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C'era una volta... Così Modena perse le Mura e cambiò volto

L’abbattimento dei bastioni fu una scelta che sollevò molti dubbi. Rolando Bussi racconta la storia delle Mura, da fortificazione a "passeggiata" dei modenesi.

MODENA. Modena nel Medioevo, come tutte le città, era protetta da fossati e da mura, che in realtà erano deboli steccati. Come ci racconta infatti all'anno 1306 il cronista Bonifacio Morano, "in quell'anno ci fu un gelo così grande che il ghiaccio sia dei fiumi che delle fosse e delle valli era così spesso che gli uomini a piedi e a cavallo e con i carri vi andavano sopra come sopra la terraferma, tanto che, diffusasi la notizia dell'esultanza e dell'espulsione delle genti del marchese Azzo ...

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MODENA. Modena nel Medioevo, come tutte le città, era protetta da fossati e da mura, che in realtà erano deboli steccati. Come ci racconta infatti all'anno 1306 il cronista Bonifacio Morano, "in quell'anno ci fu un gelo così grande che il ghiaccio sia dei fiumi che delle fosse e delle valli era così spesso che gli uomini a piedi e a cavallo e con i carri vi andavano sopra come sopra la terraferma, tanto che, diffusasi la notizia dell'esultanza e dell'espulsione delle genti del marchese Azzo d'Este, uomini e persone dei borghi della città e delle ville vicine di giorno e di notte entrarono nella città sopra il ghiaccio delle fosse, gettando a terra ovunque il palancato della città. Andarono sia contadini che cittadini ignoranti al Palazzo del Comune, e spinti dal furore strapparono e portarono via i libri delle cause sia civili che penali e i libri dei Memoriali con grande danno di ogni persona, anche se a loro non sembrava.

Quando Modena aveva le Mura / 1

Lacerarono dappertutto in piazza anche i libri segreti dei notai esistenti nel Palazzo nei suoi scrigni; facendo in quell'anno cose puerili e stolte, che non sono scritte in questo libro per il fastidio di chi scrive e detta". In seguito le mura verranno rinforzate, con le quattro porte custodite giorno e notte. A metà del Cinquecento inizierà la costruzione di quelle che saranno le ultime mura della città, con un ambizioso ampliamento a nord sul modello dell'Addizione Erculea realizzata da Biagio Rossetti a Ferrara cinquant'anni prima per Ercole I. Tommasino Lancillotto nella sua Cronaca riferisce i continui commenti negativi dei cittadini per questa addizione: "el se teme che questo grandimento el serà de total ruina de Modena e Modenexo", "el pare le persone sieno deconsolate per la ruina che serà per l'ampliatione de Modena", ma i lavori procedettero, anche se molto lentamente.

Quando a Modena c'erano le Mura / 2

 

Polissena Pioppi, prima di diventare suor Lucia nel monastero di San Lorenzo, tiene un diario (era nata nel 1537), e nel 1546 annota: "Il dì 15 agosto la mia baila dal piazzale mi menò insieme con li miei due fratelli Giovanni Francesco et Matthio et le sue tre figliuole fuora della porta da Bologna ad uno cavamento, dove erano infinite ruote et molinelli et molte corde, dritto il convento di San Pietro, et gli dicevano un ballovardo, dove l'eccellente signor duca di Ferrara, con molti signori, pose la prima pietra del fondamento, sulla qual pietra il cognato della mia baila, che era capo de' muratori, ci mostrò il moto che contenevasi su detta pietra 1546. HER. II. DUX. FER. MUT. REG. IIII, CARNUTUM. I. Su la qual pietra il signor duca pose certe belle monete grande d'argento. Et il cognato della mia baila fu il primo a murargli sopra seguitando tutti gli altri muratori, et la mia baila si pagò la festa a tutti".

Quando a Modena c'erano le Mura / 3

A partire dal 1578 si cominciarono a costruire le nuove abitazioni, partendo da Via Terranova (l'attuale Corso Cavour), e successivamente si trasformò l'attuale Corso Vittorio Emanuele II in un'arteria urbana, al centro della quale si trovava il porto della città, con la darsena del Naviglio. Fu interrato nel 1858, in concomitanza con i lavori di costruzione della stazione e della ferrovia (la ferrovia giunse a Modena il 4 maggio 1860).

La Cittadella fortificata di Modena venne costruita per volere di Francesco l nella prima metà del XVII secolo nella zona a nord-ovest ai margini della città storica, una fortezza pentagonale (con lati di 310 metri circa ognuno) circondata da possenti mura difensive, di cui sopravvive soltanto la porta di ingresso. Una mappa del 1670 conservata presso l'Archivio di Stato di Modena ci mostra la Cittadella fortificata con i cinque bastioni, all'esterno della quale si apriva la "Piazza d'armi", quasi una cerniera con il tessuto urbano. Non più adeguata alle nuove tecniche militari, subì profonde modifiche verso la fine del XVIII secolo. Nel 1775 si rese praticabile per le carrozze la strada che congiungeva la Cittadella con la città rompendone quindi l'isolamento fisico e simbolico. Nei primi mesi del 1782 Ercole III fece demolire il bastione sud per integrare meglio il complesso militare con la Piazza d'armi e quindi con la città; fece abbassare i quattro bastioni rimasti, vennero appianati i terrapieni e gli spalti includendo così il perimetro della Cittadella nel percorso del pubblico passeggio sulle mura urbane.

