato di "zavai" che si distendeva tra Via Sgarzeria, Corso Cavour e Viale Achille Fontanelli, e poi raggiungevano il mercato di Via Albinelli, con tante chiacchiere, tante notizie, tanti pettegolezzi: era uno scambiarsi informazioni. Lì capitava di incontrare "la Bella Romanina", una signora piccola con un largo cappello a fiori che camminava suonando la chitarra e cantando "Lasciatela passare la bella Romanina". Tutti le davano una moneta (la incontrai a Parigi negli anni Sessanta!).
 

La domenica i Modenesi andavano al "Braglia", e nel dopoguerra, uscendo dallo stadio, prima di incontrare le consorti per andare al cinema, controllavano sulle lavagne appese fuori dai bar i risultati delle partite scritti con il gesso: la speranza era di aver realizzato un "12" alla SISAL (solo nel 1948 cominciò a chiamarsi Totocalcio e solo dal 1950 tutti confidavano in un "13").

Anche le signore qualche volta andavano allo stadio. Negli anni Novanta portai in tribuna mia suocera a vedere una delle ultime partite del campionato (era nata nel 1913; era una grande appassionata di calcio, tifava per il Modena e per il Milan, il suo idolo era Rivera: passava le domeniche pomeriggio a dipingere e ad ascoltare "Tutto il calcio minuto per minuto"). Fu una grande delusione: il Modena perse clamorosamente.

La borghesia andava invece ad assistere alle corse al trotto al vecchio ippodromo o alla cerimonia del Mak P 100.

In aprile la Fiera era affollatissima, perché arrivavano i "baracconi", con il "calcinculo" e l'autoscontro.

Nel dopoguerra i ragazzi andavano al "Grand'Italia", e d'estate nel Parco al "Lido Park" o al "Bar Elio".

Ma è sempre stata Piazza Grande il luogo di raduno dei Modenesi, fin dal Medioevo.

La fiera di Sant'Antonio, e ancor più quella di San Geminiano, l'hanno sempre riempita di bancarelle, con i Modenesi a spingersi l'un l'altro. Qui si teneva il giorno di San Geminiano la tombola dei Patronatini, che con pantaloni "alla zuava" e una mantella nera andavano per le case a vendere le cartelle.

Qui arriva per Carnevale la Famiglia Pavironica, con Sandrone, la Pulonia e Sgorghiguelo, per lo "sproloquio" dal balcone del Palazzo Comunale, per moltissimi anni preparato da Bruno Urbini e Ugo Preti.

Piazza Grande è anche il luogo dove convivono la Chiesa e lo Stato.

Qui nel 1913 e nel 1948 si tennero due Congressi Eucaristici con grande folla. Qui entrò in carica in processione nel 1926 l'arcivescovo Giuseppe Bussolari, e qui si svolsero i suoi funerali nel 1939. Qui si svolsero anche nel 1956 i funerali dell'arcivescovo Cesare Boccoleri.

Qui celebrò messa nel giugno del 1988 Giovanni Paolo II, 131 anni dopo l'ultima visita di un papa a Modena, Pio IX. Come scriveva la "Gazzetta" in quei giorni, "a fare gli onori di casa è il sindaco Alfonsina Rinaldi (Pci) che con un discorso certosino mette insieme l'onore della città e la maestà del Duomo romanico, i tesori della fede e i sacrifici di una libertà recente testimoniate dalle foto delle vittime partigiane a pochi metri dal palco".

Durante il Fascismo le adunate in Piazza erano oceaniche, quasi obbligatorie, come accadde ad esempio il 10 giugno 1940 quando Mussolini annunciò per radio la dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra.

Negli anni precedenti la guerra si commemorava la Marcia su Roma o l'anniversario della fondazione dei Fasci, utilizzando talvolta Piazza Roma (lì fu accolto il Duce nella sua visita a Modena il 16 settembre 1939 da una folla festante), ma dopo l'8 settembre 1943 gli assembramenti erano vietati.

La ripresa della vita politica tornò a riempire la Piazza, con i discorsi dei segretari di partito, lì o in Piazza Matteotti. I Modenesi attorno alla Preda Ringadora attendevano in fitti capannelli i risultati delle elezioni, scritti a mano su grandi tabelloni.

Lì arrivavano i cortei dei lavoratori durante le dure lotte sindacali del dopoguerra, all’epoca dei licenziamenti alla Fiat o dopo l'eccidio delle Fonderie Riunite.

La Piazza vide anche le manifestazioni studentesche nei primi anni Settanta, e una folla enorme per il rapimento di Aldo Moro, una Piazza che si riempì di nuovo l'8 settembre 2007 per il funerale di Luciano Pavarotti, con il Presidente del Consiglio e le Frecce Tricolori ad accompagnare l'uscita del feretro dalla Cattedrale.

Ma la Piazza ha visto anche Giuseppe Panini raccontare la sua amata Modena attraverso la proiezione delle fotografie da lui appassionatamente raccolte, Dario Fo celebrare "Il Tempio degli uomini liberi" accanto al Duomo nell’estate del 2004, Francesco Guccini festeggiare i 70 anni con un applauditissimo concerto il 30 giugno 2010 nella sua città natale, e folle attentissime ad ascoltare le conferenze durante il Festival della Filosofia.

Tutte le mattine la Piazza continua a ospitare gruppetti di persone di una certa età, che si incontrano per scambiare due chiacchiere, per commerciare in orologi o monete, Modenesi che d'estate stanno all'ombra del portico della banca, e d'inverno seguono il sole nel suo lento spostarsi verso il Duomo.

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