Quando i Francesi arrivarono a Modena tutta l'area della Cittadella riassunse il suo primario ruolo difensivo, e già nel 1796 all'indomani della partenza del duca cominciarono i lavori per isolare nuovamente la fortezza dal resto della città, attraverso l'interruzione dei viali di accesso. Qui nel 1831 furono giustiziati Ciro Menotti e Vincenzo Borelli; l'anno successivo Francesco IV consolidò le fortificazioni della Cittadella e la restaurò nelle parti distrutte. Dopo il 1860 la trasformazione funzionale dello spazio di rispetto della zona militare avviò per sempre il processo di dissolvimento del ruolo e della funzione della Cittadella.

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Ma se questo fu il destino della fortificazione estense, le mura di Modena avevano perso ormai da moltissimo tempo il loro ruolo militare, trasformate in luogo di passeggio per i Modenesi, ma ancora con le porte che custodivano la cinta daziaria.

Le premesse per l'abbattimento delle mura si erano avute nel 1859, con l'arrivo della ferrovia e la sostituzione di Porta Castello con la Barriera Vittorio Emanuele. Ma a partire dal 1882 e fino al 1920 circa tutte le mura scomparvero. Chi voglia seguirne passo passo le vicende deve assolutamente leggere Modena scomparsa. L'abbattimento delle mura, che Giordano Bertuzzi pubblicò nel 1990. Noi ci limiteremo qui a una breve sintesi. Le immagini riprodotte parleranno da sole.

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Nel febbraio del 1882 il Consiglio Comunale aveva all'ordine del giorno "Lavori di sistemazione dell'ingresso in città per Porta Bologna". Si stava infatti progettando la costruzione della ferrovia Modena-Sassuolo-Mirandola, entrata in funzione il 1° aprile 1883: la stazione era collocata tra quelli che oggi sono Viale Reiter e Via Borelli. Si parlò in quella sede di tre possibili progetti: "il primo è quello di sostituire all'intera porta attuale una travata o cavalcavia in ferro, che assicurerebbe alla passeggiata delle mura la sua continuità … ; l'altro progetto si è quello della costruzione di una barriera in avanzata, che interromperebbe la continuità delle mura, quale si ha attualmente, mantenendole però sempre in diretta comunicazione per mezzo di due facili declivi o rampe". Fu scelto un terzo progetto, che avrebbe portato alla demolizione delle mura fino al Baluardo San Giovanni, con la costruzione di un largo viale da Porta Bologna al Giardino e da questo a Corso Vittorio Emanuele. Il 1° settembre Porta Bologna era già demolita ed erano iniziati i lavori di abbattimento delle mura. "Scompariva davvero nella sua materialità strutturale la Modena di Antico Regime, quella che aveva le caratteristiche che ancora la grande Enciclopédie degli Illuministi considerava tipico di ogni città", come scriveva il grande storico modenese Albano Biondi nell'Introduzione a una Guida di Modena di recente ripubblicata.

Il progresso incalzava, la città doveva espandersi e le mura costituivano uno ostacolo. Avevano buon gioco le condizioni sanitarie della città ("si lamentano ancora le dolorose condizioni di molti dei vecchi quartieri e il triste primato della maggior mortalità fra le città italiane … dove l'infanzia cresce ammuffita e scrofolosa nelle case malsane e nelle contrade ristrette della sua parte più antica"), e il bisogno di lavoro di masse di operai, soprattutto dopo la fine della Prima guerra mondiale.

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Nel febbraio 1919 si decise l'abbattimento delle mura dal Palazzo dei Musei a San Francesco, e da lì a Porta Saragozza: "Forti masse di operai e specialmente reduci dal fronte fanno ressa agli Uffici tecnico e del lavoro per ottenere di essere occupati nelle opere iniziate d'urgenza, sì che non sarebbe possibile, per manifeste ragioni di ordine pubblico, limitare l'abbattimento delle mura al solo tratto dapprima deliberato fra il baluardo di S. Pietro e la Porta Saragozza".

Oggi consideriamo una grave perdita culturale la demolizione delle mura, e molti tra Ottocento e Novecento si opposero alla scomparsa della "passeggiata".

Così don Antonio Rabetti, iniziando la sua Modena d'una volta nel 1936, ricordava quel periodo: "Il burattinaio Guglielmo Preti, poco tempo prima di morire … parlando della Modena del '900, espresse così il suo giudizio: Modena, adesso, è più bella, ma non è quella di 20 anni fa. Le mura la delimitavano nettamente … la serravano come di notte si chiude una casa; la vita dei cittadini si svolgeva tra la passeggiata delle mura e quella del circondario … La febbre moderna di rinnovare ha cambiato, ha abbattuto, ha spostato, ha dato aria … Questo cambiamento è un bene? È un male? Noi vecchi non sappiamo dare un giudizio sicuro … I cambiamenti, però, hanno questo grande torto: di avere "standardizzata" la nostra città, che invece del nome di Modena potrebbe portarne un altro qualunque".